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Assìria

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Generalità

Regione storica dell'Asia sudoccidentale, alla sinistra del Tigri: occupava propriamente l'alta valle del fiume fino all'Armenia e alle valli del Grande e del Piccolo Zab ed era abitata da una popolazione semitica orientale (Accadi). Tra le città principali ricordiamo Assur (che le diede il nome), Ninive, Kalakh e Arbela. Sufficientemente piovosa per un'agricoltura non dipendente dall'irrigazione, in ottima posizione commerciale tra Babilonia e Anatolia e tra Siria e Iran, fu tra le regioni più prospere dell'antichità preclassica.

Storia

Fino a tutta la seconda metà del III millennio, l'Assiria rimase sotto la dipendenza culturale e talvolta politica del sud sumero-accadico. Solo verso il 2000 a. C., col crollo di Ur III, la storia assira prese uno sviluppo autonomo; Assur divenne un importante centro commerciale e politico e i suoi mercanti furono protagonisti di un vivace traffico tra Mesopotamia e Anatolia dove la loro presenza, che non si accompagnò a un controllo politico, si concretizzò in appositi quartieri (kārū), fuori delle città indigene (gli scavi del kārum di Kaniš hanno restituito abbondante documentazione scritta sul commercio assiro). Nel sec. XIX una spedizione di Ilušuma in Akkad non ebbe seguito, ma un secolo dopo con Shamshi-Adad I (1813-1781) l'Antico Regno raggiunse il culmine: l'egemonia assira si estese su un territorio che comprendeva la media valle dell'Eufrate e l'Alta Mesopotamia, il re aveva ingerenze in Siria e in Mesopotamia centrale. Con i successori di Shamshi-Adad ebbe inizio un periodo oscuro nella storia assira in cui la regione dovette subire il controllo dei re urriti di Mitanni. Benché i testi (sec. XV) della località assira di Nuzi mostrino una completa urritizzazione della popolazione e un meccanismo di tipo feudale per il controllo delle terre, non si può certo estendere il caso di Nuzi alle città del nucleo storico dell'Assiria, dove, dopo il crollo di Mitanni, si assiste a una rapida ripresa del regno assiro (Medio Regno, sec. XIV-XIII). Aššur-uballiṭ (1365-30), benché non fosse riuscito a imporre il suo controllo sui resti del regno di Mitanni, assunse i titoli di “gran re” e “re della totalità”, intrattenne relazioni diplomatiche con l'Egitto e si imparentò coi re cassiti riuscendo a far salire sul trono di Babilonia suo nipote Kurigalzu; egli creò così la premessa dei successivi contrasti con gli Ittiti (minacciati dall'espansione assira in Alta Mesopotamia) e con la Babilonia cassita che rivendicava una teorica sovranità sull'Assiria. L'espansione verso ovest ebbe come tappe essenziali la riduzione in vassallaggio di Khanigalbat (Mitanni) compiuta da Adad-nīrāri I (1307-1275), la definitiva annessione, avvenuta durante il regno di Salmanassar I (1274-45) e infine gli scontri tra Tukultī-Ninurta e gli Ittiti. I rapporti con Babilonia, sempre punteggiati di scontri di confine, trattati di pace, reciproci tentativi di interferenza politica, culminarono quando Tukultī-Ninurta (1244-08) scese in Babilonia, distrusse le mura della città e installò un governo assiro. Seguì un secondo, lungo periodo di declino politico, in cui tutto il Vicino Oriente, sottoposto all'invasione dei “Popoli del mare” e all'infiltrazione dei nomadi Aramei, turbato dal crollo dell'Impero ittita, offriva una situazione politico-militare assai fluida in cui, se era possibile ottenere facili successi, non c'erano le basi per costruire qualcosa di solido. Con Adad-nīrāri II (911- 891) – che recuperò il controllo dell'Alta Mesopotamia, guerreggiò espandendosi verso l'Armenia (Nairi) e affermò il controllo indiretto su Babilonia – iniziò la ripresa effettiva dell'Assiria (Nuovo Regno); i suoi successori, Assurnasirpal II (884-858) e Salmanassar III (858-824), completarono la sottomissione delle tribù e degli Stati aramaici dell'Alta Mesopotamia e del medio Eufrate. Un ulteriore balzo in avanti si ebbe con Tiglatpileser III (744-727) che, sconfitti gli Urartei, affermò il proprio controllo su Siria settentrionale e Cilicia, trasformando quelli che erano stati regni autonomi (anche se spesso tributari) in province assire e, sconfitti i capi caldei che controllavano la Babilonia, assunse egli stesso la regalità della regione col nome di Pūlu (729). "La cartina storica Il grande impero assiro (745-609 a. C.) è a pag. 25 del 3° volume." . "Per la cartina storica del periodo 745-609 a. C. vedi il lemma del 2° volume." Sargon II (721-705) trasformò in province assire gli ultimi regni siro-palestinesi e anatolici e si spinse fino a Cipro e in Armenia dove sconfisse il re urarteo Rusa e distrusse Muṣaṣīr. Sono questi, dal IX al VII, i secoli in cui l'Impero assiro raggiunse il culmine; nonostante i ripetuti scontri con Caldei ed Elamiti per il possesso di Babilonia, l'impero controllava gran parte dell'Asia anteriore. I pericoli maggiori cominciavano però ad addensarsi sull'altopiano iranico, dove Esarhaddon (680-669), che aveva fatto ricostruire Babilonia e aveva ripreso le lotte contro i Caldei, fronteggiò Cimmeri e Sciti e strinse coi re della Media una serie di trattati che assicuravano agli Assiri una sorta di controllo esteso anche all'Elam; in Occidente le spedizioni vittoriose di Esarhaddon e del suo successore Assurbanipal (668-627) contro l'Egitto, che appoggiava le ribellioni degli Stati fenici, non modificarono sostanzialmente la situazione; gli Assiri infatti non riuscirono a mantenere il controllo di una regione così lontana e tradizionalmente autonoma. Cilicia e Media recuperarono l'indipendenza, Assurbanipal dovette intervenire in Babilonia dove suo fratello conduceva una politica antiassira, infine si rese necessaria una spedizione contro l'Elam (che sempre appoggiava i tentativi babilonesi di recuperare l'autonomia) che culminò con la distruzione di Susa (640) e la riduzione a provincia. Dopo Assurbanipal la situazione peggiorò rapidamente: a Babilonia il caldeo Nabopolassar si rese indipendente e iniziò a sua volta ad attaccare l'Assiria, finché, unite le sue forze a quelle di Ciassare re dei Medi, riuscì a distruggere Assur e Ninive e a inseguire l'ultimo re assiro Aššur-uballiṭ II (611-609) oltre l'Eufrate. L'Impero assiro fu così annesso dai Caldei (la parte più settentrionale dai Medi); le grandi città furono ridotte in rovina e quello che era stato il centro di un grande impero divenne una provincia marginale e scarsamente popolata in età persiana ed ellenistica e funse poi da terra di frontiera (tra Romani e Parti, tra Bizantini e Sassanidi). L'Impero assiro, pur con una certa debolezza strutturale tipica delle formazioni statali dell'antico Oriente, fu il fenomeno di organizzazione politica più ampio, più articolato e più duraturo che si ebbe. Elemento determinante dell'espansionismo assiro fu, accanto al carattere attivo e bellicoso degli Assiri, la convinzione da parte del re di essere vicario (iššakku) del dio Aššur e come tale di dover perseguire costantemente l'affermazione dell'autorità del dio su tutta la Terra; chi sfuggiva al controllo politico assiro era ribelle al dio e doveva pertanto essere punito e sottomesso (ideologia dell'impero universale). In pratica il controllo fu attuato per gradi: da periodiche incursioni si passò a una sistematica esazione di tributi e alla stipulazione di patti di vassallaggio, per finire con la trasformazione in provincia assira. In ogni caso vi fu un trasferimento dell'eccedenza economica dalla periferia verso il centro (il nucleo originario dell'Assiria), dove veniva impiegata per la costruzione di templi, palazzi e intere città monumentali (alla vecchia capitale Assur subentrarono Kalakh, Dūr-Šarrukīn, Ninive), e per il sostentamento della corte e di un'ampia classe di funzionari che si assicuravano nelle province latifondi e cariche amministrative. Si attuò anche un rimescolamento di popolazioni: mentre gli Assiri logoravano la loro classe contadina nella guerra quasi permanente e disperdevano la classe dirigente per le necessità dell'amministrazione periferica, cospicui nuclei di deportati venivano fatti affluire in Assiria per sopperire al bisogno di mano d'opera. Le deportazioni, attuate anche fra una provincia e l'altra, realizzarono una koiné etnica (in cui prevalsero le genti aramaiche numericamente superiori) e spensero le tradizioni di autonomia politica e culturale degli Stati conquistati. L'impero diede luogo perciò a un fenomeno di unificazione coatta, di impoverimento dei vivaci centri “periferici” (Elam, Stati siro-palestinesi, ecc.) a vantaggio di un unico centro che costruì un vistoso apparato rappresentativo, destinato però a crollare appena il sistema di esazione fiscale su larga scala divenne inoperante per la sconfitta militare.

