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Puglisi, Salvatóre Marìa

paletnologo italiano (Catania 1912-Roma 1985). Trasferitosi a Roma per gli studi universitari, indirizzò i suoi interessi verso l'archeologia e, dopo essersi perfezionato presso la Scuola Archeologica di Atene, entrò nell'amministrazione delle Antichità e Belle Arti. Dopo la parentesi della seconda guerra mondiale (fra il 1943 e il 1945 abbandonò scavi e ricerche per combattere sul fronte della guerra di liberazione), si dedicò con grande impegno sia all'attività di tutela - Soprintendenza della Lombardia e della Sardegna - sia alla didattica. Ottenuta la titolarità della cattedra di Paletnologia dell'Università di Roma “La Sapienza” e divenuto direttore dell'Istituto nel 1960, aveva operato con grande dinamismo e incisività per articolare lo studio della preistoria e creare un assetto accademico adeguato allo scopo: ne scaturì l'attivazione di nuovi insegnamenti, che andarono a costituire l'ossatura sulla quale si fonda lo studio delle più antiche testimonianze del nostro passato. Puglisi ha legato il suo nome a un numero notevole di scoperte e di missioni di ricerca. Fra le più importanti lo scavo dell'abitato arcaico sul Palatino, la scoperta dell'insediamento pluristratificato di Coppa Nevigata (Manfredonia), gli scavi nel sito eneolitico di Conelle di Arcevia (Marche) e, all'estero, le missioni in Egitto, Sudan e Turchia, quest'ultima contrassegnata dall'avvio dell'indagine sistematica sul tell di Arslantepe (Malatya), rivelatosi di particolare importanza per la conoscenza della civiltà protourbana del Vicino Oriente. Tra i suoi scritti, la monografia La civiltà appenninica (1959) risente della lunga frequentazione di Puglisi con Vere Gordon Childe ed è uno dei primi tentativi di illustrare un fenomeno – in questo caso quello delle comunità pastorali stanziate in Italia nell'Età del Bronzo – non soltanto sulla base di classificazioni e tipologie. Nel 1987, e dunque postumo, fu pubblicato anche un suo romanzo, Il sentiero degli scarabei, le cui vicende risultano chiaramente ispirate a fatti vissuti in prima persona dallo studioso.