rococò

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Lessico

Sm. [dal francese rococo, alterazione scherzosa di rocaille]. Stile decorativo che si sviluppò a Parigi intorno al 1730 e che dominò sugli altri stili per circa un ventennio, diffondendosi quindi sin verso la fine del secolo nelle regioni settentrionali della Francia, in Italia e nell'Europa centrale fino alla Russia. Con valore di agg., appartenente a, proprio di tale stile: mobile, facciata, gusto rococò; per estensione, artificioso, lambiccato, ma non senza grazia: un'acconciatura rococò.

Arte: nella Francia

Aspramente avversato dalle contemporanee correnti classicistiche e tardobarocche, il rococò venne considerato negativamente per tutto l'Ottocento sino alla prima analisi critica condotta dai fratelli de Goncourt, che ne avvertirono sia la stretta relazione con una particolare concezione della vita sociale, sia l'estetica rivoluzionaria che lo informava. Ideologicamente il rococò è l'espressione artistica dell'aristocrazia cosmopolita giunta al termine della sua funzione storica, che maschera la coscienza del declino con una filosofia di evasione dalla realtà, creando un mondo fittizio sul mito dell'eterna giovinezza e dell'imperturbabile serenità. Il comportamento sociale è quindi regolato su concetti di raffinatezza ed eleganza, sino alla frivolezza da una parte e al libertinismo filosofico dall'altra. La fuga dalla realtà avviene sia sul piano intellettuale, sia su quello esistenziale e ogni particolare dell'ambiente va accordato al modo di vita: tutto deve essere bello, anzi “grazioso”, in quanto il concetto di bellezza comprende in sé soltanto ciò che è delicato, fragile, sfumato, chiaro, pittoresco. Sotto questo aspetto si comprende allora la “necessità” di un particolare tipo di abbigliamento (vesti leggere di seta e mussola in tinte pastello, parrucca bianca che abbellisce il volto e rende senza età, quindi eternamente giovani), che corrisponde a un particolare tipo di ambiente in cui vivere. La rivoluzione estetica del rococò si realizza infatti nell'armoniosa interrelazione di tutti i particolari dell'arredamento, cui concorrono in egual misura tutte le arti (e le “minori” sono valutate ovviamente alla pari con quelle tradizionalmente “nobili”) indirizzate alla creazione di ambienti organici e omogenei. Il dato storico dal quale si fa iniziare il rococò (anche se le premesse sono rintracciabili fin dagli ultimi anni del sec. XVII) è il trasferimento della corte da Versailles a Parigi dopo la morte di Luigi XIV (1715) voluto dal reggente duca d'Orléans, fatto che determinò per la nobiltà la necessità di riorganizzare i palazzi privati della capitale, da lunghi anni abitati solo saltuariamente. Per ovviare agli spazi ristretti si sviluppò rapidamente nel periodo della reggenza il gusto per le pareti chiare, “spalancate” dalla profusione di specchi e illeggiadrite da stucchi leggeri, per i mobili piccoli e laccati a tinte pastello, per i quadri anch'essi dalle tonalità chiare, per i soprammobili di dimensioni minime e di soggetto frivolo, in netta opposizione agli arredi Luigi XIV, sontuosi (ma anche pesanti) dominati dai colori cupi e dalle dorature. Rare furono in Francia le grandi realizzazioni architettoniche, che usufruirono di strutture ancora barocche, per quanto molto sobrie e funzionali, intese in pratica come supporto della decorazione, più d'interni che di facciate, desunta da tutta una serie di repertori (si ricorda quello del 1734 di J. A. Meissonnier, i cui disegni influirono profondamente sulla produzione di ebanisti e orafi dell'epoca); tale decorazione era basata sulle infinite variazioni, meglio se asimmetriche, della linea curva che definiva elementi naturali (foglie, fiori, animali) secondo uno spirito aggraziato che si riferiva spesso alle eleganze esotiche e favolose dell'Oriente (i capolavori in questo senso sono l'Hôtel de Matignon di N. Pineau del 1720-31 e l'Hôtel de Soubise di G. Boffrand, decorato anche da F. Boucher, del 1736). Nell'architettura francese sono infatti molto più frequenti le costruzioni di piccole dimensioni per parchi e giardini (riadattati talvolta questi “all'inglese” secondo i canoni del pittoresco, più consono al nuovo gusto): i padiglioni di caccia, i “casini di delizie”, i sans-soucis, i monrepos, gli ermitages, tutti connessi con le esigenze della vita mondana. La scultura ebbe un fine esclusivamente decorativo, ammorbidendo le forme, arricchendosi di particolari descrittivi e raffigurando generalmente personaggi mitologici secondo un dichiarato intento erotico. La pittura, dal colore chiaro e brillante steso a tocco e a sfumature su un disegno rapido e spezzato, presenta analogie strettissime con la porcellana, l'incisione, le stoffe per arredamento, in quanto raffigura scene pastorali, idilli, feste galanti e campestri, episodi erotici, cronache quotidiane, esprimendo con accenti ironici o maliziosi i principi di una vita frivola ma raffinatissima. Per la Francia si suole distinguere un primo periodo Reggenza (1715-30) nella generazione dell'architetto G. M. Oppenordt, del decoratore F. A. Vassé e dell'ebanista Ch. Cressent, dei pittori J.-A. Watteau, J. B. Pater e J.-M. Nattier; un periodo rocaille (1730-45) che trova la sua massima espressione in Meissonnier, in Pineau, in Boucher e in Chardin; un ultimo periodo Pompadour (1745-64) già involuto in certe pesantezze decorative e in parte influenzato dal linearismo classicistico, rappresentato dall'architetto J. A. Gabriel, dal decoratore J. Verbeckt e da J. H. Fragonard.

