Upaniṣad

testi di speculazione religiosa nella tradizione dell'India. Le più antiche Upaniṣad risalgono al sec. VI a. C. e continuano la tarda speculazione brahmanica che aveva assunto un carattere esoterico o “misterico”. Lo stesso termine Upaniṣad, che significava originariamente “lezione” (impartita da un maestro brahmano; il termine indica propriamente il "sedere accanto" per l'ascolto), prese col tempo un valore riducibile al nostro concetto di “iniziazione misterica”; ciò si spiega col fatto che si attribuiva alla partecipazione delle verità scoperte dai maestri una specifica funzione soteriologica. La salvezza è fondamentalmente intesa come “liberazione” (moksha) dalla multiformità del divenire (che comprende anche la morte e le rinascite), mediante la scoperta e il raggiungimento di una condizione in cui si sperimenta l'unicità e la totalità dell'essere. La speculazione upaniṣadica da un lato conchiude il pensiero religioso indiano che ha trovato nei Veda la sua prima espressione, dall'altro vanifica il politeismo vedico aprendo la via a nuove forme di religione (un enoteismo di tipo salvifico in contrapposizione alla precedente religione etnica). Comunque costituisce un filo conduttore, da un punto di vista formale (nomi divini, terminologia religiosa ecc.) che riallaccia ogni espressione religiosa da essa dipendente alla più antica tradizione vedica. Onde, conclusa la parentesi “eterodossa” buddhista (resa possibile dalla stessa speculazione upanisadica), le Upaniṣad contribuirono alla formazione della nuova “ortodossia” politeistica cui si dà il nome d'induismo.

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