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Selèuco I

(greco Séleukos), Nicatore, re di Siria (ca. 354-280 a. C.). Figlio di un nobile macedone, seguì Alessandro in Asia, senza peraltro rivelarsi una figura di primo piano. Dopo la morte di Alessandro ebbe tuttavia il comando degli eteri (323), per cui entrò di fatto tra i diadochi e dopo l'uccisione di Perdicca (321) ebbe la satrapia di Babilonia. Nel conflitto insorto fra i diadochi appoggiò Antigono Monoftalmo, ma questi gli si volse contro obbligandolo a lasciare Babilonia. Seleuco I si rifugiò allora in Egitto, presso Tolomeo che lo appoggiò unitamente a Lisimaco, Cassandro e Poliperconte a riconquistare la perduta satrapia (battaglia di Gaza, 312), cui poté aggiungere, poco dopo, la Media e la Susiana. Ma una successiva spedizione in Oriente fu bruscamente interrotta dal minaccioso ritorno offensivo di Antigono per cui Seleuco I, alleatosi nuovamente a Lisimaco, lo affrontò, uccidendolo, nella battaglia di Ipso (301). Assunto il titolo regale (305) come gli altri diadochi, nella successiva divisione dell'ex impero di Alessandro, ebbe l'Asia Minore settentrionale e la Siria del Nord, ma non la Celesiria, occupata da Tolomeo e destinata a divenire un vero pomo della discordia tra le due dinastie. Le lotte intestine fra diadochi davano spazio all'ambizione di Seleuco I che, prima rappacificatosi con gli Antigonidi, poi ridivenuto nemico, alleato, ma infine rivale anche di Lisimaco, finì per trionfare su entrambi tra il 286 e il 281. Divenuto sovrano di un impero che comprendeva tutta l'Asia Minore, Seleuco I si volse allora all'Europa mirando alla Tracia e alla Macedonia stessa, ma cadde ucciso da Tolomeo Cerauno. Finì così il grande sogno di riunire nuovamente nelle mani di un solo uomo l'impero che era stato di Alessandro Magno.

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