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Basilicata

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regione dell'Italia meridionale, 9995 km², 591.001 ab. (stima 2007), 59 ab./km², capoluogo di regione: Potenza. Comuni: 131. Province: Matera, Potenza. Confini: Puglia (NNE), mar Ionio (SE), Calabria (S), mar Tirreno (SW), Campania (W); complessivamente 62,2 km di costa.

Generalità

Fino al 1927 (quando venne istituita la provincia di Matera) la Basilicata coincideva con la sola provincia di Potenza. Incuneata tra Puglia, Campania e Calabria, la regione si affaccia sia sullo Ionio, con l'ampia piana di Metaponto, sia sul Tirreno, dove le falde dell'Appennino Lucano originano una costa rocciosa, interrotta da spiagge isolate. Pur essendo nel cuore geografico del Mezzogiorno, è stata per tutta la sua storia (dalla Magna Grecia in poi) una regione isolata e remota, priva di centri urbani consistenti (all'Unità d'Italia Potenza aveva solo 16.000 abitanti), con una grande maggioranza di popolazione agricola poverissima, affiancata da pochi proprietari e latifondisti agiati. Ancora nella prima metà del sec. XX le condizioni di vita erano piuttosto primitive, come è efficacemente descritto nel romanzo Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi. Nel dopoguerra, nello spazio di una generazione, tutto è cambiato: la riforma agraria, l'intervento della Cassa per il Mezzogiorno, lo sviluppo generale del Paese, che si è riversato indirettamente (attraverso investimenti, pensioni, impieghi pubblici) anche sulla regione, hanno molto migliorato il tenore di vita.All'inizio del sec. XXI la Basilicata è ancora una delle regioni italiane più povere, ma il suo dinamismo economico, favorito anche dalla mancanza di drammatici problemi di congestione urbana e dal mantenimento di una buona coesione sociale, è maggiore di quello delle aree vicine, come la Calabria, e ha innescato dagli anni Ottanta del Novecento un promettente processo di sviluppo.Il nome della Basilicata, di origine greca (da basilikós, funzionario bizantino), è indicato in un documento della metà del sec. XII ed è poi rimasto sempre immutato, a eccezione di alcune brevi parentesi nel 1799 e nel 1820 e nel periodo tra il 1932 e il 1947, quando fu sostituito dalla denominazione Lucania, che oggi rimanda al sistema montuoso che l'attraversa (cioè l'Appennino Lucano) e, storicamente, ai suoi abitanti.

Territorio: morfologia

Se si esclude la stretta pianura costiera affacciata sul golfo di Taranto, la regione si presenta interamente montuosa, frammentata in una serie complessa di gruppi con vette superiori anche ai 2000 m (2248 m per il massiccio del Pollino, al confine con la Calabria; 2005 m per il monte del Papa, massima cima del gruppo del monte Sirino, in prossimità del confine con la Campania) e orientamenti differenti, intervallati da profonde valli solcate da fiumi dalla scarsa pendenza e fino alla metà del sec. XX interessate dalla malaria. Nella parte settentrionale della regione sorge isolato il massiccio vulcanico del Vulture (1326 m). L'Appennino Lucano è separato dalle alteterre preappenniniche delle Murge dalla Fossa Bradanica, profonda fossa tettonica incisa dal solco Basentello-Bradano e parzialmente colmata da sedimenti fluviali. Dal punto di vista geologico la Basilicata vede una predominanza di rocce tenere, come argille, marne e arenarie, che, private della loro copertura forestale soprattutto durante i grandi diboscamenti dell'Ottocento, sono diventate facile preda dell'erosione, creando in più punti un desolato paesaggio di frane e di calanchi. Solo la dorsale principale appenninica appare meno fragile, grazie alla presenza di rocce calcaree più compatte.Le acque della regione tributano in massima parte al mar Ionio tramite il Bradano, il Basento, il Cavone, l'Agri e il Sinni, che, entro valli parallele, scendono al golfo di Taranto con un corso orientato generalmente da NW a SE. Il loro regime è torrentizio e difficile da controllare; gli alvei molto larghi sono ricoperti da masse ingenti di detriti grossolani, trascinati a valle da piene violente e improvvise. Tramite l'Ofanto l'intera area settentrionale della Basilicata tributa all'Adriatico, mentre la fascia occidentale manda le sue acque al Platano e al Noce, che scendono al Tirreno.

Territorio: clima

La Basilicata ha caratteristiche climatiche che la distinguono dal resto del Mezzogiorno, a causa della minore influenza del mare e della presenza dei rilievi. Nelle parti più elevate e interne della regione il clima è di tipo montano, mentre nelle aree costiere prevalgono condizioni climatiche mediterranee. Le estati sono ovunque calde, finanche ai 40 °C e più, ma gli inverni possono essere molto rigidi; per esempio, a Potenza, posta a 819 m s.m., si sono registrate temperature minime fino a -15 °C.Le precipitazioni presentano valori molto bassi nella fascia murgiana, nella valle del Bradano e nella pianura costiera ionica, mentre aumentano procedendo verso SW per raggiungere valori elevati solo nell'estremo settore sudoccidentale; a Potenza cadono ca. 800 mm annui di pioggia. Le precipitazioni nevose sono frequenti nella fascia appenninica più elevata.

