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Tìmor Est

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(Timor Lorosa’e). Stato dell'Asia sudorientale (14.604 km²). Capitale: Dili. Popolazione: 1.125.000 ab. (stima 2008). Lingua: portoghese e tetum (ufficiali), bahasa Indonesia, inglese. Religione: cattolici 86%, protestanti 5%, musulmani 3%, altri 6%. Unità monetaria: dollaro USA (100 centesimi), dollaro australiano (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,483 (158° posto). Confini: Mar di Banda (Oceano Indiano) (N), Mar di Timor (E e S) e Indonesia (W). Membro di: ONU.

Generalità

Stato in Asia all'interno dell'arcipelago delle Molucche, sorge nella parte orientale dell'isola omonima, famosa fin dall'antichità per le grandi foreste di sandalo bianco, pregiatissimo legname che ricopriva buona parte del suo territorio; dello Stato fanno parte anche gli isolotti di Atauro e di Jako, oltre alla exclave di Ocusse (Ocussi) Ambeno, ubicata nella parte occidentale dell'isola. Conteso tra Portogallo e Olanda, soggetto a quasi cinquecento anni di occupazione coloniale e a un quarto di secolo di dominazione indonesiana, il Paese ha conquistato la sua autonomia politica a prezzo di decenni di lotte e insurrezioni armate soffocate a più riprese nel sangue (per citarne alcune, nel 1719, 1895 e 1959, fino ai fatti di sangue in occasione del referendum politico del 1999 che ha ratificato il desiderio popolare dell'indipendenza). Fortemente colpito negli ultimi decenni del XX secolo dalle persecuzioni operate dall'amministrazione indonesiana, il Paese ha pagato un tributo altissimo in termini di vite umane, oltre che di soprusi e violenze condotte ai danni della popolazione autoctona, i maubere. Solo all'inizio del Duemila l'isola sembra aver intrapreso un cammino più stabile sulla via della ricostruzione, i cui fronti aperti risultano innumerevoli. A livello civile, è apparsa infatti indispensabile l'intensificazione degli investimenti infrastrutturali per porre rimedio alle devastazioni della guerra; a livello sociale, l'ingente flusso di rimpatri ha posto il Paese di fronte al problema della necessaria integrazione di centinaia di migliaia di individui; a livello economico, la profonda arretratezza ha costretto il governo a chiedere ai finanziatori internazionali un piano di massicci interventi al fine di risanare il bilancio dello Stato, che, all'indomani dell'indipendenza (2002), era descritto dal UNPD come il più povero dell'intera Asia; e, non ultimo, a livello politico, ha visto il governo impegnato nell'istituzione di alcune commissioni per la pacificazione dei rapporti con l'Indonesia e per l'accertamento delle responsabilità relative agli omicidi e alle violazioni dei diritti umani perpetrati durante l'occupazione.

Lo Stato

Già colonia portoghese, Timor Est ha proclamato la sua indipendenza nel 1975, ma è diventato formalmente una Repubblica democratica solo nel 2002, dopo essersi affrancato dalla dominazione indonesiana che aveva occupato il Paese. Il presidente della Repubblica, eletto con mandato quinquennale, detiene poteri puramente formali; il potere esecutivo è esercitato dal Consiglio dei ministri guidato dal primo ministro, che è responsabile di fronte al Parlamento, formato da 88 membri, cui invece è affidato il potere legislativo. I membri del Parlamento sono eletti in carica ogni 5 anni. La giustizia è amministrata in base alla giurisdizione stabilita dall'ONU sulla base del diritto indonesiano, in attesa che entrino in vigore le norme del sistema portoghese. Le emanazioni della Corte Internazionale non sono accettate. La giustizia è amministrata al suo massimo grado dalla Corte Suprema; in attesa della sua costituzione, sono le Corti d'Appello a rivestire il ruolo di alta corte. La difesa dello Stato si basa su due corpi: esercito e marina; il servizio militare è volontario e si effettua a partire dai 18 anni d'età. Il sistema educativo, basato su un'istruzione primaria e secondaria, è interessato da un profondo processo di ricostruzione, infrastrutturale e programmatico, nel tentativo di ripristinare una situazione di normalità. Il programma prevede inoltre l'istituzione di centri di formazione per gli insegnanti e per i dirigenti scolastici, nonché l'istituzione di un nuovo dipartimento per l'istruzione. Agli sforzi locali si aggiungono alcuni stanziamenti internazionali a sostegno dei progetti di sviluppo dell'istruzione e della ricostruzione delle scuole. Secondo recenti stime il tasso di analfabetismo è pari al 51%.