Religione

Caratteristica principale della religione assira è la facilità a recepire i vari culti religiosi dell'esterno. Ne fu motivo l'elaborazione poco approfondita che gli Assiri seppero fare delle loro divinità, se si eccettua il dio Aššur che ha caratteristiche proprie e predomina sul pantheon assiro. Per gli altri dei la provenienza è quasi sempre babilonese e per la dea Ishtar, che godeva in Assiria di un vastissimo culto, la fortuna è legata al culto che le era tributato in tutto il Vicino Oriente antico (vedi anche Mesopotamia, religione).

Diritto

I primi documenti in nostro possesso (tavolette di Cappadocia e di Arrapkha) rivelano un chiaro influsso del diritto sumerico. Caratteristiche peculiari delle istituzioni giuridiche assire sono l'estremo rigore del codice penale; la rigida applicazione della legge del taglione; un esagerato senso della proprietà, difesa con intransigenza; preminenza assoluta del padre tanto nella vita familiare che in quella dello Stato. La procedura giudiziaria era imperniata sulla testimonianza fatta davanti all'emblema del dio Aššur e comportante una responsabilità diretta con il dio. Probabilmente sotto il re Aššur-uballiṭ (1365-30) comparve il primo codice assiro, composto di 90 articoli, in cui prevale in modo assoluto la parte penale. Per gli atti più comuni della vita quotidiana (norme per la produzione, per il commercio; diritto familiare, adozione, proprietà; contratti di compravendita, mutui, depositi, ecc.) sono invece di grande ausilio le numerosissime tavolette in cui sono descritte sentenze, transazioni giudiziarie, catasti, imposte, ecc. Il potere giudiziario era prerogativa del re che lo esercitava con la collaborazione di alcuni notabili, fra i quali, nelle città, figurava anche il capo dell'amministrazione cittadina; nella famiglia era esercitato dal padre. Le pene erano personali e consistevano in multe o punizioni corporali; erano stabilite dalla legge e solo eccezionalmente lasciate alla discrezione del giudice.