Territorio: demografia

Terra montuosa e priva di grandi centri urbani, la Basilicata ha sempre avuto uno scarso popolamento, tanto da essere ancora la regione meno densamente abitata d'Italia dopo la Valle d'Aosta. Duramente colpita dall'emigrazione (tanto che la popolazione diminuì in assoluto fra il 1881 e il 1911 e fra il 1961 e il 1971, malgrado l'elevato tasso di natalità), la Basilicata ha una popolazione che non supera del 20% quella del 1861, mentre nello stesso periodo la popolazione complessiva dell'Italia (nei confini attuali) è raddoppiata.Ancora nell'ultimo decennio del Novecento la popolazione lucana ha fatto registrare una lieve diminuzione, da imputare principalmente al saldo migratorio; infatti, il saldo naturale si mantiene leggermente positivo. Perdura, inoltre, la tendenza alla divaricazione fra centri con popolazione superiore ai 5000 abitanti, che manifestano una maggiore vitalità e talora una sensibile crescita, e i centri minori, che subiscono un ulteriore spopolamento, in particolare in provincia di Potenza. La regione ospita una percentuale decisamente bassa di stranieri (nel 2002 era lo 0,5% della popolazione residente), a paragone dei valori delle altre regioni d'Italia.In cinque comuni della provincia di Potenza (Barile, Ginestra e Maschito, nella zona del Vulture, San Costantino Albanese e San Paolo Albanese, ai piedi del Pollino) si stanziarono nei sec. XVI-XVII colonie albanesi; un dialetto albanese vi è ancora parlato da buona parte della popolazione.

Territorio: struttura urbana e vie di comunicazione

La regione non ha mai conosciuto una polarizzazione verso un centro urbano dominante, ostacolata dall'arretratezza della struttura economica e dalle difficoltà dei collegamenti. Nonostante numerosi elementi di fragilità ancora presenti, specie nelle aree più interne e marginali, emergono anche sintomi positivi di una nuova organizzazione territoriale, fondata sul consolidamento (almeno in alcune aree) dell'armatura urbana che, pur non ancora unitaria, vede emergere, oltre ai subsistemi connessi ai capoluoghi di provincia, i distretti del Vulture, con il quadrilatero Lavello-Melfi-Rionero-Venosa; del versante tirrenico, con lauria, Lagonegro e il centro turistico di Maratea; del medio-alto Sinni, intorno a Senise; dell'alto Agri, intorno a Moliterno, come effetto indotto dalle grandi opere pubbliche per la realizzazione dell'invaso del Pertusillo; delle basse valli del Bradano e del Basento, aperte sulla piana di Metaponto, dove, accanto a centri industriali in fase di lunga crisi (Ferrandina, Pisticci), emergono centri agricoli e commerciali (Policoro, Bernalda) fortemente dinamici.La viabilità registra un'inadeguata rete intercomunale; infatti, le vie di comunicazione sono poche e disagevoli. Solo Potenza gode di buoni collegamenti (innesto sull'autostrada Napoli-Reggio di Calabria, A3; SS 407 Basentana, che unendosi alla SS 106 Jonica conduce al golfo di Taranto). La rete ferroviaria è scarsamente efficiente e appare in ampi tratti superata; la regione, inoltre, è priva di porti e aeroporti.

Territorio: ambiente

La mancanza di grandi poli urbani, lo scarso popolamento e il ridotto sviluppo industriale, se da un lato hanno pesantemente condizionato l'economia, hanno avuto dall'altro almeno una ricaduta positiva: il paesaggio naturale della Basilicata risulta fra i meglio conservati e fra i più ricchi di specie vegetali ed endemismi.La scarsa coerenza dei terreni, formati da un substrato di rocce calcaree ricoperte da argille, arenarie e sabbie, risulta essere l'aspetto più problematico della montagna lucana; infatti, i terreni sono ovunque facilmente soggetti all'erosione e al dilavamento, soprattutto in seguito a un selvaggio diboscamento che ha creato dissesti gravissimi. Così la Basilicata è la regione con il primato di maggiori superfici soggette a frane. Anche il grado di sismicità è elevato. Le aree protette coprono un'area pari al 12,5% di quella regionale, segnalandosi con questo fra le più estese d'Italia e fra le più significative come presenze faunistiche.Nei confini regionali è presente il Parco Nazionale del Pollino, diviso con la Calabria; oltre ai parchi regionali vi sono numerose riserve naturali statali. Fra i parchi regionali, il Parco delle Chiese Rupestri del Materano è volto alla tutela dei Sassi di Matera, inseriti dall'UNESCO nell'elenco dei siti patrimonio dell'umanità, e delle chiese scavate nella roccia, disseminate nella zona circostante. Si presenta come un ambiente incontaminato, caratterizzato da estese pietraie e scoscesi strapiombi. In realtà, questa accidentata orografia nasconde una ricchezza storica e naturalistica sorprendente; infatti, nel parco sono presenti numerose grotte, insediamenti monastici rupestri e insediamenti preistorici.Interessa entrambe le province di Matera e Potenza il Parco Regionale Gallipoli Cognato-Piccole Dolomiti Lucane, che protegge un'ampia area posta al centro del territorio regionale; presenta importanti valori naturalistici, storici ed etno-antropologici, fra i quali la foresta di Gallipoli Cognato, in cui si trovano resti della fortificazione della città lucana edificata fra i sec. VI e IV a. C sulla sommità del monte la Croccia, ed estesi boschi con imponenti esemplari di cerro, su cui svettano le fantastiche cuspidi di rocce di arenaria dalle forme bizzarre, caratteristiche delle Piccole Dolomiti Lucane.Data la conformazione morfologica del territorio, numerose sono le comunità montane che vi sono state istituite. Interessante, tra le altre, l'esperienza della Comunità Montana Melandro, che ha intrapreso iniziative culturali e commerciali con paesi stranieri, soprattutto l'Irlanda; sono infatti in via di sviluppo accordi di cooperazione, come creazione di imprese miste relative a prodotti agroalimentari e scambi nell'ambito dell'istruzione, del turismo e della tradizione.

