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Saffi, Aurèlio

scrittore e uomo politico italiano (Forlì 1819-San Varano, Forlì, 1890). Nel 1845 fu nominato nella sua città consigliere comunale e segretario provinciale. L'elezione di Pio IX suscitò il suo entusiasmo ma ben presto Saffi aderì al pensiero mazziniano. Dopo la fuga del papa da Roma fu eletto deputato alla Costituente che proclamò la Repubblica Romana (9 febbraio 1849), di cui fu ministro degli Interni e triumviro con Mazzini e Armellini. Alla caduta di Roma riparò in Svizzera dove strinse i legami con Mazzini, con il quale visse successivamente anche a Londra. Recatosi in Romagna nel 1853 nella speranza di prepararvi un'insurrezione, ne fu completamente disilluso. Ritornato in Inghilterra, vi rimase fino al 1860, collaborando a vari giornali e insegnando a Oxford lingua e letteratura italiana e storia d'Italia. Nell'agosto del 1860 raggiunse a Napoli Mazzini, ma non accettò da Garibaldi alcun incarico. Eletto deputato alla Camera italiana (1861), si dimise in seguito ad Aspromonte (1862). Da allora si ritirò dalla vita politica e si dedicò agli studi storici. Dopo la morte di Mazzini (1872) proseguì la pubblicazione dei suoi Scritti editi e inediti fino al XVII volume. Dal 1877 insegnò presso l'Università di Bologna come lettore, poi come incaricato. I suoi scritti furono raccolti in quattordici volumi col titolo Ricordi e scritti.

G. Quagliotti, Aurelio Saffi. Contributo alla storia del mazzinianesimo, Roma, 1944; A. Mambelli, Aurelio Saffi e i suoi congiunti. Memorie storiche, Catanzaro, 1961; R. Balzani, Aurelio Saffi e la crisi della sinistra romantica, Roma, 1988.