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Giosìa

re di Giuda (ca. 640-609 a. C.). Occupa un posto centrale nell'Antico Testamento per la riforma religiosa da lui compiuta (II Re 22-23; II Cronache 34-35). Secondo il primo testo, la riforma ebbe luogo in seguito allo scoperta nel Tempio di Gerusalemme di un rotolo (ca. 622-621); per il secondo testo invece la riforma si colloca nel contesto più ampio di uno sganciamento progressivo dal vassallaggio nei confronti della Assiria: il culto venne purificato da ogni elemento del culto assiro e il Tempio restaurato. La riforma si collega però anche alla scoperta del Libro della Legge, generalmente identificato con una buona parte dell'attuale Deuteronomio: riforma e Deuteronomio coincidono infatti nell'esigere l'abolizione di ogni sincretismo religioso e la centralizzazione del culto a Gerusalemme. Giosia cadde in battaglia a Megiddomentre tentava di fermare il faraone Necao II che correva in aiuto dei resti dell'esercito assiro rifugiatosi nella Siria orientale sotto la pressione babilonese e meda. Con la sua morte gran parte delle sue riforme decaddero, ma furono rivalorizzate in età postesilica.

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