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Karavan, Dani

scultore israeliano (Tel Aviv, 1930). Ha studiato arte a Tel Aviv, dove fu allievo di M. Janco; a Gerusalemme e, dal 1955 al 1957, a Firenze ove approfondì gli studi sulla tecnica dell'affresco. Pur essendo fortemente legato al paesaggio e alle problematiche politiche di Israele, Karavan riesce tuttavia a confrontarsi con l'arte moderna europea e statunitense. Nei suoi lavori, quali il Negev Monument (1963-68) o l'environnement allestito alla Biennale di Venezia del 1976, confluiscono i filoni del costruttivismo, dell'architettura espressionista e della scultura praticabile che rimandano a Tatlin e a Malevič, a Gropius e a Le Corbusier. Come testimoniato dalla suggestiva mostra allestita nel 1977 (al Forte Belvedere di Firenze e al castello dell'Imperatore di Prato), Karavan e la sua opera si collocano nella tradizione delle invenzioni architettoniche attivate plasticamente, di sculture legate all'architettura e pertanto praticabili, ove le proprietà plastiche del cemento, del legno, del rame vengono sviluppate in relazione agli elementi naturali e all'architettura del sito entro cui l'opera si colloca. Karavan, che vive tra Tel Aviv, Parigi e Firenze, lavora a livello mondiale, soprattutto per amministrazioni pubbliche e comunali: in Israele, in Francia (Axe Majeur, 1980, Cergy Pontoise; Réflextion/Réflection, 1982, Parigi, Musée d'Art Moderne de la Ville; Two Parallel Lines, 1986, Museo di Marsiglia), in Olanda, in Svizzera, in Italia (progetto della corte e dei giardini di palazzo Citterio e Museo Brera II, 1986, Milano), in Germania, in Corea (Way of Light, environnement allestito in occasione dei giochi olimpici di Seoul, 1988), in USA (Rilievo murale per l'aeroporto Kennedy, 1972-74, New York). Ancora si ricordano Ma’alot (la Museumplatz dei musei Wallref-Richartz e Ludwig) a Colonia (1981-86), il monumento commemorativo per W. Benjamin a Port Bou (1990) e La via dei diritti umani di Norimberga (1993).

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