Economia: generalità

La morfologia del territorio lucano, la povertà delle risorse naturali, le eredità del latifondismo, la scarsa iniziativa in campo industriale e l'organizzazione territoriale basata su centri piccoli e isolati sono tutti fattori che spiegano la condizione di svantaggio della Basilicata, che è una delle regioni più povere del Paese. Infatti, ha un reddito pro capite fra i minori in Italia e il tasso di disoccupazione resta elevato, ben al di sopra della media nazionale. Dalla fine degli anni Ottanta del Novecento, tuttavia, la regione sembra avere faticosamente imboccato la strada di uno sviluppo lento ma equilibrato, rispettoso dell'ambiente e favorito anche da una più attenta e attiva politica economica dell'Ente Regione.

Economia: agricoltura e allevamento

Il settore agricolo impiega il 10,3% dei lavoratori lucani, la percentuale più alta d'Italia dopo quella calabrese. I condizionamenti esercitati dalla montuosità del territorio, dalla sua scarsa fertilità e dall'irregolarità delle precipitazioni non permettono, se non in aree limitate, l'impianto di colture di pregio. Dagli anni Cinquanta del Novecento sono stati numerosi gli interventi per favorire l'incremento della meccanizzazione e della concimazione chimica, e per migliorare una generale situazione di arretratezza, in parte risanata anche attraverso la riforma fondiaria, l'assegnazione di migliaia di case sparse e di terre ai braccianti, le bonifiche e le irrigazioni di vasti comprensori (grazie allo sbarramento del Bradano e di altri fiumi). Ma lo sviluppo delle attività agricole è penalizzato, anche, dalla limitata presenza di strutture di commercializzazione e di organizzazioni cooperativistiche. Le aree agricole sono piuttosto differenziate per caratteristiche produttive: privilegiate risultano le valli dell'Agri, nel suo medio corso, e dell'Ofanto, oltre alla piana di Metaponto, utilizzata da un'orticoltura specializzata e intensiva, anche in serra, grazie alla quale si è decuplicata la produzione di pomodori.Le colture più estese sono quelle del frumento, seguito da altri cereali che, in buona parte, costituiscono materia prima per l'industria alimentare lucana (avena, orzo, mais), e delle patate; abbastanza diffusi sono la vite (uva da vino), l'olivo, presente nelle aree collinari, e gli agrumi, nelle piane ioniche. Un certo incremento hanno registrato alcune colture industriali, in particolare la barbabietola da zucchero (che ha superato per estensione la tradizionale coltura della patata), il tabacco, gli ortaggi e gli alberi da frutto. Una discreta importanza ha l'allevamento, quasi esclusivamente ovino, che consente la produzione di pregiati formaggi (come il famoso pecorino lucano). Dopo decenni di diboscamento, il bosco ha ricominciato a espandersi, dapprima nelle aree marginali e più impervie, anche se non c'è ancora una precisa strategia di valorizzazione di questa risorsa in funzione produttiva.

Economia: industria

I giacimenti di petrolio di Pisticci e Ferrandina, nella bassa valle del Basento, che al momento della loro scoperta negli anni Cinquanta del Novecento avevano destato molte speranze per lo sviluppo economico della regione, non sono riusciti in realtà a innescare un processo di crescita, al di là degli impianti petrolchimici installati in loco. La Basilicata è, comunque, fra le regioni italiane, una fra le prime produttrici di idrocarburi, grazie anche ai giacimenti scoperti successivamente nella valle dell'Agri.Scarsamente sviluppata è l'industria manifatturiera, anche se negli ultimi anni del sec. XX si sono avuti lievi segnali di ripresa. L'attività industriale prevalente resta, perciò, quella delle costruzioni edilizie, alimentata dalla forte richiesta di infrastrutture di base e di opere idrauliche.Rilevante è il ruolo di primo piano assunto nel settore del legno e dell'arredamento. Limitata è, invece, l'importanza dell'industria di trasformazione; in questo comparto, prevalgono la produzione alimentare, quella chimica (concentrata nella valle del Basento) e la lavorazione di minerali non metalliferi. Positiva è la localizzazione di industrie alimentari “esogene” (pastarie, lattiere, dolciarie), in particolare a Matera e nel Melfese. Da ricordare in modo particolare è la costruzione del grande stabilimento della FIAT a Melfi (1993), sia per i posti di lavoro creati direttamente sia per le possibilità di occupazione nell'indotto. Infatti, il complesso melfese ha compensato in parte le perdite massicce degli altri rami industriali, in particolare di quello chimico.

