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Selgiùchidi

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Storia

Dinastia turcomanna (sec. XI-XIII) che fondò vari regni nella vasta area geografica compresa tra lago d'Aral, Mar Caspio, Mar Nero, Mediterraneo orientale e Golfo Persico. La dinastia dei Selgiuchidi diede il suo nome anche a quei Turchi, detti più esattamente Oghuz (in arabo Guzz) o Turcomanni, che, militando ai suoi ordini, formarono la classe dominante dei regni suddetti. Capostipite dei Selgiuchidi fu Selgiūq, valoroso capo oghuz (morto ca. nel 1010). I suoi discendenti combatterono alle dipendenze dei Qarakhānidi di Buhara, donde passarono in Corasmia e poi nel Khorāsān; qui s'insediarono al posto dei Gasnavidi sconfitti (1041). Toghrul Beg fu il primo sultano selgiuchide: la sua forza militare gli permise di atteggiarsi a protettore e “vicario” del califfo abbaside di Baghdad. Alp Arslān, suo nipote, tra il 1063 e il 1070 conquistò l'Azerbaigian e la Siria; nel 1071 sconfisse i Bizantini a Manazikert e occupò Armenia e Cappadocia. Malikshāh (1072-92), succedendo al padre, innalzò il regno selgiuchide al massimo splendore, abbellendone le due capitali, Esfahān e Baghdad; ma il vero detentore del potere fu il visir Niẓam al-Mulk, saggio statista che nel tentativo di restaurare l'ortodossia sunnita finì pugnalato da un ismailita (1092). Subito dopo morì Malikshāh, probabilmente avvelenato; gli succedette il figlio Barkiyārūq, poi un altro figlio, Muḥammad, che perdette la vita nell'assedio del castello di Alamūt, ultimo baluardo degli “Assassini” (1118), e infine il terzo figlio, Sanǧar, altro combattente valoroso e sfortunato, con cui s'estinse la dinastia dei cosiddetti Selgiuchidi “maggiori” (1157). L'unità del regno selgiuchide era già tuttavia minata dalle discordie familiari della dinastia e dall'ambizione degli ātā-beg, alti dignitari preposti al governo delle province. Così nel 1041 si formò un regno selgiuchide nel Kirmān (Persia), scomparso nel 1186; nel 1071 sorse il regno selgiuchide dell'Asia Minore o “regno di Rūm”, che, conquistate Nicea e Antiochia, si difese male contro i primi crociati (1097-99), ma poi s'ingrandì verso l'Asia Minore, pose la sua capitale a Konya (Iconio), s'impossessò dei porti d'Adalia e Sinope e conobbe una notevole prosperità, per sparire poi dalla storia a cavallo tra i sec. XIII e XIV. Dalle sue rovine nacquero molti piccoli emirati turchi, uno dei quali, fondato da ʽOsmān, diede origine alla potenza ottomana. Tra gli altri regni dei Selgiuchidi, si ricordano quello degli Zengidi (Mossul, Aleppo, Edessa, Damasco), che nel sec. XII lottò con successo contro i crociati; e quello dei Khwārizm-shāh, sul corso inferiore dell'Amudarja (1077-1231), che ebbe lunghi periodi di splendore e fu distrutto dai Mongoli.

