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Mamelucchi

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Storia

Schiavi musulmani per nascita o conversione, per lo più turchi o circassi, raccolti dai sultani ayyubiti d'Egitto per formare milizie a loro devote. Divenuti poi potentissimi, dominarono politicamente l'Egitto (1250-1517) e costituirono, anche dopo la conquista ottomana, una casta molto influente (1517-1811). I primi a raccogliere l'eredità degli Ayyubiti furono i Mamelucchi bahrī (“del fiume”, perché stanziati in un'isola del Nilo), regnanti dal 1250 al 1390: ebbero un grande sultano in Baybars I (m. 1277), che accolse al Cairo un discendente dei califfi abbasidi spodestati a Baghdad e protrasse per molti anni la vita di un califfato solo nominale. S'imposero poi i Mamelucchi burǧi (“della cittadella”, quella del Cairo), circassi per lo più; il loro regime, pesante e malvisto dalle popolazioni, finì con la conquista ottomana (1517). Sempre turbolenti, i Mamelucchi erano ancora ben organizzati e temibili al tempo di Bonaparte, che li sconfisse nella battaglia delle Piramidi (1798); ma il sultano Muḥammad ʽAlī se ne sbarazzò, facendoli massacrare (1811). I sultani mamelucchi protessero le arti, incoraggiando soprattutto l'architettura. § Con lo stesso nome è nota una dinastia che tenne il sultanato di Delhi dal 1206 al 1290 e che deve il nome al fatto che la maggior parte dei sovrani erano schiavi (mamlūk) di origine turca.

Arte

Concentrata quasi esclusivamente al Cairo, l'attività costruttiva dei Mamelucchi bahrī è una continuazione di quelle ayyubita e fatimita, arricchita da influenze cristiane. Essa si servì di un ottimo materiale da costruzione (pietra da taglio e calcare) e di una grande abilità tecnica, evidente soprattutto nella decorazione delle facciate e nella struttura delle cupole. Le costruzioni religiose comprendono, oltre le moschee, madrase e mausolei; quelle civili: ospedali, acquedotti, fontane, bagni pubblici, ponti, caravanserragli. Le moschee, solitamente del tipo tradizionale con cortile aperto circondato da deambulatori (riwāq), hanno talvolta una cupola dinanzi al miḥrāb (moschee di Baybars, di ibn Qalāwūn, di al-Maridani). Il più bell'edificio di questo periodo, attribuito a un architetto siriaco per la perfezione delle proporzioni e la semplice eleganza degli ornati, è la moschea di Sultān Ḥasan, a pianta cruciforme con quattro īvān e un'enorme stanza voltata in continuazione dell'īvān principale, che costituisce il mausoleo del sultano. Vari ordini di finestre sono disposti entro pannelli leggermente ribassati e delimitati in alto da muqarnas. I portali, ispirati alla tradizione siriaca, sono formati da archi inseriti in profonde rientranze, ornati da file multiple di muqarnas digradanti. Durante la dinastia dei Mamelucchi burǧi si ebbe un graduale impoverirsi delle forme architettoniche, che si contrappose all'ornamentazione fastosa ma di gusto deteriore. Le moschee e le madrase costruite in questo secondo periodo sono semplici locali coperti da un soffitto ligneo, aperto al centro da un lucernario (moschea di Qā'itbey, madrasa-moschea di Qijmas al-Isḥāqi). Diffusi sono i grandi complessi, comprendenti la moschea, la madrasa, l'ospedale e il mausoleo del fondatore. Madrase e moschee hanno spesso pianta cruciforme, ma con īvān assai ridotti, anche se profusamente ornati. Per il fiorire dei commerci si costruirono molti caravanserragli del solito tipo a corte, circondata dagli alloggi e con una serie di botteghe sulla fronte.

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