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Tìmor

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Generalità

Isola (33.986 km²; ca. 1.300.000 ab. nel 1995) dell'arcipelago delle Piccole Isole della Sonda (Indonesia), tra il Mar di Timor a S e a SE e il Mar di Sawu a W. È prevalentemente montuosa, elevandosi fino a 2960 m (monte Ramelau) nella sezione centrale e a 2427 m (monte Mutis) in quella occidentale. L'economia si basa sull'agricoltura (riso, mais, manioca, tabacco, sago, noci di cocco, copra, caffè), sullo sfruttamento forestale (caucciù) e del sottosuolo (petrolio), sulla pesca e sull'allevamento del bestiame. I centri principali sono Díli, Kupang e Atapupu.

Storia

A partire dal VII millennio a.C. l'isola di Timor fu meta di continue migrazioni di popolazioni melanesiane, proseguite nei millenni successivi, che diedero vita ad una sedimentazione etnologica delle più varie (in un territorio relativamente ristretto si parlavano decine di lingue). Nel sec. XVI, all'arrivo dei portoghesi, l'isola era suddivisa in tanti piccoli regni con a capo i liurais (capi e re), che avevano il controllo anche sui sucos, una sorte di principati, a loro volta divisi in villaggi. La comunità dei Timorensi includeva inoltre i dato (nobili e guerrieri, meno importanti), gli ema-reino (plebei liberi), gli atta (schiavi) e i lutum (pastori nomadi). Con la conquista di Timor da parte del Portogallo, questi regni locali vennero a decadere. I portoghesi, interessati all'isola, sia per la sua posizione strategica nel mondo asiatico, sia per la presenza di un legno pregiato, il sandalo, e il caffe` (utilizzati come colture da esportazione), però ben presto furono soppiantati dagli olandesi, che avevano conquistato tra l'altro anche la parte occidentale di Timor. Tra i due popoli colonizzatori si vennero così a creare tensioni risolte, solo nel 1859 quando, con il Patto di Lisbona, l'isola fu divisa in due parti: la zona occidentale venne attribuita agli olandesi e quella orientale ai portoghesi. La divisione del territorio impedì, quindi, la prosecuzione dei rapporti tra le due parti dell'isola, in quanto gli olandesi e i portoghesi avevano stili di dominio differenti: i primi favorirono l'uso di un idioma locale, mentre i secondi quello della propria lingua, dando impulso anche a un'intensa opera di cattolicizzazione. Nel 1942 i giapponesi occuparono l'intera isola di Timor, ma alla fine della guerra questa fu rioccupata da portoghesi e olandesi. Con la fondazione della Repubblica Indonesiana, la parte olandese di Timor fu incorporata in quest'ultima. La parte orientale rimase invece come provincia dell'Ultramar nell'impero portoghese finché Lisbona, in seguito alla “rivoluzione dei garofani” del 1974, decise di avviare anche qui il processo di decolonizzazione. A Timor Est si formarono due schieramenti politici, uno di ispirazione radicale, favorevole all'indipendenza, e l'altro di ispirazione moderata, favorevole all'integrazione con l'Indonesia. Nel 1976 Timor Est venne annessa all'Indonesia, nonostante l'opposizione del movimento indipendentista locale, il FRETILIN. Alla fine degli anni Novanta, con le dimissioni del presidente indonesiano Suharto, la questione dell'indipendenza di Timor Est riesplose e nell'agosto 1999, grazie all'intervento dell'ONU, la popolazione timorense si pronunciò a favore dell'indipendenza. Scatenatasi in conseguenza di ciò una forte reazione di intolleranza da parte di gruppi militari antindipendentisti, che si abbandonarono a un'ondata di violenza causando migliaia di vittime, l'ONU intervenne militarmente. Il Parlamento indonesiano quindi, preso atto della situazione, nell'ottobre dello stesso anno ratificò la separazione di Timor Est dall'Indonesia. Nel 1996, per aver dedicato la vita alla causa dell'indipendenza di Timor Est, fu assegnato il premio Nobel per la pace al vescovo Carlos Belo, della diocesi di Dili, e a José Ramos-Horta, portavoce in esilio della resistenza indipendista. .

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