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Flòra, Francésco

critico e storico italiano della letteratura (Colle Sannita 1891-Bologna 1962). Si formò nell'ambiente napoletano dominato da B. Croce e, insieme con G. De Ruggiero, A. Omodeo, L. Russo, contribuì all'affermazione dell'idealismo nel campo della critica e della storiografia, dopo essere passato attraverso il dannunzianesimo e il futurismo. Antifascista, fu redattore capo di Critica (diretta da Croce), l'unica rivista di opposizione che il regime lasciò sopravvivere. Dopo la caduta del fascismo, Flora fondò e diresse alcune riviste letterarie (Aretusa, La Rassegna d'Italia, Letterature moderne) e tenne la cattedra di letteratura italiana prima all'Università Bocconi di Milano, poi all'Università di Bologna. Esordì nella critica letteraria con il saggio Dal romanticismo al futurismo (1921), cui seguirono D'Annunzio (1926), I miti della parola (1931), Civiltà del Novecento (1934), La poesia ermetica (1936), la monumentale Storia della letteratura italiana (1940-42), Taverna del Parnaso (1943), Saggi di poetica moderna (1949). Del 1953 è Orfismo della parola, sintesi riassuntiva della sua critica, che pone l'accento sui valori musicali della parola. L'ultima opera di Flora, Guida alla poesia, rimase incompiuta. Poesia e impoesia nell'Ulisse di Joyce, il suo ultimo saggio, apparve nel 1962. Flora ha lasciato anche alcuni scritti politici, due romanzi e una raccolta di versi.

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