Economia: servizi

Dalla storica dipendenza dell'economia lucana dai finanziamenti pubblici è derivato, come in tutte le regioni del Mezzogiorno, un ampio sviluppo dei servizi nei settori a minore contenuto tecnologico, come la pubblica amministrazione e il piccolo commercio.Il patrimonio ambientale, naturalistico e storico-culturale è in via di valorizzazione; il movimento turistico, tuttavia, che subisce l'inconveniente della distanza dalle principali aree metropolitane, è ancora assai debole e legato, in massima parte, alle località balneari con permanenze brevi (meno di cinque giorni).Ancora piuttosto carenti sono le dotazioni sociali: i sistemi sanitari e scolastici presentano squilibri nella distribuzione territoriale. L'Università degli Studi della Basilicata, istituita nel 1982, con sede principale a Potenza, non offre in realtà tutte le facoltà che servono al territorio; anche il sistema dell'istruzione superiore in genere risulta limitato dal punto di vista dell'offerta.

Economia: distretti industriali

L'unico vero distretto industriale è quello interregionale di Matera, specializzato nella produzione di divani e poltrone. È situato nel triangolo formato da Matera e dalle città di Altamura e Santeramo in Colle, nella provincia di Bari. Il distretto, principale polo italiano nel settore del mobile imbottito, comprende non solo le imprese principali che assemblano e commercializzano il prodotto finito, ma anche numerose aziende minori subfornitrici di parti staccate.

Preistoria

Nella regione esistono numerosi rinvenimenti preistorici che attestano la presenza dell'uomo fin dal Paleolitico inferiore. Un manufatto litico isolato è stato rinvenuto a Irsina, al di sotto di uno strato contenente materiali vulcanici provenienti dalle più antiche eruzioni del Vulture, datate a ca. 800.000 anni fa. Numerosi siti sono noti nel bacino pleistocenico di Venosa. In località Loreto è stato messo in luce un livello di abitato tipologicamente attribuito al Tayaziano. Non lontano, in località Notarchirico, sono stati recentemente scavati undici livelli dell'Acheuleano medio, databili intorno a 350.000 anni fa. Un femore umano frammentario, attribuito a Homo erectus, è stato rinvenuto nel livello più recente. Numerosi altri siti di superficie (Castelluccio, Sanzaniello) hanno restituito materiali litici riferibili all'Acheuleano superiore e finale. Al Mesolitico appartengono alcune pitture rupestri, con figure antropomorfe e zoomorfe, scoperte in località Toppa li Sassi (Filiano). La civiltà neolitica è rappresentata da resti di abitati e sepolture in varie località presso Matera; dai rinvenimenti di Serra d'Alto prende nome un noto tipo di ceramica neolitica dipinta. Le ricerche in corso dalla fine degli anni Sessanta del Novecento a Toppo Daguzzo hanno permesso di acquisire importanti dati sulla fisionomia culturale della regione nel periodo compreso tra l'Eneolitico e la media Età del Bronzo. Alla fase finale dell'Età del Bronzo appartiene la necropoli a incinerazione di Timmari, nei pressi di Matera. Altri resti di necropoli appartengono all'avanzata Età del Ferro. Particolarmente interessanti sono le tombe scavate a Lavello, in contrada Casino, che mostrano l'esistenza, nel sec. VII a. C. di un'aristocrazia locale, dominata da capi guerrieri.