Arte: negli altri Paesi europei

Al di fuori della Francia il rococò si diffuse nelle corti assolutistiche che assunsero come modello di vita sociale la nobiltà francese, idealizzata come depositaria del saper vivere e del gusto. Nel decennio 1730-40 gli artisti e gli artigiani francesi vennero infatti invitati in tutte le corti d'Europa iniziando quel fenomeno di internazionalizzazione della cultura figurativa tipico di tutta la seconda metà del secolo. Tale fenomeno visse appunto sulla figura dell'artista vagante (per l'Italia basti pensare a Tiepolo e a Rosalba Carriera), che stimolò soprattutto lo sviluppo dell'artigianato su canoni comuni a tutta l'Europa, secondo un processo regolato non solo dall'evoluzione del gusto ma anche, e dichiaratamente dagli stessi governanti, dalle leggi dell'espansione economica. Movimenti affini al rococò, anche se non del tutto identificabili con esso, si manifestarono in Inghilterra (nel mobilio Chippendale, tramite le cui interpretazioni, inoltre, il gusto rococò fu introdotto in America, e in certi temi pittorici da Hogarth a Gainsborough) e in Spagna (churriguerismo). Per l'Italia si può parlare di rococò soprattutto per le arti decorative, partecipi del gusto internazionale (gli stucchi di Serpotta; il “gabinetto cinese” per il palazzo di Portici, ora a Capodimonte, tutto in porcellana e specchi), mentre costruzioni architettoniche a capricciose piante curve si ebbero solo in edifici privati di piccole dimensioni (Villa Palagonia a Bagheria presso Palermo), essendo ancora vivissima la tradizione barocca, legata in particolar modo alla committenza ecclesiastica. Per ciò che riguarda il mobile italiano, il gusto del rococò francese si sviluppò tramite l'adozione parziale di elementi stilistici Luigi XV e la progressiva trasformazione di elementi propri dell'ornamentazione barocca (stile barocchetto). A Venezia, nell'ambito dello sviluppo autonomo (e indirizzato in gran parte a una clientela straniera) di quella pittura, si può definire di gusto rococò la scelta di soggetti come il capriccio, la veduta fantastica e la scena di vita (Marco Ricci, Zais, Guardi, Longhi) e l'uso assai diffuso del pastello e dell'acquarello (Rosalba Carriera). Lo stile del rococò incontrò il suo maggior sviluppo nei Paesi di lingua tedesca secondo due destinazioni precise e ben differenziate: da una parte l'architettura e l'artigianato per le corti, che elaborò anche forme originali ma sempre all'interno del modello francese, dall'altra l'architettura, intesa come sintesi fra spazio e decorazione, di chiese e conventi, che rappresenta l'ultima grande espressione autonoma di questo ramo particolare dell'architettura. Intorno alle numerose corti