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Luigi XVIII

re di Francia (Versailles 1755-Parigi 1824). Alla morte del fratello Luigi XVI, Louis-Stanislas-Xavier, conte di Provenza, rivendicò i diritti della corona di fronte alla Rivoluzione. Principe illuminato e progressista, di spirito voltairiano e oppositore dello spirito tradizionalista di corte prima della Rivoluzione, aveva fatto sperare i legittimisti, Mirabeau compreso, che egli potesse capeggiare un governo costituzionale; già al momento della fuga del re a Varennes (1791), tuttavia, Luigi XVIII era andato a Coblenza a guidare l'opposizione degli emigrati. Alla morte del Delfino (1795) assunse il nome di Luigi XVIII e lavorò tenacemente al proprio ritorno. Dal 1809 al 1814 fu in più luoghi d'Europa, specie in Inghilterra, e finalmente nel 1814, con la caduta di Napoleone, poté ascendere al trono, in un momento difficile della storia francese. Dopo la pausa dei Cento Giorni (che costrinse Luigi XVIII a rifugiarsi a Gand) e la sconfitta di Napoleone a Waterloo (1815) poté riprendere il suo posto di monarca. Toccò a lui rafforzare il movimento monarchico con le garanzie della libertà e senza lasciar eccedere gli ultras (ultrarealisti), in particolare dopo il Terrore bianco1815) e dopo le reazioni per l'uccisione del duca di Berry (1820), erede al trono. Contro le rivendicazioni estreme del legittimismo sostenute da suo fratello, il futuro Carlo X, re reazionario, e del duca di Blacas, elargì la Carta costituzionale, ispirata, sia pur con limiti, a motivi liberali e sciolse la reazionaria cosiddetta Camera introvabile (1816). Abile amministratore e diplomatico, cercò di limitare le conseguenze delle guerre sostenute dalla Francia contro gli alleati e sia al Congresso di Vienna (1815) sia successivamente, gli fu prezioso l'aiuto di Talleyrand. In una società stanca di guerre e di avventure operò per favorire un ritorno all'ordine e alla religione, ma non seppe vedere nell'opera di liberali schietti come B. Constant, il generale Foy e il marchese di Lafayette, il cammino verso cui volgere risolutamente la nuova politica e lasciò corso a vecchie tendenze di destra che si acuirono col Congresso di Verona (1822) e con la spedizione di Spagna (1823). La chiamata di J.-B. de Villèle al governo significò l'affermazione della destra che prese la mano al sovrano e diede l'avvio al declino monarchico.

Bibliografia

P. Rain, L'Europe et la Restauration des Bourbond. 1814-1818, Parigi, 1908; P. de la Gorce, Louis XVIII, Parigi, 1926; R. G. M. Castries, Louis XVIII. Portrait d'un roi, Parigi, 1969.

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