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Havlíček, Zbyněk

poeta surrealista ceco (Jilemnice 1922-Praga 1969). Psicoanalista di professione e saggista, Havlíček è figura centrale del secondo surrealismo, autore di una ricca e straordinaria produzione rimasta manoscritta, con l'eccezione di poche poesie uscite su rivista e del bel volume antologico Aprire dopo la mia morte (postumo 1994). Organizzate fin all'inizio in raccolte dai titoli suggestivi (Fantasmi, 1943; Spazi di fuoco e meteore, 1944; Robinson senza mare, 1947), queste poesie e poemetti in prosa disegnano un'evoluzione che, da un iniziale culto dell'immagine, sempre ricercata e insolita, precisa, fluttuante nelle libere associazioni, passa alle risentite e intransigenti composizioni degli anni seguenti (L’epoca staliniana; Il gabinetto del dottor Caligari; Karlotta ha le mestruazioni e Prolegomena alla poesia, 1951), punteggiate di invocazioni e appelli, di rimandi al contesto politico, nelle quali l'immagine surrealista passa al servizio di una demistificazione del presente, indirizzando il futuro sviluppo del surrealismo ceco. Dopo le più controllate cadenze delle poesie quasi d'amore di Amo, quindi sono (1958) e Il tuo grembo, contrassegno che segnala il livello cui giunse la mia testa durante l'ultima inondazione (1960), le successive raccolte (Una pagina di diario, 1961, Aprire dopo la mia morte, 1964, L’ematoma pechinese, 1966), tornano a essere interpretazione critica e confronto col reale.

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