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Pigmèi (etnologia)

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Descrizione generale

Uno dei gruppi umani principali del quale è noto un insieme di piccole tribù, ormai assai ridotte di numero, stanziate nelle foreste dell'Africa tropicale: si distinguono due raggruppamenti, i Mbuti (Bambuti), che nomadizzano nel bacino dell'Ituri (Repubblica Democratica del Congo), dei quali sopravvivono gli Aka o Akka, gli Efé, i Swa (Basua) e alcune famiglie dei Beyru, scomparsi quale entità etnica; i Binga (Babinga), praticamente sedentari nel bacino del basso Oubangui fino alla sua confluenza con il Congo, che contano più tribù in piccola parte meticciate con le genti vicine (Bekwi, Bakwi, Bakà, Gielli, Bongo, Akoa, Yele, Cwa, Gesera e altre minori). A questi due raggruppamenti vari autori uniscono i Twa e Tswa, i primi stanziati nelle aree forestali della Repubblica Democratica del Congo centrorientale fino al Ruanda, i secondi dislocati in una vasta area a ovest dei Binga fino al Camerun e al Gabon: queste due etnie, ancora abbastanza numerose, appaiono meticciate con elementi negroidi, ma secondo alcuni studiosi sarebbero invece da considerare Pigmoidi per alcuni caratteri somatici (altezza fra 1,48 e 1,59 cm, colore bruno-rossastro della pelle, minore pelosità, labbra pronunciate). I Mbuti e i Binga, comunemente considerati i più “puri”, hanno le seguenti caratteristiche: statura molto piccola (media oscillante da 1,37 m a 1,45 m); cranio tendenzialmente brachimorfo; pelle di colore giallo-rossiccio più o meno scuro, ma non nero; occhi castani; capelli corti e crespi; barba ben sviluppata; labbra tumide, sporgenti; naso decisamente platirrino; tronco relativamente lungo rispetto agli arti inferiori che appaiono brevi; arti superiori piuttosto lunghi. È stato fatto osservare che questa conformazione ricorda abbastanza da vicino quella di un bambino nella prima infanzia. Sulle proporzioni di questa particolare struttura, oltre che sulle diversità genetiche, si fonda l'asserzione che i Pigmei non rappresentino molto semplicisticamente dei neri in miniatura, ma, al contrario, costituiscano un gruppo peculiare, con una differenziazione propria. Dal punto di vista genetico, il gruppo pigmeo presenta frequenza di geni A e B più alta rispetto a quella del gruppo negroide, mentre risulta pressoché simile la frequenza del cromosoma R0(cDe). Contrariamente a quanto succede nelle popolazioni nere della zona, è bassa l'incidenza della sicklemia, mentre il fattore globulinico Gm(c) raggiunge una frequenza del 100%.

Etnologia

Dal punto di vista socio-culturale, i Pigmei continuano ad essere soggetti di studio soprattutto per definire gli elementi originari della loro civiltà, che la maggior parte degli studiosi ritiene abbia costituito il substrato africano preistorico nella vasta area dal Sahara centrale agli altopiani orientali e all'Atlantico. È opinione diffusa, infatti, che essi furono respinti nelle attuali sedi dall'espansione del gruppo negroide parzialmente fondendosi con questo nelle aree marginali (Africa orientale, gruppi Twa e Tswa), o trovando rifugio nelle aree forestali più impervie. Comuni caratteri culturali sono: organizzazione sociale in “gruppi” di famiglie monogamiche a struttura patrilineare esogamica, retti dal cacciatore più esperto e raggruppati in clan totemici privi di guida e non necessariamente esogamici; economia basata sulla caccia, fatta dagli uomini, con le reti e l'arco, e la raccolta, fatta dalle donne; credenza in un Essere Supremo (Tore), di solito abitante la Luna (il Cacciatore di lassù), e in spiriti buoni e cattivi; assenza di riti religiosi ma esistenza di pratiche magiche che accompagnano i momenti fondamentali della vita del gruppo; ricco patrimonio di miti, leggende, canti che formano una vasta e diversificata letteratura orale. Restano vive, soprattutto tra i Mbuti, le usanze ancestrali: matrimonio per doppio scambio di spose; soppressione di uno dei gemelli che si ritiene frutto di adulterio; divorzio consentito sia all'uomo sia alla donna; patto di fratellanza di sangue (kare) con un nero; riti d'iniziazione dei giovani; abbandono del cadavere dei defunti; credenza nella forza vitale che anima il mondo (megbe), impersonale, incorporea, che si manifesta solo attraverso i suoi effetti e che può essere concentrata nei cacciatori più abili; assenza di sciamani, sacerdoti o stregoni. La cultura materiale è assai ridotta in funzione dell'ambiente forestale; data la vita nomade, costruiscono accampamenti temporanei di capanne ad alveare, erette dalle donne e disposte in circolo; rare le suppellettili (giaciglio di frasche, mortaio in legno, cesti in vimini, coltelli); ridotto il vestiario, peraltro obbligatorio (perizoma), i vecchi usano un copricapo in fibre intrecciate; arma tipica è l'arco, ma sono usati la clava, l'arpone, la lancia; tipici le corte pipe di radica e il flauto semplice (pikipiki). La caccia all'elefante, praticata assai raramente e in genere su commissione da parte di Africani e Europei, è fatta in gruppo ma un solo cacciatore cattura l'animale tagliandogli i garretti: al fine di potersi avvicinare col minimo rischio, questi vive per molti giorni nel letame dell'elefante così da essere mimetizzato dall'odore. I Binga, stanziati in piccoli villaggi più o meno stabili, hanno acquisito varie usanze dei popoli vicini, fra le quali la coltivazione delle piante locali, la capanna a cupola, il grembiule di pelle per le donne, le armi, gli ornamenti. I Twa e i Tswa, un tempo cacciatori seminomadi, vivono in piccoli villaggi stabili dedicandosi soprattutto alla pesca, all'allevamento di piccolo bestiame e a una rudimentale agricoltura alla zappa.