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Romano, da-

famiglia veneta, detta anche degli Ezzelini. Discese da Ecelo, cavaliere francone che accompagnò in Italia Corrado II, probabilmente durante la prima venuta (1026), quando questi distribuì i feudi in modo da assicurarsi validi appoggi in Italia, e fu investito dei castelli di Onara e di Romano, lungo il Brenta. Assai presto la famiglia intervenne nelle guerre e nelle fazioni locali, allargando i feudi e conseguendo grande prestigio, specialmente a Treviso. Ebbe rapporti, ora di pace ora di guerra, con Vicenza, nelle lotte dei Maltraversi, con Padova, che distrusse il castello di Onara (1198), con Ferrara, in favore dei Torelli contro gli Estensi, con Verona, per i Monticoli o Montecchi contro i San Bonifacio. Il nipote di Ecelo, Ezzelino I il Balbo, partecipò alla Lega Veronese contro Federico Barbarossa (1164). Fu tra i comandanti dell'esercito confederato venuto nell'Oltrepò Pavese per liberare Alessandria dall'assedio del Barbarossa e si recò, con un altro rappresentante, a trattare la tregua di Montebello (1175). Ezzelino II, detto il Monaco perché si ritirò in convento (1221), aumentò l'influenza della famiglia con la spregiudicata condotta nelle rivalità e nelle lotte, con le cariche di podestà a Treviso (1191 e 1192) e a Vicenza (1211) e con la fedeltà a Corrado IV nella contesa per la corona imperiale. Chi portò al massimo la potenza fu suo figlio Ezzelino III, coadiuvato dal fratello Alberico. Dapprima partigiani della lega anti-imperiale, passarono a Federico II e gli permisero di impossessarsi delle Chiuse di Verona (1232) assicurandosi il transito con la Germania. Per il valore e l'assenza di scrupoli nel destreggiarsi tra rivalità e intrighi divennero, specialmente il primo, i pilastri dei ghibellini in Italia. Ma nel 1239 Alberico ruppe con l'imperatore e per lui non esitò a far guerra anche al fratello, col quale tuttavia si riconciliò nel 1257. Dopo la sconfitta di Ezzelino a Cassano d'Adda (1259), che segnò il tramonto dei ghibellini, Alberico non ebbe più difese; fu catturato nel castello di S. Zenone e massacrato con la moglie e i figli (1260). Le vicende turbolente e feroci che travagliarono la famiglia ispirarono molti scrittori, tra cui Dante, che ricordò sia Ezzelino III sia la sorella Cunizza(Paradiso, IX), donna vaga d'amore, andata sposa a Rizzardo di San Bonifacio, ma amante prima del trovatore Sordello, poi d'altri, prima di passare a nuove nozze. Cunizza morì a Firenze nel 1279. La famiglia era ormai estinta.

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