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Muratóri, Ludovico Antònio

erudito, storico e letterato italiano (Vignola 1672-Modena 1750). Studiò a Modena, prima presso i padri gesuiti, poi filosofia in quella università; per volere del padre seguì anche i corsi di diritto laureandosi nel 1694, ma occupandosi soprattutto di studi eruditi sotto la guida di B. Bacchini (dal 1692). Nel 1695, ordinato sacerdote, fu chiamato a Milano a far parte del Collegio dei Dottori della Biblioteca Ambrosiana; frutto del suo lavoro milanese sono i primi due volumi degli Anecdota latina (1697-98; il III e IV, 1713) e la raccolta dei materiali per il Novus Thesaurus veterum inscriptionum (1739-43, 6 vol.). Nel 1700 fu chiamato a Modena dal duca Rinaldo I d'Este e nominato archivista e bibliotecario ducale, e storico della casa d'Este, incarico al quale dal 1708 al 1720 fu connesso quello di difensore dei diritti estensi su Comacchio rivendicati dalla Santa Sede. Nel 1716 gli fu attribuita la prepositura della chiesa di S. Maria Pomposa a Modena in premio dei servigi resi alla famiglia ducale. I primi interessi di Muratori dopo il ritorno a Modena furono soprattutto rivolti alla letteratura: una serie di opere segna la sua transizione dal barocco all'Arcadia: dai Primi disegni della repubblica letteraria d'Italia (1703) a Della perfetta poesia italiana (1706, ma scritto nel 1703), alle Riflessioni sopra il buon gusto nella scienza e nelle arti (1708-1715). La riflessione sulla storia, che già aveva rilievo in queste opere, divenne centro del suo lavoro anche sotto l'impulso della sua attività nella polemica giuridico-politica per Comacchio: nacquero così le Antichità Estensi (1717, II vol. 1740), quasi un'anticipazione delle grandi opere che seguirono e una definitiva adesione ai metodi storiografici dei padri maurini (anche attraverso la mediazione del padre Bacchini) arricchiti dalla concezione (settecentesca) della storia civile, come connessione organica di eventi politici, fatti giuridici e fenomeni sociali (nella più ampia accezione del termine). Dal 1723 al 1738 pubblicò i primi 27 vol. dei Rerum Italicarum Scriptores (il 28º postumo, 1751), il maggior esempio della critica filologica settecentesca: con l'aiuto di vari collaboratori raccolse le fonti della storia medievale italiana (cronache, testi giuridici, epigrafici, letterari, dal sec. VI al sec. XVI). Frutto di un tale lavoro critico sulle fonti sono anche le Antiquitates Italicae Medii Aevi (1738-43, 6 vol.), di cui diede anche una traduzione in compendi (Dissertazioni sopra le antichità italiane, postumo, 1751-55, 3 vol.), 75 studi su altrettanti aspetti della storia civile medievale. Infine, quasi a compendiare la sua attività di storico, gli Annali d'Italia dal principio dell'era volgare al 1749 (1744-49, 12 vol.), uno dei punti più alti della storiografia settecentesca per il rigore critico e la coerenza metodologica, e uno dei capolavori della nostra letteratura: con il loro linguaggio “familiare” rompono una tradizionale identificazione di opera storiografica e stile oratorio.

G. Falco, Il pensiero civile di Muratori, Roma, 1950; F. de Carli, Ludovico Muratori. La sua vita, la sua opera e la sua epoca, Firenze, 1955; S. Bertelli, Erudizione e storia in Ludovico Muratori, Napoli, 1960; M. Rosa, Riformatori e ribelli nel Settecento religioso italiano, Bari, 1969; A. Andreoli, Nel mondo di Ludovico Muratori, Bologna, 1972; E. Pattaro, Il pensiero giuridico di Ludovico Muratori tra metodologia e politica, Milano, 1974; A. Cottignoli, Muratori teorico, Bologna, 1987.