Territorio: geografia fisica

Lo Stato di Timor Est comprende la parte orientale dell'isola di Timor, la cui superficie è quasi completamente montuosa, con cime oltre i 2000 m (monte Tata Mailau, 2315 m). La vegetazione è varia, già tipica dell'ambiente australe; il Paese è ricco di foreste, grazie alle frequenti precipitazioni concentrate nella stagione umida (dicembre-marzo) e ai numerosi corsi d'acqua, che lasciano il posto, nelle zone più secche, alla savana arborata. Il clima è tropicale, più secco sulla costa settentrionale e meno caldo ad alta quota e nelle zone pianeggianti, con temperature medie che variano a seconda dell'altitudine.

Territorio: geografia umana

La quasi totalità della popolazione è composta da genti austronesiane (melanesiani, polinesiani) che parlano vari dialetti, il più diffuso dei quali è chiamato tetum ed è una delle lingue ufficiali del Paese (l'altra è il portoghese). Sono inoltre presenti gruppi di origini papuane e una piccola comunità di cinesi. Negli anni del conflitto circa 250.000 persone sono emigrate, per lo più nella parte occidentale dell'isola, ma quasi tutte hanno fatto ritorno a Timor Est a partire dal 2002; altri hanno ottenuto la cittadinanza indonesiana. La densità abitativa media è di 77 ab./km². Timor Est presenta una crescita demografica annua del 5,2% (2002-2007), decisamente elevata: il Paese è superato a livello mondiale solo dagli Emirati Arabi Uniti. La capitale, Dili, è situata sulla costa settentrionale.

Territorio: ambiente

Più della metà del territorio di Timor Est è coperto da foreste: sandalo (in gran parte distrutte, come conseguenza dello sfruttamento indiscriminato durante i secoli di occupazione coloniale e durante gli anni di lotta per l'indipendenza), eucalipto, ebano, teak oltre a sequoie, palme da cocco, formazioni di mangrovie. La fauna comprende una grande varietà di uccelli e pesci oltre a tartarughe e, nelle foreste, scimmie, serpenti, cus-cus (marsupiali arboricoli). L'uso di abbattere e incendiare gli alberi per far posto alle coltivazioni mette a rischio il grande patrimonio forestale e la fauna che popola i boschi, oltre a causare l'erosione del suolo. I programmi governativi per la salvaguardia dell'ambiente hanno portato alla creazione di alcune aree protette (7,3%); tra questi, si ricorda il Parco nazionale Nino Konis Santana (oltre 120.000 ettari) creato nel 2007 e dedicato alla protezione di un ricco ecosistema marino e terrestre. Tra le specie in estinzione, si segnala quella di alcuni uccelli come il cacatua dalla cresta gialla.

