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Daudet, Léon

scrittore e giornalista francese (Parigi 1868-Saint-Rémy-de-Provence 1942). Figlio di Alphonse, seguì per qualche tempo studi di medicina, quanto bastò per ispirargli un violento romanzo contro i medici, Les morticoles (1894; I morticoli). Spenta l'eco della prima fase dell'affare Dreyfus, che lo vide tra gli accusatori, e dopo aver frequentato gli ambienti dell'Action Française, fu con Maurras uno dei fondatori dell'omonimo quotidiano (1908), organo dei monarchici nazionalisti, sul quale condusse sovente aspre lotte. Deputato di Parigi dal 1919, diventò il leader dell'estrema destra. La morte misteriosa del figlio Filippo, avvenuta nel 1923, infuocò ulteriormente la polemica che due anni dopo lo portò sul banco degli accusati per diffamazione e, nel 1927, in prigione. Evaso, si rifugiò in Belgio. Rientrato nel 1930, nel 1940 si schierò con Pétain, ma si ritirò quasi subito a vita privata. Diede alle stampe numerose opere, tra cui: Le voyage de Shakespeare (1895), L'Hérédo (1917), Le stupide XIX siècle (1922), improntato a un passionale rifiuto delle idee democratiche nate dalla Rivoluzione, Charles Maurras et son temps (1928), Écrivains et artistes (1929), Bacchantes (1932), Devant la douleur (1932), La tragique existence de Victor Hugo (1937), omaggio al poeta di cui aveva sposato la nipote Jeanne, e Quand vivait mon père (1940).

Bibliografia

J. N. Marque, Léon Daudet, Parigi, 1971; E. Vatré, Daudet ou le libre réactionnaire, Parigi, 1987.

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