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Manzù, Giàcomo

pseudonimo dello scultore e incisore G. Manzoni (Bergamo 1908-Ardea, Roma, 1991). Dopo un periodo giovanile di pratica artigianale plastico-decorativa nell'ambiente di intagliatori e stuccatori, nel 1930 Manzù si stabilì a Milano, dove attese alla decorazione della Cappella all'Università Cattolica (1931). In questo periodo ebbe grande importanza sulla formazione dell'artista l'esperienza di Medardo Rosso, soprattutto nel modellato di tipo impressionistico e intimista. Nel 1936 Manzù compì un viaggio a Parigi, dove incontrò Rodin; più tardi fu vicino al movimento di Corrente, ma ben presto le esigenze della sua ricerca interiore lo portarono a operare al di fuori di ogni partecipazione di gruppo o di tendenza. È alla fine degli anni Trenta che Manzù trova un suo ritmo, dal 1937-39 attua una svolta nella sua produzione: modella le varie versioni del David in piedi e del David accovacciato, crea alcuni ritratti, rilievi con Crocifissioni, Deposizioni, un piccolo Cardinale e L'autoritratto e la modella, opere nelle quali l'artista definì alcune scelte tematiche e rivelò i caratteri più intimi della sua scultura, conquistando un più solido senso del volume e della composizione. Durante il periodo di guerra il tema religioso delle “deposizioni” e delle “crocifissioni” offrì a Manzù la possibilità di maturare nuove esperienze plastiche ma soprattutto di coinvolgere nella rappresentazione del dramma divino la sofferenza e il dolore dell'umanità mediante la trasfigurazione dei personaggi convenzionali con immagini di più contingente attualità iconografica. Negli anni Quaranta e Cinquanta nascono le prime nature morte, tema sviluppato magistralmente in seguito (Sedia con frutta, 1960). Alla mostra antologica della sua opera organizzata a Milano nel 1947 seguì il massimo riconoscimento alla Biennale di Venezia del 1948, dove Manzù ottenne il Gran Premio per la scultura; nel 1949 vinse il concorso per una delle porte di S. Pietro in Vaticano, opera che ebbe realizzazione definitiva nel 1964 (Porta della Morte, dedicata a Giovanni XXIII). Nel 1955, dopo aver concluso il lungo periodo di insegnamento a Brera, lo scultore tenne corsi estivi di insegnamento, assieme a O. Kokoschka, a Salisburgo, per la cui cattedrale eseguì la porta centrale (1958). Accanto alla solennità plastica delle grandi figure di cardinali Manzù ha ricercato in altri temi (Passo di danza, 1954, Mannheim, Städtische Kunsthalle; Sedia con aragosta, Grande gruppo degli amanti, 1966, New York, collezione privata; la serie di ritratti di Inge) nuovi rapporti di forma-spazio e di luce-ombra per una maggiore affermazione dell'immagine. Tra le ulteriori realizzazioni dell'artista, che nel 1966 ottenne il Premio Lenin per la Pace, si ricordano la Porta della Pace e della Guerra per la chiesa di S. Lorenzo a Rotterdam (1965-69) e la Deposizione per i Giardini di Porta Nuova a Bergamo (1977). A partire dal 1985 Manzù si dedicò a Inno alla vita, imponente scultura bronzea (alta ca. 7 m) raffigurante una madre con bambino, donata dallo Stato italiano all'ONU nel 1989 e situata nel piazzale antistante il Palazzo di vetro a New York. Realizzò inoltre l'arca-sarcofago per l'amico R. Guttuso, monumento funebre collocato a Bagheria (giardino di Villa Cattolica) nel 1990. Da ricordare, infine, la sua notevole attività di incisore e di scenografo teatrale. § Presso la casa di Ardea (Roma) dove Manzù trascorse gran parte della vita, ha sede la Raccolta Amici di Manzù, esposizione permanente della produzione dell'artista a partire dal 1937. Tra le opere si ricordano: La testa di Inge (1960), Papa Giovanni (1963), Emy sulla sedia (1974).

Bibliografia

G. C. Argan, Manzù, disegni, Bergamo, 1948; C. L. Ragghianti, Giacomo Manzù, Milano, 1957; M. Carrà, Giacomo Manzù, Milano, 1966; M. De Micheli, Giacomo Manzù, Milano, 1971; C. Costantini, Manzù, una vita straordinaria, Roma, 1989.

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Giacomo Manzù.