Economia

Il lungo e travagliato percorso che ha portato all'indipendenza e la perdurante situazione di precarietà politica hanno causato un ristagno nello sviluppo economico. Nel 2008 il PIL è stato di 499 ml $ USA, con un PIL pro capite di 469 $ USA, il secondo più basso di tutta l'Asia. La maggior parte della popolazione attiva è impiegata nel settore primario, che da sempre sostiene la piccola economia del Paese, anche se il contributo complessivo al PIL è inferiore a un terzo del totale. § L'agricoltura, quasi esclusivamente di sussistenza, fornisce riso, grano, manioca, soia, patate dolci, frutta (mango, banana), vaniglia, chiodi di garofano e cannella ma la produttività è bassa anche a causa dell'arretratezza delle tecniche. Tra le colture industriali si hanno il cotone, il tabacco e il caffè che, diffuso in epoca coloniale, alimenta una modesta esportazione. § Sulle coste e nelle isole di Atauro e Jako è diffusa la pesca. § Lo sfruttamento del legno di sandalo, praticato già da arabi e cinesi, ha subito un incremento incontrollato durante la colonizzazione portoghese, tanto che buona parte di questo patrimonio risulta compromesso. Tuttavia, il legname costituisce ancora una risorsa importante. La scoperta di giacimenti di petrolio e gas naturale nel Mar di Timor hanno già consentito a Timor Est di incrementare le entrate che potrebbero alimentare gli investimenti,e lo sviluppo economico. § L'artigianato locale produce profumi, sapone, tessuti, ceramiche, ceste, oggetti in legno. La bilancia commerciale è ampiamente deficitaria: il Paese deve importare beni di prima necessità, oltre a macchinari e prodotti farmaceutici. Gli aiuti internazionali coprono più della metà del PIL. § Il sistema infrastrutturale, andato perlopiù distrutto, è carente: la rete stradale comprende un'unica arteria che attraversa il Paese da E a W, lungo la costa settentrionale, passando attraverso la capitale, che ospita anche il principale scalo marittimo e l'aeroporto.

Storia

Giunti nell'isola nel sec. XVI, i Portoghesi furono ben presto soppiantati dagli Olandesi; tra i due colonizzatori si crearono, quindi, tensioni risolte, per quanto riguardava questa parte dell'isola, solo nel 1859 quando, con il Patto di Lisbona, Timor fu divisa in due parti. Agli inizi del sec. XX, a causa di numerosi tentativi di ribellione da parte dei Timorensi, il Portogallo decise di puntare sul coinvolgimento di fedeli amministratori nativi, dando così il via alla lenta formazione di una intellighensia locale, antesignana del futuro movimento indipendentista. Nel 1974, dopo il ritorno alla democrazia del Portogallo, il nuovo governo portoghese finalmente concedeva ai nativi di Timor Est la libertà di formare dei partiti politici. Veniva così fondata l'União Democratica Timorense (UDT), di tendenze conservatrici e favorevole all'autonomia. Nello stesso periodo nasceva anche l'Associacão Social Democratica Timorense (ASDT), di formazione cattolico progressista, divisa in varie correnti (tra le quali una minoritaria marxista), che dopo pochi mesi si trasformava in Frente Revolucionaria de Timor-Leste Independente (FRETILIN), accentuando i suoi caratteri anticoloniali e indipendentisti. Perse le elezioni del 29 luglio 1975, l'UDT tentava con l'aiuto dell'Indonesia un colpo di Stato, fallito grazie all'intervento del braccio militare del FRETILIN, le Forças Armadas de Libertacão Nacional de Timor-Leste (FALINTIL), che in due giorni con l'appoggio popolare sgominava i golpisti. Nel frattempo l'Indonesia occupava diverse zone ai confini, preparandosi all'invasione di Timor Est. Preso atto di ciò, il FRETILIN, nella speranza di ostacolare i piani dell'Indonesia, il 28 novembre proclamava l'indipendenza, non riconosciuta però dal Portogallo. Il 7 dicembre 1975, gli Indonesiani invadevano Timor Est, uccidendo migliaia Timorensi e controllando solo parte della costa, mentre i sopravvissuti del FALINTIL raggiungevano l'interno da dove cominciavano la resistenza, che sarebbe durata anni. Nel luglio 1976, l'annessione di Timor Est veniva formalizzata da parte dell'Indonesia, ma allo stesso tempo le Nazioni Unite non ne riconoscevano l'occupazione e avviavano colloqui con Indonesia e Portogallo, che si trascinavano per anni senza approdare ad alcun risultato. Nel 1998, dimessosi Suharto a Timor Est riprendevano le manifestazioni di massa in favore dell'indipendenza e l'anno successivo, grazie all'intervento dell'ONU veniva firmato un accordo trilaterale tra Indonesia, Portogallo e Nazioni Unite, con cui veniva affidato all'UNAMET (organismo delle Nazioni Unite) il compito di organizzare un referendum popolare per accettare o respingere il piano di autonomia proposto dal governo indonesiano. Il risultato della consultazione del 30 agosto del 1999 portava alla definitiva proclamazione dell'indipendenza di Timor Est. Dopo alcune settimane di terrore e di sanguinosi scontri scatenati dai miliziani anti-indipendentisti filoindonesiani, l'ONU, inviava a Timor Est i caschi blu della forza internazionale di pace sotto il controllo dell'INTERFET. Preso atto della situazione, il 19 ottobre 1999 il Congresso di Jakarta approvava una risoluzione che ratificava la separazione di Timor Est dall'Indonesia. Il 24 ottobre successivo, quindi, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite decretava che Timor Est fosse sottoposta all'Amministrazione transitoria da parte dell'ONU (UNTAET), fissando anche la data delle elezioni per la nascente Assemblea Costituente. Le votazioni avevano luogo nell'agosto 2001 e segnavano la netta affermazione del FRETILIN, che però non riusciva a conquistare la maggioranza qualificata necessaria per approvare immediatamente una nuova Costituzione. Nell'aprile 2002 si tenevano invece le elezioni che designavano il primo presidente della storia di Timor Est: a vincerle, con ampio margine, era Xanana Gusmão, leader storico della guerra d'indipendenza. Successivamente, in maggio veniva ufficialmente proclamata l'indipendenza della Repubblica di Timor Est. Nel 2005 Timor Est e l'Indonesia creavano una commissione per trovare i responsabili delle violazioni dei diritti umani durante il referendum del 1999. Nel maggio 2007 si svolgevano le elezioni presidenziali, vinte da Ramos-Horta con il 70% dei consensi, mentre In luglio si svolgevano le elezioni legislative vinte dal FRETILIN. Nel febbraio 2008 veniva sventato un tentativo di colpo di stato, in cui rimanevano feriti il premier e il presidente. Nel 2012 vinceva le elezioni presidenziali l'ex capo della guerriglia anti-indonesiana, Taur Matan Ruak. Il Congresso nazionale per la ricostruzione di Timor (CNRT) vinceva le elezioni legislative del luglio del 2012.

