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surrealìsmo

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Definizione

sm. [sec. XX; dal francese surréalisme, da sur, sopra+réalisme, realismo]. Movimento letterario, artistico e ideologico francese, sorto nel primo dopoguerra a opera di A. Breton e Ph. Soupault (1919) e sviluppatosi polemicamente, con L. Aragon e altri, almeno fino alla guerra del 1939-45.

Letteratura

Il termine surrealismo (che indica “soprarealtà”, nel significato più vasto di realtà suprema o più intensa) è stato suggerito dall'aggettivo surréaliste nel significato di “superfantastico” adoperato da G. Apollinaire per definire il suo dramma Les mamelles de Tirésias (1917; Le mammelle di Tiresia) e in altre occasioni. In particolare, anche se Breton vanta violentemente la sua indipendenza da scuole e tendenze (nota è la frase sua “Nessuno di noi deve aver bisogno di antenati”), il movimento va collegato col dadaismo, fondato nel 1916 a Zurigo da T. Tzara. Questi soggiornò a Parigi nel 1919 all'indomani di un conflitto che aveva sconvolto l'Europa. Per qualche tempo il surrealismo ha potuto unirsi col dadaismo nella lotta contro il conformismo, dato anche il momento storico che eccitava la gioventù al disfattismo dopo le stragi della guerra. I ventenni (come Breton nel 1916) valutavano come fallimentare l'azione dei letterati e degli artisti anziani; se non decimati negli anni di guerra, essi erano inutili come sopravvissuti. Dal dadaismo il surrealismo derivò intanto il gesto della rivolta e della protesta (che si collegava, quanto a filiazione poetica, alla personalità eccitante e conturbante di un “veggente” quale A. Rimbaud); e, visto che prima qualità di dada è di dubitare di tutto, affermazione di vero nichilismo per un dadaista è anzitutto andar contro il dadaismo. A maggior ragione, nell'esigenza di una nuova attività letteraria e sociale, il surrealismo accusava il dadaismo di decadenza e di invecchiamento precoce. Nel contrasto fra Breton e Tzara (1919-22) si faceva strada l'esigenza d'una concezione del tutto originale della letteratura e di un'apertura a tendenze politiche rivoluzionarie per il rinnovamento dell'intera società francese e mondiale. Intanto nel 1924, nella rivista dal titolo ironico Littérature e quindi nel primo Manifeste du Surréalisme, Breton definiva gli aspetti più singolari del movimento. Nell'anelare a una completa libertà veniva combattuto e decisamente rifiutato il predomino della ragione sulle altre attività dello spirito: tutta la conoscenza era criticata con l'aiuto di nuove teorie, quale quella del subcosciente e dell'inconscio. Si tenne conto della critica fatta alla società borghese da K. Marx,F. Engels e soprattutto da N. Lenin nella sua recente azione ideologica e politica per formulare, almeno fino al 1939, un programma politico antiborghese ed eversivo. In tale manifesto del 1924 Breton incitava a usare i “campi magnetici” dell'inconscio di cui parlava S. Freud. Si consigliava l'uso di scrivere dietro il primo immediato impulso, ricevendo le impressioni dell'inconscio in piena passività. Di frase in frase si sarebbe fatta strada la bellezza con la verità: ogni tentativo di chiarezza sarebbe stato negativo perché avrebbe avuto un'esigenza