Storia

La regione, originariamente abitata dagli Enotri, fu poi colonizzata dai Greci, che nel sec. VII a. C. fondarono sulla costa diversi centri, tra cui Siris e Metaponto. Nel 433 a. C., accanto alla distrutta Siris, Thurii e Taranto fondarono Eraclea, che assunse particolare rilievo nel sec. IV, quando diventò sede della lega italiota creata da Taranto contro Bruzi e Lucani. Nel sec. V, questi ultimi cominciarono a esercitare una violenta pressione sulle colonie greche della costa ionica, conquistando Paestum, Pixunte e Lao. Nel 280 a. C., Eraclea fu scenario della battaglia tra Pirro e i Romani, e nel 212 a. C., confederata di Roma, venne occupata da Annibale. Durante le guerre puniche la regione subì gravi devastazioni e dopo la guerra sociale (90-88 a. C.) fu teatro delle guerre servili; già avviatasi verso il declino, con la riforma augustea fu inglobata assieme alla Calabria nella III regione. Dopo le invasioni visigote e ostrogote, il territorio lucano fu conteso tra Bizantini, insediatisi nelle penisole salentina e calabrese, e Longobardi, dai quali nel sec. VIII fu ripartito tra i ducati di Benevento e Salerno. Per molto tempo, il solo elemento territoriale unificante fu rappresentato dalle strutture diocesane e dalle comunità monastiche, in particolare quelle basiliane, che costruirono intorno ai monasteri casali e villaggi. Alla fine del sec. X nel turbolento panorama politico italiano si inserì la potenza normanna, che proprio da Melfi, eletta nel 1041 al rango di capitale, avviò la conquista del Mezzogiorno. Con i Normanni, Matera venne aggregata alla Terra d'Otranto, mentre il resto del territorio diede vita alla Basilicata. A differenza di quanto accadde in altre regioni, i Normanni non esercitarono particolari influenze sull'ordinamento amministrativo, né favorirono lo sviluppo della regione, la cui situazione migliorò nel sec. XIII con gli Svevi. Anche con la nuova casa regnante Melfi conservò un notevole ruolo politico e amministrativo e nel 1231 Federico II vi emanò le Constitutiones melfitanae. Con la discesa degli Angioini in Italia, la Basilicata divenne centro di aspri scontri; il tentativo di Manfredi di conservare il trono fu accompagnato da una rivolta contro i francesi, la cui reazione portò alla distruzione di Potenza e di molti altri centri. Ne seguì un lungo periodo di declino, che vide l'abbandono di decine di villaggi, la crisi della cultura e delle arti, l'esilio di gran parte degli intellettuali. Per due secoli la regione fu così esclusa dalla vivace circolazione di idee che caratterizzò il Mezzogiorno in quel periodo, mentre venne afflitta da lotte intestine e dinastiche alle quali era estranea. L'arrivo degli Aragonesi si accompagnò a un'intensa feudalizzazione, che concentrò le migliori terre nelle mani di poche famiglie baronali. Dopo la lunga stagione delle lotte franco-spagnole per il possesso del Meridione, nel sec. XVI la regione visse un periodo di stabilità e di ripresa economica e culturale, rimanendo tuttavia soggetta al potere baronale. In questo contesto trovò terreno fertile l'eco della rivolta di Masaniello (1647), alla quale si ispirarono decine di violente sommosse contadine, spesso spontanee e prive di qualsiasi sbocco. La strategia che il vicereame avviò in seguito alle rivolte per trasferire una parte del potere dai baroni ai funzionari regi ebbe ben poco esito nella regione, che dopo i terremoti del 1627 e del 1694 cadde anzi sotto un controllo feudale ancora più soffocante. Solo Matera, distaccata nel 1663 dalla Terra d'Otranto ed eletta a capoluogo di provincia, assistette alla nascita di una borghesia colta che contese alla nobiltà locale le cariche politiche e amministrative. Non mutò apprezzabilmente, né con il dominio austriaco (1707-34), né con l'avvento dei Borbone sul trono di Napoli, l'economia regionale, che continuò a basarsi sulla cerealicoltura e su pochi commerci, limitati, a causa dell'assenza di una vera e propria rete stradale, ai centri di Matera, Venosa, Lagonegro e Potenza.La Basilicata venne toccata dal generale moto di rinnovamento culturale e politico settecentesco, come testimoniano le vicende di Francesco Mario Pagano, membro del governo della Repubblica Napoletana, e del vescovo di Potenza Andrea Serrao, di simpatie liberali, entrambi colpiti nel 1799 dalla reazione sanfedista; non si trattò certo di un fenomeno rivoluzionario di massa, ma in molti centri comparve l'”albero della libertà”. Notevole impatto ebbero le riforme adottate nel decennio francese (1806-15) da Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat: l'abolizione della feudalità e la creazione di una nuova struttura amministrativa che fece della Basilicata una regione divisa in quattro distretti (Potenza, Matera, Lagonegro e Melfi). Dopo la restaurazione borbonica la Basilicata fu sede di numerose società segrete, la cui azione fu combattuta con ogni mezzo e severamente repressa (furono, infatti, decine le sentenze di morte eseguite). Ciò comportò un arretramento del movimento liberale e nel 1848 la concessione dello statuto trovò una classe politica impreparata ad accoglierlo; lo stesso avvenne nel 1860 con la spedizione di Garibaldi, ostacolata dall'azione filoborbonica del brigantaggio. Il passaggio al Regno d'Italia non migliorò di molto la situazione; si ebbe anzi il divampare del brigantaggio, che mise drammaticamente in luce i violenti contrasti sociali e l'inadeguatezza delle misure adottate dallo Stato; negli anni Settanta del sec. XIX si avviò la dolorosa stagione dell'emigrazione, che continuò ininterrottamente fino al primo dopoguerra. Con il fascismo la Basilicata godette di una relativa modernizzazione e vennero potenziate le reti ferroviaria, stradale, idrica, fognaria ecc. Ignorata dai bombardieri alleati, la regione non subì gravi conseguenze durante la seconda guerra mondiale, diventando anzi asilo per sfollati campani e pugliesi. Nel dopoguerra la riforma fondiaria e gli aiuti della Cassa per il Mezzogiorno contribuirono a mitigare gli effetti della crisi, mentre riprese l'emigrazione. A partire dagli anni Ottanta del sec. XX la regione ha conosciuto un certo sviluppo agricolo e industriale, di cui rappresentano importanti elementi lo sfruttamento di giacimenti di petrolio nella valle del fiume Agri e lo stabilimento FIAT impiantato a Melfi nel 1993.