Cultura

I tratti culturali di Timor Est risiedono nella composizione di tradizioni, lingue e costumi locali miscelati con quelli importati sull'isola da colonizzatori, mercanti e immigrati provenienti dall'Europa, dalla Cina o dall'Indonesia. Il numero di lingue parlate nella regione, oltre venti, ne è chiaro esempio. Le ricorrenze principali sono legate al cattolicesimo, che, giunto nel XVI sec. con i portoghesi, si è sovrapposto a culti animisti presenti nell'isola (molto evidenti oggi per esempio nei riti funerari), al buddhismo e all'induismo. Le feste e le celebrazioni, religiose, civili o stagionali, sono le occasioni principali in cui le tradizioni locali si manifestano con vitalità, soprattutto nelle comunità rurali, attraverso i costumi, le danze o i canti al ritmo dei tamburi e dei gong. La tradizione letteraria si è alimentata di racconti popolari, spesso di origine mitica, e tramandati oralmente. Nel Novecento la produzione scritta ha espresso soprattutto opere di poesia. Per quanto riguarda l'architettura tradizionale, in alcuni villaggi dell'interno è ancora possibile trovare le sacred houses, case sacre tradizionali sopraelevate, dove sopravvivono gli antichi culti animisti legati agli antenati. Restano anche vestigia del passato, come chiese e fortezze portoghesi e templi indù e buddhisti). Arte e artigianato sono anche alla base della produzione di lavorati tessili, tra i quali il più famoso e tipico è il tais, una sorta di scialle, i cui significati simbolici, sociali e rituali rivestono un'importanza maggiore rispetto alla mera funzione di indumento. Uno dei giochi più popolari è la lotta dei galli, soprattutto durante i giorni di mercato. La cucina rispecchia il mosaico culturale dell'isola, ed è possibile trovare piatti delle tradizioni locali, europee e orientali (dalla cinese alla thai alla giapponese).

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