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New Archaeology

corrente fondata sull'uso di procedimenti scientifici nella ricerca archeologica al fine di giungere a conclusioni imparziali e di valore assoluto. Le origini del movimento noto come New Archaeology risalgono alla fine degli anni Cinquanta del Novecento. Si tratta di una tendenza che ha avuto il suo massimo sviluppo fra gli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta. Il suo terreno di coltura è stata l'archeologia americana, nella quale, a differenza di quella europea e mediterranea in particolare, predominano problematiche di tipo preistorico. La New Archaeology può essere definita anche “archeologia processuale”: caratteristica di questo modo di fare archeologia è il ruolo centrale riconosciuto ai “processi culturali”, intesi come comportamenti umani fondamentali. Nella pratica archeologica questo si esprime in una crescente attenzione per i fattori ambientali e per i modelli di insediamento, a partire dal presupposto teorico secondo il quale le culture archeologicamente testimoniate vanno viste come sistemi da analizzare complessivamente. L'archeologia americana risentiva, in questa svolta, dell'influenza dell'antropologia neoevoluzionista, secondo la quale dietro l'infinita varietà degli eventi culturali e delle situazioni storiche vi è un numero finito di processi storici generali, mentre non tutti i fatti culturali sono ugualmente importanti nell'apportare cambiamenti. Il massimo esponente di questo movimento è Lewis Binford , che, a partire dal 1962, ha definito il programma teorico della nuova archeologia americana, diffondendo il nuovo approccio processuale in tutto il mondo anglosassone. In Italia la New Archaeology ha trovato un seguito, peraltro limitato, esclusivamente fra gli studiosi di preistoria. La pretesa neutralità assoluta del ricercatore, il rifiuto della storia vista come ricostruzione di avvenimenti unici e irripetibili in grado di offuscare le grandi tendenze generali, il meccanicismo riduttivo delle interpretazioni hanno prodotto nell'archeologia italiana e, in genere, in quella mediterranea un vero rigetto culturale, che spiega la generalizzata scarsa adesione alle idee di Binford e dei suoi seguaci. Questo rifiuto ha però avuto anche un effetto negativo: la New Archaeology, nei Paesi in cui si è affermata, ha infatti avuto il merito storico di far entrare stabilmente nel bagaglio delle discipline archeologiche procedimenti e metodi nuovi, spesso derivati da altre scienze, oltre a costituire uno dei presupposti essenziali dello sviluppo della etnoarcheologia. Tali competenze restano invece ancora troppo poco diffuse in ambito mediterraneo, con un conseguente ritardo metodologico e tecnologico.

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