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Lamartine, Alphonse-Marie-Louis Prat de-

poeta francese (Mâcon 1790-Parigi 1869). Tra i maggiori esponenti del romanticismo francese e uomo politico di ispirazione liberale, Lamartine trascorse l'infanzia a Milly, vicino a Mâcon, dove il padre, gentiluomo di vecchio stampo, aveva trasferito la famiglia subito dopo la Rivoluzione. Maggiore di sei fratelli, la sua sensibilità venne esaltata dalla tenerissima e intelligente vigilanza della madre. Dell'influsso materno si hanno testimonianze sia nelle autobiografiche Confidences (1849) sia nel Journal. Studiò a Lione e a Belley e cominciò a scrivere versi intorno al 1807, al rientro in famiglia dopo gli studi, manifestando un profondo senso elegiaco che si arricchì con le sensazioni del suo primo viaggio in Italia (soggiornò a Napoli dal 1811 al 1812) e le visioni dei bellissimi paesaggi della Savoia. A Napoli visse l'idillio con Graziella, il cui racconto vide la luce solo nel 1849. Per breve tempo, nel 1814, fece parte della guardia del corpo di Luigi XVIII, ma con i Cento Giorni riprese la sua libertà e tornò ai viaggi. Ad Aix-les-Bains nel 1816 si innamorò di Julie Charles, moglie di un medico, morta l'anno dopo, che gli ispirò, immortalata nella figura di Elvira, le dolci poesie delle Méditations poétiques (1820; Meditazioni poetiche), dove si ritrovano i più bei versi del poeta (Le soir, Le lac, L'automne) e si avvertono i primi echi del romanticismo. Il successo dell'opera fu grande e Luigi XVIII nel 1821 nominò Lamartine segretario d'ambasciata a Firenze. Il poeta, che si era sposato l'anno prima con la ricca inglese Marianne Elise Birch, compagna affettuosa anche nei momenti più duri della sua vita, quando una folle prodigalità e speculazioni sbagliate, nel 1849, lo costrinsero ai “lavori forzati letterari”, come egli chiamò l'Histoire de la Révolution de 1849 (1849), l'Histoire de la Restauration (1851-53) e il Cours familier de littérature in 28 volumi scritti dal 1856 al 1863, nel 1823 pubblicò le Nouvelles méditations (che raccolgono liriche, piene di sentimento, come Le poète mourant, Le fossé, Les préludes) e La mort de Socrate, parafrasi poetica di una parte del Fedone. Nel 1825 scrisse Le dernier chant du pèlerinage d'Harold, continuazione del Pellegrinaggio del giovane Aroldo di Byron, dove la morte del poeta a Missolungi ha toni accorati. In quest'opera si ritrova l'infelice (ma anche fraintesa) accusa all'Italia, definita poussière humaine, non perdonatagli da Gabriele Pepe che lo sfidò a duello. Alcune liriche di singolare bellezza apparvero successivamente nelle Harmonies poétiques et religieuses pubblicate nel 1830 (Invocation, Le tombeau d'une mère, Novissime verbe) di ispirazione altamente cristiana. Nello stesso anno in cui venne nominato accademico, la rivoluzione di luglio segnò la fine della sua carriera diplomatica e uno sfortunato inizio di quella politica che lo vide respinto al suo primo tentativo di entrare alla Camera. Tre anni dopo, al rientro da un lungo viaggio nel Vicino Oriente (rievocato in Voyage en Orient, 1835) venne eletto deputato di Bergues. L'intensa attività politica non gli impedì di pubblicare Jocelyn (1836), frammento di un vasto poema che l'autore voleva dedicare all'umanità e di cui pubblicò successivamente un altro frammento, La chute d'un ange. Dopo una nuova opera poetica nel 1839, Les Recueillements, e un lungo silenzio scrisse l'Histoire des Girondins (1847). Fautore della rivoluzione del 1848, che gli aprì la strada del Ministero degli Esteri e che lo fece giungere fino a capo del governo provvisorio, con l'elezione di Luigi Napoleone alla presidenza della Repubblica, finì la sua carriera politica di cui ci resta ampia testimonianza nella raccolta dei discorsi politici (1833-48). Tra gli ultimi e più sentiti va ricordato quello che rivolse il 25 febbraio del 1848 al popolo per invitarlo a non sostituire il tricolore con la bandiera rossa. Il primo anno dedicato nuovamente per intero alle lettere gli consentì di pubblicare le già citate Confidences, Graziella e Raphaël, tutte di ispirazione autobiografica. Napoleone III lo salvò dal bisogno, nonostante il suo lavoro intensissimo, concedendogli una rendita annua. Il cantore delle dolci cose legate alla famiglia, alla terra, alla patria, non era stato dimenticato. La sua lirica, fatta di sentimenti, di stati d'animo, intessuta di una cultura (Virgilio, Petrarca, Racine, Chateaubriand) che appariva filtrata e ricreata da una sensibilità acutissima e libera da ogni virtuosismo, ha conservato nel tempo tutto il suo fascino.

Bibliografia

G. Truc, Lamartine, Bruxelles-Parigi, 1968; M. Toesca, Lamartine ou l'amour de la vie, Parigi, 1969; J. Bloncourt Herselin, Lamartine et l'Italie, Parigi, 1970; C. Dédéyan, Lamartine et la Toscane, Milano, 1981.