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Salfi, Francésco Savèrio

scrittore e patriota italiano (Cosenza 1759-Parigi 1832). Coinvolto a Napoli nei processi politici del 1794, dovette fuggire abbandonando la carriera ecclesiastica. Nel 1799 ritornò e divenne segretario del governo provvisorio, ma caduta la Repubblica partenopea riparò in Francia, poi a Milano (1800), dove insegnò al ginnasio di Brera varie discipline. Seguì con atteggiamento critico la politica di Napoleone e, al suo tramonto, appoggiò Murat nel tentativo di formare un regno d'Italia indipendente (1815). Allorché il progetto fallì, si rifugiò a Parigi. Qui visse gli ultimi anni scrivendo e occupandosi di politica. Illustrò le sue idee nel saggio L'Italie au dix-neuvième siècle, scritto dopo i moti del 1821. Si accostò poi alle idee di Filippo Buonarroti. Lasciò alcune tragedie (Virginia bresciana, 1797; Pausania, 1801) e studi di storia e di letteratura italiana. L'opera più nota è il Manuale di storia della letteratura italiana (postumo, 1834-35).

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