tedesche proliferarono i castelli, le residenze nobiliari, le piccole costruzioni di piacere, che assunsero in dimensioni enfatiche o addirittura retoriche le piante a linee curve ed ellittiche dell'edilizia privata francese (solo i castelli reali si rifecero alla monumentalità classicista di Versailles) e svilupparono la decorazione in toni più o meno moderati, secondo precise varianti locali (residenza per il principe-vescovo di Würzburg, 1719-44, di B. Neumann, con collaborazione di R. de Cotte e J. L. Hildebrandt, e affreschi di Tiepolo; palazzina di caccia dell'Amalienburg nel parco di Nymphenburg a Monaco, 1734, di F. de Cuvilliés). L'architettura religiosa fiorì particolarmente in Baviera e in Boemia, con i fratelli Asam, D. Zimmermann, i Dientzenhofer e, in Austria, soprattutto con Fischer von Erlach, che svilupparono premesse già esistenti nell'architettura tardobarocca locale per giungere a costruire edifici caratterizzati dall'ariosità e dalla luminosità (uno spazio unico a pianta rotonda, ellittica od ovale, pareti bianche, grandi e numerose finestre, stucchi e dorature che sottolineano gli elementi strutturali e incorniciano tele e affreschi), dove si realizzano una perfetta armonia e un'interrelazione totale fra gli elementi costruttivi e quelli figurativi. Anche la produzione pittorica non assunse un ruolo autonomo ma, date le particolari esigenze, fu diretta quasi esclusivamente a illustrare soggetti storico-celebrativi in toni allegorico-mitologici oppure temi religiosi; si sviluppò quindi in grandi tele e cicli di affreschi che, nonostante la notevole leggerezza e vaporosità di esecuzione, derivano dalla decorazione barocca italiana (F. A. Maulbertsch, J. W. Bergl).

Bibliografia

Per l'arte

A. E. Brinckmann, Die Kunst des Rokoko, Berlino, 1940; F. Kimball, Le style Louis XV, origine et évolution du Rococo, Parigi, 1949; H. Bauer, Rocaille, Berlino, 1962; F. Conti (a cura di), Come riconoscere l'arte rococò, Milano, 1979.

Per il Rococò in Francia

L. Benoist, Les peintres des fêtes galantes, Ginevra, 1942; E. Dacier, Régence, Louis XV, Parigi, 1951; J. Nicolay, L'art et la manière des maîtres ébénistes français, Parigi, 1955.

Per il Rococò nei Paesi tedeschi

H. Tintelnot, Die barocke Freskomalerei in Deutschland, Monaco, 1951; N. Powell, From Baroque to Rococo, Londra, 1959; B. Rupprecht, Die bayerische Rokoko-kirche, Monaco, 1959.

Per il Rococò in Italia

V. Ziino, Contributi allo studio dell'architettura del '700 in Sicilia, Palermo, 1950; R. Wittkower, Art and Architecture in Italy, 1600-1750, Harmondsworth, 1958; R. Pallucchini, La pittura veneziana del Settecento, Roma-Venezia, 1961.

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