Letteratura

La letteratura assira, le cui prime testimonianze dirette risalgono alla prima metà del II millennio a. C. e che si conclude con la caduta di Ninive (612 a. C.), può essere considerata come una variante di quella babilonese. Del resto lo stesso patrimonio letterario dei Babilonesi è a sua volta una derivazione di quello sumero. I primi documenti elaborati in ambiente assiro sono di carattere pratico, come le lettere (provenienti in gran numero dal centro di Mari) che il re Shamshi-Adad I (1813-1781) aveva affidato a uno dei suoi figli con cui ebbe un'importante corrispondenza politica, non priva di una vivace nota umana. Pressappoco contemporanei, e in parte anteriori, sono i documenti di carattere economico-commerciale di Kaniš, fiorente colonia assira in territorio ittita nell'Asia Minore. Con l'affermarsi della potenza politica assira si sviluppò una notevole attività letteraria, testimoniata, fra l'altro, da un componimento che esalta il re Tiglatpileser I (1115-1077). Nasce in ambiente assiro anche un genere letterario fondamentalmente nuovo, la relazione celebrativa di guerra, in cui le vittorie militari, la ricchezza del bottino e la crudeltà usata verso i vinti sono motivo di smisurato vanto. Significative, sotto questo aspetto, sono le iscrizioni di Assurbanipal II, l'“Obelisco nero” di suo figlio Salmanassar III e il “Prisma di Sennacherib”. Nelle epigrafi dei re compaiono spesso lunghe serie di appellativi, uniti a immagini efficaci anche se ripetute, come quella in cui il nemico in fuga è paragonato a un uccello che si leva in volo. Di plastica evidenza sono le descrizioni delle imprese che Assurbanipal ha lasciato nel cosiddetto “Cilindro di Rassam”. Al tempo di questo sovrano risalgono per lo più le copie di testi di vario genere pervenuteci (poemi, miti, inni, scongiuri, incantesimi, proverbi, rituali, ecc.), tipici della cultura babilonese e che vennero in gran parte trascritti proprio dagli scribi assiri, tra cui Sin-liki-unnini, che lasciò copia dell'Epopea di Gilgamesh (l'eroe affine all'Ulisse omerico) e Balasi, che tante volte compare nei testi del tempo di Esarhaddon (680-669). In quest'opera di trascrizione gli Assiri furono abbastanza fedeli, lasciando la forma degli scritti sostanzialmente immutata, non tanto però da non essere indotti a dar loro talvolta carattere assiro, come è successo in testi d'origine babilonese del mito di Marduk, in cui il nome del protagonista viene sostituito con quello del dio parallelo Aššur. Fra i miti sumeri, passati agli Assiri e da questi in parte rielaborati, va ricordato quello della discesa di Ishtar agli Inferi, ricco di nitide immagini, dove il motivo dell'ineluttabilità della morte si unisce con quello dell'amore e della fecondità. Fra i miti occupano un posto notevole quelli del ciclo di Atrakhasis (il Noè babilonese, chiamato Xisuthros da Beroso) e altri di carattere cosmogonico, come il mito di Enlil e il Labbu, in cui il nome di Labbu indica una figura analoga a Tiāmat, il mostro femminile ucciso da Marduk nell'Enuma elish, il famoso poema babilonese della creazione tramandatoci in una copia assira del tempo di Assurbanipal. Alla biblioteca di questo sovrano si devono inoltre moltissime opere poetico-religiose, ma è difficile stabilire fino a che punto siano assire anziché babilonesi. In copie assire ci sono conservate raccolte di scongiuri, fra cui quelle intitolate Maqlū e Šurpu, nomi significanti entrambi combustione, con allusione alle formule che accompagnavano riti destinati a concludersi con il bruciamento di oggetti a scopo magico (vedi anche Babilonia, letteratura).

