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Mòtta di Livènza

comune in provincia di Treviso (37 km), 9 m s.m., 37,6 km², 9657 ab. (mottensi), patrono: san Nicolò (6 dicembre).

Centro alla destra del fiume Livenza. Fece parte per molto tempo del Patriarcato di Aquileia, insieme alla vicina Oderzo, da cui dipendeva. Nel sec. XI fu assoggettato dagli Strazzolino della Motta, che vi eressero il castello. Nei sec. XIII-XVI fu signoria dei Da Romano e dei Carraresi e nel 1420 entrò a far parte dei domini della Repubblica di Venezia. § Il duomo, iniziato nel primo Cinquecento, conserva dipinti di L. Bassano e di P. Amalteo, nativo del paese (1505-1558). Il santuario della Madonna dei Miracoli, la cui facciata trilobata è preceduta da un elegante portico, custodisce un dipinto di Palma il Giovane, affreschi della scuola del Pordenone e un bassorilievo forse del Sansovino. § L'attività prevalente è legata all'industria del mobile, affiancata dai settori metalmeccanico, alimentare, tessile, della lavorazione dei materiali lapidei, delle materie plastiche, del legno e dell'abbigliamento. L'agricoltura produce cereali, ortaggi, frutta, uva da vino e foraggi; si pratica l'allevamento bovino e suino. § Vi nacque l'economista Corrado Gini (1884-1965).