letteraria, cioè falsa (“Continuate fin che vi piacerà” in modo da andare dietro, senza limitazioni, al fiotto di un'ispirazione basata sul sottofondo misterioso della coscienza). Il surrealismo, se ha visto in Rimbaud un precursore per la rivolta contro la società e la negazione della poesia “letteraria”, ha preferito trovare in Lautréamont e nei suoi Chants de Maldoror un vero antesignano per la spontaneità della scrittura automatica, suggerita dalla vita stessa di là dai pregiudizi secolari della letteratura. Ha anche visto in A. Jarry un anticipatore della mitologia dell'assurdo e ha riconosciuto precursori J. Vabre, R. Roussel e altri scrittori dalla vita stravagante. In modo particolare ha visto in M. G. Lewis e in C. R. Maturin gli autori del romanzo “nero”, misterioso e perturbatore; così in E. T. A. Hoffmann, in altri romantici tedeschi e in G. de Nerval ha apprezzato il potere del sogno per ottenere la conoscenza della realtà. Dal lato ideologico Novalis è considerato un “eccitatore” al pari di altri autori, fra i quali D. A. F. Sade è valutato, secondo la definizione di Apollinaire, “lo spirito più libero mai esistito”. Gli elementi dell'“humour nero” per la genialità incontrollata dell'invenzione furono favoriti dai surrealisti accanto alle ricerche sul meraviglioso fatte da vari anticipatori, ai quali vennero aggiunti J. Swift, C. Cros e G. Nouveau. La poesia (che è appunto anche in prosa, come manifestazione spontanea dell'inconscio) è elemento di vera conoscenza: è comunque un tentativo. Un ribelle vale sempre di più di un conformista. Le osservazioni di Breton e di L. Aragon (che erano stati studenti in medicina) si basano su S. Freud, sia per i sogni, sia per la teoria della sessualità, ma vanno ben oltre nella critica alla società. Nel secondo manifesto del surrealismo (1930) Breton continuò la critica alla cultura tradizionale: passato e futuro, alto e basso, comunicabile e incomunicabile, vita e morte non dovevano più essere concepiti in contraddizione fra di loro. Vari autori (surrealisti, dichiarati o simpatizzanti), A. Artaud, M. Ernst, B. Péret, R. Vitrac, P. Éluard, A. Masson e altri, cercarono la liberazione totale dell'individuo, dal classicismo come dal cattolicesimo, dal nazionalismo come da ogni dato che si ponesse come pregiudizio e impedisse all'individuo di svolgersi liberamente. Nella sua ricerca di giustificazione storica (e tenendo conto che dopo aver parlato di surrealismo come movimento universale fuori del tempo, anche Aragon ha confessato che non è possibile considerarlo “senza situarlo nel suo tempo”) il surrealismo ha voluto vedere elementi affini in V. Hugo, E. A. Poe, P. Reverdy, Saint-John Perse, L.-P. Fargue. Tipico è come personaggio, per la sua adesione al movimento, il pittore spagnolo S. Dalí. In realtà il surrealismo va considerato come movimento di rottura che continua tendenze varie, anche quelle del futurismo (deviato in nazionalismo, guerra e fascismo): il suo periodo storico va dal 1919 al 1939, come hanno computato con M. Nadeau gli storici letterari. L'adesione, per qualche tempo, al comunismo, per esigenze libertarie, di Breton e di Aragon spiega di loro, come di Éluard, la semplice e schietta poesia resistenziale del periodo della guerra e dell'occupazione tedesca.