Arte

Testimonianze della storia più antica sono le rovine di Metaponto e quelle di Eraclea a Policoro; qui sono state rinvenute, nelle varie necropoli, anche vasi a figure rosse tra i più importanti della ceramica protolucana. Prima della conquista normanna e, in parte, anche nel periodo immediatamente successivo si diffuse in Basilicata l'architettura bizantina nei suoi diversi tipi (ruderi della chiesa del monastero basiliano di Sant'Angelo o San Michele al Rapano, del sec. X; chiese rupestri, decorate dai monaci basiliani con affreschi di derivazione bizantina, presso Matera, nel Vulture, ecc.). Sotto i Normanni e gli Svevi la Basilicata conobbe un periodo di grande splendore artistico. I Normanni vi introdussero l'architettura francese cluniacense: il maggiore esempio è rappresentato dalla grandiosa, incompiuta chiesa nuova dell'abbazia della Trinità, a Venosa (sec. XI-XII), che costruita come prolungamento della vecchia chiesa benedettina prenormanna, presenta una pianta a croce latina con tre navate separate da colonne. Sul modello di Venosa è la cattedrale di Acerenza (sec. XII-XIII), a tre navate su pilastri e transetti absidati. Insieme a queste forme di diretta derivazione francese ve ne sono altre legate a esempi orientali (ma forme analoghe sono caratteristiche anche del Poitou): così la chiesa di Santa Lucia, a Rapolla, a tre navate su pilastri quadrangolari e abside semicircolare. Influenze sicule e campane sono riconoscibili nel campanile del duomo di Melfi (l'antica capitale dei Normanni), del 1153. Al Maestro Sarolo di Muro Lucano va ascritto, invece, un gruppo di chiese con caratteri locali originali, a pianta basilicale absidata con pilastri quadrangolari (Santa Maria di Pierno, nel comune di San Fele, del 1189-97; San Michele di Potenza). Non mancano, peraltro, gli influssi del romanico pugliese, particolarmente sensibili alla fine del sec. XII in portali, campanili, finestre, e nel sec. XIII in interi organismi architettonici (cattedrale di Rapolla, di Melchiorre di Montalbano, con portale romanico del 1253; duomo di Matera con alta facciata tripartita, loggette e rosone, del 1268-70). Nella prima metà del Duecento Federico II fece costruire (o ricostruire) numerosi castelli, tra cui è importante quello di Lagopesole, rettangolare, con torri quadrate, mastio e sale con volte a costoloni di tipo cistercense. Nella chiesa di San Giovanni Battista, a Matera (1204), l'interno a tre navate con volte a crociera e archi ogivali sviluppa motivi del gotico borgognone. Con l'arrivo degli Angioini il centro si spostò a Napoli e per la Basilicata iniziò un lungo periodo di isolamento e di decadenza. Le forme gotiche locali (influenzate dal gotico fiorito, mediato attraverso le esperienze napoletana e pugliese, intrisa quest'ultima di suggestioni venete) sopravvissero fino al Cinquecento, quando si manifestò timidamente l'arte del Rinascimento (rifacimento dell'abbazia di Montescaglioso, sec. XV-XVI, assegnata ai monaci di Santa Giustina di Padova; collegiata di Ferrandina, 1492; succorpo della cattedrale di Acerenza, 1524; edifici civili a Tricarico). Nella scultura del sec. XVI le opere di Stefano da Putignano e della sua bottega, custodite nelle chiese materane di San Francesco d'Assisi, del Carmine e di San Domenico, e in quella del Crocifisso a Miglionico, confermano il legame anche culturale della zona di Matera con la vicina Puglia. A queste esperienze si volse Altobello Persio, membro di una rilevante famiglia di letterati e artisti, il cui nome si distinse nella schiera degli anonimi lapicidi locali insieme a quelli di Aurelio e Giulio. Tra il secondo e il quarto decennio del sec. XVI Simone da Firenze contribuì con la sua intensa attività a condurre alle soglie del manierismo le movenze ancora tardogotiche dell'arte locale; il linguaggio rinascimentale, che mirava a fondere l'equilibrio compositivo all'inquadramento prospettico, si affermò pienamente con l'opera di Giovanni di Luca da Eboli e G. Todisco. Nella seconda metà del Cinquecento si intensificarono i rapporti tra la regione e Napoli: un numero via via crescente di prodotti artistici affluì dalla città partenopea, e mentre artigiani e artisti campani venivano invitati a prestare la loro opera per chiese o dimore signorili, si affermò il filone tardomanieristico, che aderiva ai canoni stabiliti dal Concilio di Trento. La diffusione su scala regionale di questo tipo di pittura, spesse volte con interpretazioni in chiave di pietismo devoto, fu legata sostanzialmente all'attività di tre pittori locali, Giovanni di Gregorio, detto il Pietrafesa, del quale sopravvivono alcuni dipinti in gran parte conservati a Potenza, P. A. Ferro, operante soprattutto a Ferrandina e a Tricarico, e G. D. Oppido, la cui attività si allargò alla vicina Puglia, come dimostrano i dipinti rintracciati a Corato e ad Altamura. Le suggestioni dell'architettura barocca, soprattutto religiosa, del Seicento e del Settecento si possono cogliere in varie chiese di Matera, nel duomo di Melfi, e nel duomo di Potenza. Nelle altre zone della regione, tra cui Maratea, Moliterno e Irsina, si preferì piuttosto riammodernare l'esistente, intervenendo raramente a livello strutturale negli edifici, ma ricorrendo a un nuovo apparato decorativo, con stucchi per rivestire vecchi muri, creare fantasiosi disegni e unificare con cornici e volute i vari elementi architettonici. In pittura proseguì la pratica dell'importazione di opere napoletane, con una buona diffusione di dipinti di artisti giordaneschi, come G. Trombadore (La Porziuncola, 1678, chiesa del Rosario, Maratea), L. Paciolla (Immacolata, 1694, chiesa di Santa Maria Maggiore, Maratea) e A. Viso (Madonna col Bambino e santi, chiesa di San Giuseppe, Oppido Lucano), quelli di P. De Matteis, di A. Miglionico e della scuola di F. Solimena. Molto esigue sono le testimonianze dell'arte dell'Ottocento, poiché molti artisti lucani si trasferirono a Napoli per frequentare l'Accademia e i suoi circoli, finendo poi con il dare il meglio di sé fuori dalla propria terra. Tra questi vanno ricordati i pittori Giacomo De Chirico, V. Marinelli, M. Tedesco, A. Petroni, l'architetto Pisanti e lo scultore A. Busciolano. Sul versante urbanistico e delle infrastrutture territoriali pochissimi sono gli interventi degni di rilievo attuati dall'Unità d'Italia fino agli anni Cinquanta del Novecento, quando Matera fu oggetto di un'intensa attività edilizia. Da allora è divenuta uno dei più attivi laboratori architettonici e urbanistici. Dopo il Piano Regolatore del 1953 di L. Piccinato, negli anni a seguire vi hanno dato il loro contributo alcuni dei più interessanti architetti italiani: F. Gorio, G. De Carlo, C. Aymonino e L. Quaroni, il quale, con il villaggio La Martella, ha messo in atto le teorizzazioni della linea neorealista italiana, in modo da radicare le nuove abitazioni nella tradizione e nella cultura del luogo. In provincia di Matera, a Tursi, la chiesa parrocchiale (1969-79) di N. Pagliara si segnala per il volume compatto e l'effetto ottenuti dai blocchi squadrati di pietra locale inseriti nel cemento a vista, che legano armonicamente la costruzione al carattere aspro del paesaggio, senza per questo rinunciare al linguaggio della modernità.

