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Colobraro

comune in provincia di Matera (99 km), 630 m s.m., 65,91 km², 1535 ab. (colobraresi), patrono: san Nicola (24 maggio).

Centro dell'Appennino Lucano, alla sinistra del fiume Sinni. Ebbe origine dal cenobio basiliano di Santa Maria di Cironofrio, cui appartenne fino al sec. XII. In seguito passò al conte Bertaino di Andria, poi ad altri signori tra cui i Sanseverino di Tricarico (1315), i Pignatelli e i Carafa.§ Dominano l'abitato, disposto su un ripido pendio, i ruderi del castello e il santuario della grotta di Praia degli Schiavoni. La parrocchiale è del sec. XII (più volte rimaneggiata); l'attigua cappella dell'Icona custodisce un trittico trecentesco. Nella chiesa dei Francescani sono altari marmorei policromi.§ L'economia si basa sull'agricoltura (olive, uva, agrumi, foraggi, ortaggi) e l'allevamento (ovini, caprini, bovini, suini). Operano aziende artigianali della lavorazione del legno.

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