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Szomory, Dezsö

nome d'arte del narratore e commediografo ungherese Mór Weisz (Pest 1869-Budapest 1944). Iniziò la sua carriera come giornalista nel 1887. Nel 1889, per fuggire ai suoi obblighi di servizio militare, partì per Parigi dove restò fino al 1907 come inviato speciale di un quotidiano della capitale magiara. In letteratura esordì con un volume di novelle di stampo naturalistico, dal titolo verghiano, I vinti (1892), e un altro volume di novelle in lingua francese. Fu il momento dell'incertezza: se diventare scrittore francese o ungherese. Prevalse la nostalgia di Budapest, ma i diciassette anni di soggiorno a Parigi hanno impresso allo stile di Szomory le caratteristiche di una mistura particolare: egli scrisse infatti adoperando un lessico ungherese immerso in strutture francesi. Nel campo teatrale esordì con Venerdì sera (1896) e raggiunse il vertice della propria arte nella tragedia storica, con la trilogia asburgica La gran dama (su Maria Teresa; 1910), Maria Antonietta (1918) e Giuseppe II (1918). Il ciclo storico si chiude col Lodovico II (1922) e con l'incompiuta e inedita Regina di Saba. La trilogia è imbevuta, caso raro nella letteratura ungherese, di uno spirito filoasburgico; in tutti i drammi storici c'è una compiacenza aristocratica ed estetizzante per il fasto e una sinfonica ricchezza di personaggi. Un'audace presa di posizione contro gli orrori della prima guerra mondiale si trova nei servizi di Harry Russel Dursan dal fronte francese (1918). Vasta la produzione narrativa nella quale spiccano i volumi Il giardino divino (1910), La moglie del fornaio (1916), Il trionfo della vita (1917), L'inviato del cielo (1926), Musica da camera (1931). Particolarmente amati dai lettori sono gli scritti autobiografici: Gyuri (1932), sugli anni dell'infanzia, Lettere a un'amica (1927), contenente il credo poetico dell'autore, e soprattutto Il romanzo parigino (1929), sul periodo francese. Una lunga serie di drammi di società, incentrati di preferenza su figure femminili, non fece che accrescere la popolarità di Szomory autore teatrale. Si ricordano: La fanatica Bolzay (1911), La Georgina che tesoro di fanciulla (1912), Hermelin (1916), La dottoressa Alice Takáts (1930), Luisa Bodnár (1936).