Cultura: generalità

La forte connotazione agro-pastorale della Basilicata costituisce oggi uno dei suoi tratti caratteristici per quanto riguarda identità e cultura. Se si esclude l'università, che ha sede principale a Potenza, le principali istituzioni culturali della regione hanno come campo d'azione proprio lo studio e la valorizzazione della civiltà contadina e pastorale. Fondamentale da questo punto di vista l'opera del Centro “Carlo Levi” a Matera, intitolato al celebre scrittore torinese che fu mandato qui al confino in epoca fascista e a cui si deve un'intensa testimonianza della cultura lucana, realisticamente raffigurata nel suo famoso romanzo Cristo si è fermato a Eboli. Ispirate a questa drammatica realtà del Sud sono anche alcune opere del narratore e poeta R. Scotellaro, nativo della Lucania, e morto a soli 30 anni nel 1953. Ancora Matera risulta assai vivace dal punto di vista culturale e artistico grazie al recupero dei Sassi: celebri e antichi quartieri scavati nella roccia dichiarati dall'UNESCO patrimonio dell'umanità (1993), che ospitano esposizioni d'arte e rappresentazioni teatrali. Se evidenti sono i legami che la Basilicata ha storicamente con le regioni vicine (il dialetto potentino è fortemente permeato da quello campano, il materano presenta inflessioni pugliesi e nell'area del Pollino sono documentati prestiti calabresi), importante tassello della cultura locale sono le minoranze etniche: si tratta di popolazioni albanesi (arbereshe) che giunsero qui nei sec. XVI-XVII e che hanno conservato fino a oggi lingua, usi e costumi delle terre d'origine.

Cultura: tradizioni

L'avvicendarsi delle stagioni scandisce tuttora il calendario delle feste e delle sagre lucane, confermando il legame indissolubile della Basilicata con il passato agro-pastorale; un calendario che è inframmezzato da celebrazioni a carattere religioso, dove spesso riemergono però riti e credenze pagane. La Festa di Sant'Antonio Abate (17 gennaio) segna l'inizio dei rituali lucani legati al Carnevale. Tra i più suggestivi quelli che si svolgono a San Mauro Forte (in cui gruppi di giovani girano per il paese agitando pesanti campanacci) e ancora a Matera, dove vengono esposti sui tetti due pupazzi fatti con cenci imbottiti di paglia (il primo viene portato via il giorno delle Ceneri, l'altro la mattina di Pasqua), mentre a Irsina si appendono al balcone sette pupe vestite di nero, che segnano le domeniche di Quaresima. Le cerimonie della Settimana Santa sono particolarmente sentite nel Vulture. Tra le rappresentazioni legate alla Passione, ricordiamo la Processione dei Misteri a Barile (Potenza), aperta da tre centurioni a cavallo, caratterizzata da numerosi figuranti, fra cui il Moro e la Zingara (adorna di gioielli a lei prestati dalle donne del paese). La Festa del Maggio (o di San Giuliano) di Accettura è la più eloquente testimonianza di un rito, quello del Matrimonio degli Alberi, in cui si fondono sacro e profano, come avviene anche nella Caccia al Capro durante la Festa di San Rocco a San Giorgio Lucano. Altre espressioni della religiosità locale sono i pellegrinaggi che si svolgono generalmente fra maggio e settembre. Tra questi, ha ancora notevole seguito quello verso il Sacro Monte di Viggiano, e altrettanta partecipazione si ritrova in quelli che si tengono al santuario della Madonna di Pollino presso San Severino Lucano e al santuario di Santa Maria di Fonti presso Tricarico. Suggestiva è poi la Festa della Madonna della Bruna di Matera (2 luglio), eredità degli apparati scenici e dei carri di epoca barocca, la cui protagonista è una delle madonne lucane dal volto nero, diffuse anche in altre regioni del Sud e dell'Europa. Sono ormai pressoché estinte tradizioni relative al ciclo della vita: per esempio l'uso di proporsi come sposo deponendo un ceppo o una pietra fuori della porta di casa di una giovane oppure il pianto funebre, eseguito davanti al defunto da prefiche e da donne della famiglia, rituale ampiamente documentato dall'etnologo E. De Martino negli anni Cinquanta del XX sec. Una menzione a sé richiedono le ricorrenze della minoranza albanese, che seguono il calendario greco ortodosso e durante le quali vengono quasi sempre indossati i vestiti tradizionali. L'industrializzazione che ha interessato la regione nella seconda metà del Novecento e il fortissimo flusso migratorio hanno fatto sì che l'artigianato si stia lentamente spegnendo (sono quasi scomparse la realizzazione di arpe, tipica di Viggiano, le lavorazioni dei coltelli ad Avigliano, del vimini e del rame), a eccezione di alcune produzioni: secondo regole antiche si creano ancora le zampogne, la cartapesta (Matera), le terrecotte (Grottole, Venosa e Melfi), la ceramica artistica (Venosa e Lavello), i ferri battuti e i manufatti in legno intarsiato (Avigliano e Matera). Fra i tessuti emergono i coloratissimi tappeti di Avigliano, mentre ricami e merletti sono realizzati in tutta la regione ma in forma privata. Dal punto di vista dell'architettura tipica, a parte i Sassi di Matera (esempio unico in Italia, ma con analogie nel Nordafrica e in Anatolia), caratteristiche e comuni alle vicine Murge pugliesi sono le masserie, qui spesso fortificate ma sempre strutturate attorno a un cortile centrale.

