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Kodolányi, János

narratore ungherese (Telki 1899-Budapest 1969). Autore di un trittico di romanzi storici, ha inteso far rivivere la lingua del Duecento, pervenendo invece a una nuova creazione artistica piuttosto che a una ricreazione filologica, risuscitando la vita di secoli lontani. Nei Figli del ferro (1936) ha ritratto il periodo dell'invasione dei Tatari; in Boldog Margit (1937) ha innestato nella stessa epoca la vita della santa ungherese, figlia del re; in Frate Giuliano (1938) ha descritto i viaggi del protagonista, un domenicano, alla ricerca dell'antica patria Magna Hungaria. Al trittico storico Kodolányi ha fatto precedere un trittico sociale: La bella Susanna (1924), Prigioni (1925) e L'apoteosi di Józef Kántor (1926); per tornare poi alla tematica dei problemi contadini e della riforma agraria anche in due drammi: Il testamento e Il terremoto (1939). Negli ultimi anni Kodolányi tornò al genere prediletto del romanzo storico, anzi preistorico, scegliendo i suoi temi nell'epoca del poema assiro-babilonese su Gilgamesh. Interessante l'autobiografia Il mondo sprofonda, scritta durante la II guerra mondiale e pubblicata postuma nel 1970.

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