Arte

Nel campo delle arti figurative il movimento surrealista, sorto intorno al 1924, costituì una continuazione del dadaismo, per i suoi aspetti di reazione al formalismo cubista, di rivolta nichilista, di esaltazione del nonsenso e dell'irrazionale, di utilizzazione di elementi di automatismo psichico e di casualità. Le stesse opere dei dadaisti presentano più punti di contatto con quelle dei surrealisti, alcuni dei quali infatti provenivano dal movimento dada (Ernst, H. Arp, M. Ray ecc.). Importante componente dell'arte surrealista fu anche la pittura metafisica, che con l'opera di G. De Chirico in particolare ne delineava già con chiarezza alcuni tratti caratteristici: accostamenti inediti di oggetti tendenti a una nuova e occulta significazione, il senso del vuoto determinato da singolari invenzioni e strutturazioni prospettiche, la stessa atmosfera che da questo vuoto scaturiva, densa di ambiguità e di mistero. Accanto a questi antefatti culturali da cui trasse forza il surrealismo deve considerarsi anche il ruolo primario della psicanalisi, che aveva aperto un orizzonte del tutto nuovo all'arte: il mondo del sogno e dei suoi significati. Accanto ai poeti raccolti attorno a Breton confluirono a Parigi pittori di diversa provenienza (Ernst, Y. Tanguy, Masson, R. Magritte, Dalì , P. Delvaux, J. Miró, V. Brauner ecc.) che contribuirono con apporti personalissimi alla battaglia surrealista svoltasi per un quindicennio, fino alla vigilia della seconda guerra mondiale, non senza crisi, contrasti e polemiche interne. La rapida e generale diffusione dell'arte surrealista, dall'Europa all'America fino al Giappone, fu favorita dalle condizioni stesse e dal clima del periodo tra le due guerre, che fornirono agli artisti una ricca e attuale tematica di ispirazione, il tragico dramma che stava per compiersi sull'Europa e che gli artisti surrealisti seppero esprimere con immagini mostruose e terrifiche, dense di significati (da K. Seligmann a P. Nash, W. Paalen, A. Dove, D. Tanning, J. Tunnard, O. Dominguez, W. Freddie, V. Brauner, W. Lam, fino a P. Picasso). Per quanto riguarda la pittura, il surrealismo diede luogo a due tendenze (“due anime”), una verista (che ogni particolare voleva evocato sul quadro calligraficamente) e una astratta. I surrealisti “veristi” tuttavia si espressero mediante un vocabolario formale che solo apparentemente faceva ricorso alla realtà, perché in effetti essa veniva volutamente deformata e del tutto inventata, sottraendo così l'oggetto dalla sua identità e collocazione consuete per trasformarlo in materia di inedite associazioni (così Magritte, Delvaux, Dalí, Ernst). La tendenza “astratta” invece si affermò con quegli artisti che, come Masson e in seguito Miró, puntavano a una vera e propria improvvisazione psichica. Tuttavia sia dalla prima sia dalla seconda l'arte fu intesa come veicolo di conoscenza irrazionale, sostituendo l'occulto e l'ermetico al palese e al dichiarato. Concluso il suo periodo storico, fermenti e stimoli del surrealismo sono emersi anche nell'arte del secondo dopoguerra e agiscono ancora nella pittura contemporanea: l'automatismo psichico, per esempio, fu il primo passo verso quella “scrittura” automatica che sta alla base di tante tendenze dell'arte americana ed europea, così come la tecnica del collage e la riscoperta dell'oggetto “rifiutato” costituiscono il fondamento dei Nouveaux Réalistes. A testimonianza dell'interesse ancora vivo, nel corso degli anni, per il fenomeno surrealista, è la grande mostra retrospettiva organizzata, nel 2002, al Centre Pompidou di Parigi, che raccoglie le più importanti opere del periodo (Le violon d'Ingres di M. Erst, , Portrait prémonitoire de Guillaume Apollinaire, di G. De Chirico fra gli altri). "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 9 pp 294-306" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 9 pp 294-306"

Teatro

Escluso dai programmi artistici del movimento e in particolare dalle formulazioni di Breton, che lo considerava un esempio della decadenza e della commercializzazione dell'arte, il teatro occupò una parte assai limitata nella produzione letteraria surrealistica, che pur ebbe l'avvio da un dramma di Apollinaire. Ci furono alcuni testi, di Aragon, R. Desnos e dello stesso Breton, destinati puramente alla pubblicazione (il più interessante è La Place de l'Étoile, 1927, di Desnos) e ci furono soprattutto le elaborazioni teoriche e i tentativi di messinscena di Artaud e le importanti commedie di R. Vitrac. Entrambi, proprio per queste esperienze teatrali, furono ufficialmente espulsi dal movimento e divennero oggetto di vituperi e di polemiche anche clamorose, come in occasione della regia artaudiana del Sogno di A. Strindberg, quando i surrealisti ufficiali accorsero per disturbare e Artaud si rivolse alla polizia. Ai modi e all'ideologia surrealista si ispira direttamente anche l'unico testo teatrale di Picasso, Le désir attrapé par la queue (1944). Ma più che per le opere che da esso direttamente discendono, il surrealismo in teatro è importante per l'influenza che ha esercitato sulla drammaturgia cosiddetta d'avanguardia, su J. Cocteau e su H. Pichette, sul primo Adamov e su G. Schéhadé ecc., spezzando il circolo chiuso del razionalismo borghese e aprendo la strada alla spontaneità, all'uso non semantico del linguaggio, all'evasione verso il meraviglioso.