Arte

I Selgiuchidi diedero un impulso notevolissimo alla produzione artistica del loro immenso impero e un contributo fondamentale al patrimonio islamico, nel quale innestarono fecondi apporti propri della civiltà delle steppe. Al periodo selgiuchide risale, in area persiana, la definizione della moschea “iranica”, la cosiddetta moschea-madrāsa, costituita da quattro īvān disposti a croce, prospicienti su una corte, di cui quello corrispondente al miḥrāb appare spesso seguito da una sala quadrata cupolata, che deriva dalla sala del trono sassanide. Se il più antico esempio del genere sembra il Gāmi di Zawāra (1135), certamente il più splendido è quello della Moschea del Venerdì (Masgid-i-Ǧāmi) di Esfahān, costruita dal visir Niẓam al-Mulk (dal 1088), la quale, nonostante i rimaneggiamenti successivi, conserva l'originale īvān meridionale e la sala con il nuovo tipo di cupola doppia (circolare all'interno, ovoidale all'esterno) su nicchie a trifoglio, destinate ad avere grande fortuna nella successiva produzione persiana. I minareti avevano per lo più una base quadrata, ottagonale o stellare, su cui s'innalzava un'alta canna cilindrica rastremata. I monumenti funerari dell'area persiana hanno una tipologia molto variata: a torre cilindrica, a pianta poligonale o quadrata, con cupole, talvolta rivestite da una calotta conica o piramidale; molto diffuso è però anche il modello quadrato sormontato da una cupola. Degli splendidi palazzi di Nishapur, Merv e Esfahān restano solo frammenti decorativi (stucchi, pitture, mattonelle a croce o a stella con smalti). I caravanserragli (han) presentano schema a corte con quattro īvān (Rabat-i-Sharaf nel Khorāsān, inizi sec. XIII). Il materiale da costruzione più diffuso nell'area persiana è il mattone, usato anche in funzione decorativa; frequenti i rivestimenti in stucco, con ornati vegetali o epigrafici, e la ceramica smaltata, in blu, turchese e cobalto. La produzione architettonica dei Selgiuchidi d'Anatolia, che risentì più fortemente di influssi bizantini e armeni, si differenzia da quella iranica per l'impiego di un diverso materiale da costruzione (pietra da taglio anziché mattone, e in seguito marmo per i rivestimenti e legno per gli interni), per l'abbondanza di sculture animali, per l'uso di portali monumentali, nonché per la tendenza a chiudere con cupole anche i cortili aperti, anticipando le soluzioni centrali ottomane. Tipicamente anatolica è la moschea senza cortile, con la sala di preghiera a navate su pilastri sorreggenti coperture diverse (piatte, a cupola, a botte), con una o più cupole sul miḥrāb (moschee di Ala'ud-Dīn a Niǧde, Burmali Minare e Gök Madrāsa di Amasya, Ulu Cami a Divriǧi). Le tombe a torre sono di ispirazione persiana (splendidi gli esempi di Amasya, Tokat, Sivas, Divriǧi e Niǧde) ma vi compaiono accenti armeni quali i rivestimenti in pietra e i portali riccamente decorati anche con figure di animali. Anche le madrāse conservano il tipo persiano a īvān; la corte è spesso coperta da cupola (Qaratay e Ince Minare Cami di Konya, impostate sui cosiddetti “triangoli turchi”). L'imponente architettura civile anatolica è attestata dai resti del palazzo a chioschi di Konya e da una settantina di caravanserragli, per lo più a grande cortile con ambienti e sala basilicale a pilastri. La decorazione interna degli edifici anatolici era in mattonelle policrome invetriate, a disegni vegetali o epigrafici in blu, nero e bianco. La produzione ceramica selgiuchide, che presenta una grande varietà di tecniche e tipologie, fiorì particolarmente nei centri di Rayy e Kashan in Iran, di Raqqa in Mesopotamia, di Iznik e Kütahya nell'Anatolia. Nel sec. XII comparve anche la ceramica a lustro. Ricchissima anche la produzione di metalli lavorati, bronzo soprattutto, ma anche ottone fuso, inciso, traforato, talvolta con incrostazioni di argento e rame o con decorazioni a smalto: si tratta di bacili, secchielli, bruciaprofumi, candelieri, scatole, con ornati epigrafici e figurati eseguiti con una tecnica eccellente e uno stile sobrio e vigoroso.

Bibliografia

T. Talbot Rice, I Selgiuchidi in Asia Minore, Milano, 1969; R. Rainero, Storia della Turchia, Milano, 1972; R. M. Graine, L'art et l'architecture des Seldjoukides, Parigi, 1986.