Arte

Partecipe in origine della cultura sumera nella fase accadizzante, l'arte assira si alimentò poi, nel corso del II millennio a. C., di quella urrito-mitannica, giungendo a manifestare caratteri propri soltanto in piena maturità, nei periodi protoassiro (sec. XIII-XI) e neoassiro (sec. IX-VII). Pur in uno svolgimento contrassegnato da momenti di rigogliosa attività e da altri di assoluta eclisse, l'arte assira perviene, nell'originalità delle sue elaborazioni architettoniche e plastiche, alla sintesi di alcuni caratteri comuni della cultura semito-mesopotamica. Del primo periodo dinastico di Assur è nota soltanto la documentazione storico-commerciale delle colonie assire in Asia Minore, costituita dalle tavolette in terracotta degli archivi di Kanis (Kültepe) e di altri mercati attivi nel sec. XIX a. C. Soltanto dopo il suo assorbimento nella cultura semita l'attività artistica assira inizia a rivelarsi. Una delle più antiche testimonianze architettoniche (che per le sue innovazioni sarà di modello ai templi posteriori) è costituita dal doppio santuario a pianta rettangolare con cortile centrale di Sîn e Shamash. I due edifici, con cella preceduta da anticella (come negli esempi offerti da Ur III) furono costruiti da Assur-nirari I tra il 1533 e il 1507 a. C. nella capitale Assur, l'antica città di origine sumera, a sud della quale venne poi progettata la trapezoidale “Città Nuova” cinta di mura, rifatte e rinforzate successivamente durante il regno di Assurbel-nisesu (1419-11). Nel periodo protoassiro, influenzato dalla cultura babilonese e da elementi urartei, il prestigio del potere sovrano si afferma fino a sostituire l'importanza del palazzo a quella del tempio. All'espansione militare del regno di Tukulti-Ninurta I (1244-08) corrispose un'intensa attività edilizia. Nuovi e più imponenti palazzi sorsero ad Assur; si ampliarono strutture esistenti, si rifecero in proporzioni maggiori edifici distrutti; fu portato a compimento il palazzo iniziato da Salmanassar I (1274-45) a est della ziqqurat del tempio al dio Assur e rifatto il santuario alla dea Ishtar. All'antica città s'aggiunse un'appendice, la cittadina regale di Kar-Tukulti-Ninurta (sul luogo dell'attuale Tulûl Aqir). La glittica del tempo riflette un soffio di vita nuovo, sconosciuto all'araldica formalistica cassita e mitannica. Dall'incremento edilizio di Assur si giunge, nel periodo neoassiro, all'architettura di Kalakh (Nimrud), un'antica città assira fondata da Salmanassar I e in seguito abbandonata, eletta a nuova capitale da Assurnasirpal II (884-858). Complessi sistemi idraulici portarono l'acqua dello Zab alla nuova capitale, cinta da mura con torri e porte. Vi furono costruiti la grande torre (ziqqurat), templi (l'acropoli sorse su un'altura dominante il Tigri) e la superba reggia, inaugurata nell'879, le cui stanze erano decorate da serie di bassorilievi con scene di guerra e di caccia. Tale decorazione plastica costituì un'innovazione rispetto alle raffigurazioni dipinte della tradizione cassita. L'ambizione costruttiva si accentuò sotto il regno di Salmanassar III (858-824) , periodo che fu caratterizzato dalla fioritura della grande plastica, con la realistica registrazione di avvenimenti di guerra (le scene rivelano una sorprendente vitalità stilistica nel trattare la tensione dei corpi nel dinamismo del movimento e nella resa delle masse muscolari). Questo nuovo vigore di modellato viene espresso anche nel metallo lavorato a sbalzo, con il quale il re fece rivestire le porte del suo palazzo di Imgur-Bel (Balawat). Salmanassar fece costruire anche un arsenale, sviluppando il sistema dei cortili interni secondo le esigenze di una più organica funzionalità. L'architettura sargonide si rifece al passato, rendendo ancor più appariscente la tendenza al grandioso. Imponenti statue di geni protettori (di lontana origine ittita) vigilavano le porte del palazzo reale voluto da Sargon II (721-705) nella nuova capitale di Dūr-Šarrukīn (Khorsābād), inaugurata nel 706. Il palazzo, con ingresso d'onore provvisto di porticato al modo siriano, comprendeva una vasta serie di appartamenti che si affacciavano su vari cortili. Grandi fregi in calcare policromo decoravano le sale di rappresentanza . La tipologia dei personaggi raffigurati, la foggia del vestiario e la caratteristica di alcune armi rivelano la presenza degli Irani. Anche le fortificazioni con mura a torri e circondate d'acqua denunciano il sistema costruttivo tipico dei Medi. Improntate a un nuovo ordine urbanistico furono le progettazioni realizzate da Sennacherib705-681) nella nuova capitale Ninive. Con Assurbanipal (668-627) si conclude l'attività artistica assira, in cui una nuova e più sciolta libertà d'ispirazione porta la ricerca estetica al piacere del particolare pittoresco, quasi una pausa rispetto alla solennità del passato. Plastiche scene di caccia ai leoni o agli asini selvatici sottolineano un acuto spirito di osservazione. Questi bassorilievi mostrano che la tradizione dell'arte animalistica si era andata arricchendo di nuovi apporti, forse intravisti nell'arte dei nomadi, quali i Medi, i Cimmeri e forse gli Sciti.

Per la storia

T. A. Olmstead, A History of Assyria, Chicago, 1960; J. Laessøe, People of Ancient Assyria, Londra, 1963; F. A. Mella, Dai Sumeri a Babele. La Mesopotamia: storia, civiltà, cultura, Milano, 1986.

Per la religione

G. Furlani, La religione babilonese e assira, Bologna, 1929; D. Bassi, Mitologia babilonese-assira, Milano, 1986.

Per il diritto

G. Furlani, La civiltà babilonese e assira, Roma, 1929; C. Saporetti, Le leggi della Mesopotamia, Firenze, 1984.

Per la letteratura

B. Meissner, Babylonisch-assyrische Literatur, Potsdam, 1928; G. Furlani, Il poema della creazione, Bologna, 1934; idem, Poemetti mitologici babilonesi e assiri, Firenze, 1954; idem, Miti babilonesi e assiri, Firenze, 1958; G. Rinaldi, Le letterature antiche del Vicino Oriente, sumerica, assira, babilonese, Firenze-Milano, 1968.

Per l'arte

S. Moscati, Le civiltà dell'antico Oriente, Milano, 1959; E. Strommenger, L'arte della Mesopotamia, Firenze, 1963; W. Herbert, Assyrian sculptures, New York, 1979.