Questo sito contribuisce alla audience di

Linhartová, Věra

narratrice e poetessa ceca (Brno 1938). Critica d'arte legata negli anni Sessanta al Gruppo surrealista di Praga (di quegli anni sono i versi pubblicati poi in Giano dai tre volti, 1993), autrice di monografie su artisti figurativi (A. Tapiés, J. Šima), dalla sua produzione narrativa estremamente rarefatta esala un indubbio quanto inquietante fascino. In un'epoca di obbligato realismo, i bizzarri e quasi astratti racconti che aveva cominciato a scrivere sul finire degli anni Cinquanta – poi confluiti in Uno spazio da distinguere (1964), Interanalisi del fluito prossimo (1964), Discorso sul montacarichi (1965), L’eppurlinguaggio (1967) e Una casa lontano (1968) – mettono in scena le raggelate geometrie di una razionalità che delega alle circonvoluzioni del discorso quel senso solo raramente veicolato da un qualche sviluppo della trama. In Chimera, ovvero Sezione di cipolla (1967, pub. nel 1993), l'ultimo testo in ceco, il tono sembra farsi invece più discorsivo, con compiaciute divagazioni letterarie. Trasferitasi nel 1968 a Parigi, la sua ricerca all'interno del linguaggio è continuata in francese nei testi brevi, quasi poemetti in prosa, di Twor (1974) e Intervals (1979; Intervalli). Risultato forse del nuovo interesse per la cultura giapponese d'avanguardia (cui ha poi dedicato studi e traduzioni) sono il ritorno al figurativo e la nuova scrittura cesellata che pervade Portraits carnivores (1982; Ritratti carnivori), tre accorate variazioni sul tema del vuoto, dell'isolamento cercato, e i racconti di Anachroniques (1995) e Mes oubliettes (1997).