Brāhma Samāj

(Società di Brahman). Importante movimento religioso riformista sorto in India nella prima metà del sec. XIX a opera di Ramamohana Rai (Rammohan Roy; 1772-1833). Il Brāhma Samāj rispondeva all'esigenza, specialmente sentita dalle classi colte, di far rivivere la cultura indiana in senso occidentale: un modo per togliere l'India dalla condizione d'inferiorità in cui la teneva il colonialismo britannico. In una prima fase del movimento, pur proclamando un ritorno alla purezza della religione vedica, si limitava a imitare il cristianesimo: organizzazione ecclesiastica, servizi divini (con sermone fondato sulla lettura delle Upaniṣad, anziché del Vangelo), ecc. In una seconda fase, sotto la conduzione di Debendranath Tagore (1818-1905), si rivolse a un reale studio dei Veda, dal quale scaturì una sorta di teismo (ossia il riconoscimento di un Dio universale prescindendo dalle diverse “rivelazioni”), con l'intento di conciliare il politeismo vedico (le cui divinità vennero interpretate in chiave simbolica) col monoteismo occidentale. L'occidentalismo del movimento si radicalizza con Keshab Chandra Sen (1838-1884), nuovo leader, il quale ripudia ogni tradizione induistica (e, tra l'altro, la concezione delle caste) che non sia riducibile a un puro teismo. Tale radicalizzazione non piace a Debendranath Tagore, che, con alcuni suoi fedeli, si separa e fonda nel 1866 l'Adi Samāj (il Samāj Originario). In un'ultima fase, tuttavia, il Brāhma Samāj riammette il ritualismo – sotto lo stesso Sen, ora influenzato dalle teorie di Ramaṛṣṇa Paramhamsa (1834-1886) per il quale tutte le religioni sono vere e valide – e vi si accolgono non soltanto riti tradizionali induisti, ma addirittura riti cristiani come lo stesso battesimo, in una forma di eclettismo molto aperta.

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