Cultura: enogastronomia

Pane, pasta, formaggi, salumi, verdure, agnello e capretto sono gli ingredienti base della cucina lucana, che presenta svariati punti di contatto con le regioni confinanti: quella potentina è influenzata dalla Campania, nel Materano i piatti sono simili a quelli pugliesi, mentre le zone del Pollino e di Lagonegro risentono della gastronomia calabra. La tavola tradizionale lucana vede primeggiare piatti di chiara estrazione contadina e pastorale. Tra i primi si possono citare le minestre maritate (cicorie con fagioli, finocchietto e polpettine, cotiche e salsiccia) e il tortino di verdura, con scarola, prosciutto, uova, ricotta. I secondi vedono prevalere nettamente le carni ovine, utilizzate per preparare per esempio gli gnumurriddë o gliummariéllë, cioè “gomitolini” (interiora di agnello o di capretto piegate a gomitolo e insaporite con prezzemolo e aglio), o ancora la cazzëmarë (budellini di agnello e frattaglie avvolti nel peritoneo e cotti al forno o, meglio ancora, alla brace). Si ricordano, inoltre, il cutturiddë, agnello cotto in un recipiente di coccio (piatto con assonanze abruzzesi), il bollito di podolica con pomodori e funghi porcini e il baccalà, che a Potenza viene preparato a ciaurèdda, cioè in umido con cipolle fresche. Prodotti tipici del territorio lucano sono vari tipi di insaccati, come le salsicce piccanti (al peperoncino), le soppressate (cioè salsicce di carni selezionate messe sotto pressa e stagionate a lungo, a volte ricoperte di strutto) e i capicolli, le cui qualità derivano dall'uso di antiche tecniche di lavorazione e conservazione. Caratteristici della gastronomia locale sono inoltre i formaggi rustici, come il canestrato di Moliterno o il pecorino di Filiano, la cui caseificazione avviene in grotte naturali o in locali interrati. Cospicua è anche la produzione vinicola, che ha fatto dell'aglianico del Vulture (sia rosso, che spumante) il vino DOC per eccellenza. Specialità con riconoscimento comunitario IGP sono i peperoni rossi di Senise e i fagioli di Sarconi, nella Val d'Agri, noti per la loro prelibatezza e i tempi rapidi di cottura (sul posto vengono chiamati monachèddë, nasèddë, tuvaglièddë ecc.).

Bibliografia

Per la geografia

G. Viggiani, Clima della Lucania, Napoli, 1935; G. D'Erasmo, Geologia dell'Italia meridionale, Napoli, 1937; T. C. I., Lucania e Calabria, Milano, 1938; G. B. Bronzini, Tradizioni popolari in Lucania. Ciclo della “Vita umana”, Matera, 1953; L. Ranieri, Basilicata, Torino, 1961; M. Cresci, Basilicata. Immagini di un paesaggio imprevisto, Bari, 1983.

Per la storia

U. Zanotti Bianco, La Basilicata, Roma, 1926; G. Masi, Le origini della borghesia lucana, Bari, 1953; T. Pedio, Storia della storiografia lucana, Bari, 1964; F. Ladiano (a cura di), Puglia e Basilicata tra Medioevo ed età moderna, Galatina, 1988.

Per l'arte

L. Ranieri, Basilicata, Torino, 1961; M. Castoldi, L. Malnati, Studi e ricerche archeologiche in Basilicata, Milano, 1984.

Per il folclore

G. B. Bronzini, Vita tradizionale in Basilicata, Matera, 1964; idem, Stratigrafia del folclore lucano, Roma, 1969; M. Castoldi, L. Malnati, Vita tradizionale in Basilicata, Galatina, 1980.