Danza

I primi balletti surrealisti apparvero in Germania e non nascosero le matrici espressionistiche. Da R. Laban a G. Steinweg, a W. Gert si passò (1929) con maggior purezza al Bal di G. Balanchine, per il quale De Chirico disegnò i costumi. Ma il surrealismo in danza trovò i suoi accenti più alti con L. Massine, che nel 1939 presentò a New York Bacchanale seguito due anni dopo da Labyrinth e nel 1944 da Mad Tristan, affidati alle musiche di R. Wagner, F. Schubert e ancora Wagner, rappresentati dai Ballets Russes de Monte-Carlo e dai Balletti del marchese di Cuevas. Il fenomeno surrealista in Italia trovò il suo maggiore interprete in A. Savinio, fratello di De Chirico, col quale realizzò la Morte di Niobe (1925), mentre da solo Savinio scrisse la musica della Vita dell'uomo di M. Wallmann e ne dipinse le scene.

Cinema

I film ispirati direttamente e coscientemente al movimento surrealista costituirono, sul finire degli anni Venti, un approdo dell'avanguardia storica francese. Tra essi, nel 1928, La coquille et le clergyman di G. Dulac su testo di A. Artaud, Un chien andalou di L. Buñuel e S. Dalí, L'étoile de mer di Man Ray su versi di R. Desnos, i primi saggi di Ch. Dekeukeleire e H. Storck (ca. 1930) in Belgio, Le sang d'un poète (1930) di Cocteau (sebbene tributario piuttosto del suo personale simbolismo) e soprattutto L'âge d'or (1930) di Buñuel, cineasta surrealista non solo nella forma, ma anche nel contenuto anarchico e libertario, e che lo sarebbe rimasto per tutta la sua attività. Trapiantata negli USA, la “scuola” diede ancora Lot in Sodom (1933-34) di J. S. Watson e M. Webber e il florilegio a colori Dreams That Money Can Buy (1947) a cura di H. Richter, disperdendosi poi nei cento rivoli della nuova avanguardia, dello sperimentalismo e dell'underground. Più vasto è invece l'influsso esercitato dal surrealismo su singoli cineasti (per esempio sul belga A. Delvaux), che in certo senso risponde all'interesse a suo tempo portato dai surrealisti a certe correnti del cinema inconscio, avventuroso e meraviglioso (da G. Méliès a L. Feuillade, ai film anche hollywoodiani d'amour fou).

Per la letteratura

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Per l'arte

M. Jean, A. Mezel, Histoire de la peinture surréaliste, Parigi, 1959; F. Fortini, Il movimento surrealista, Milano, 1960; J. Marcel, Histoire de la peinture surréaliste, Parigi, 1960; M. Brion, Art fantastiques, Parigi, 1961; A. Breton, Manifestes du Surréalisme, Parigi, 1962; P. Waldberg, Le Surréalisme, Ginevra, 1962; J. Pierre, Le Surréalisme, Losanna, 1965; R. Passeron, Histoire de la peinture surréaliste, Parigi, 1968; W. S. Rubin, Dada, Surrealism and their Heritage, New York, 1968; J. Corti, Dictionnaire abrégé du surréalisme, Parigi, 1969; S. Alexandrian, Dictionnaire de la peinture surréaliste, Parigi, 1973; P. Waldberg, Le demeures d'Hypnos, Parigi, 1976; A. Breton, Entretiens, Roma, 1991.

Per il cinema

A. Kyrou, Le surréalisme au cinéma, Parigi, 1953; R. Manvell (a cura di), Nascita del cinema, Milano, 1961; P. Tyler, Underground Film - A Critical History, New York, 1969; G. Rondolino (a cura di), L'occhio tagliato - Documenti del cinema dadaista e surrealista, Torino, 1972; A. Schwarz, I surrealisti, Milano, 1989.