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Tiziano Vecèllio

pittore italiano (Pieve di Cadore ca. 1490-Venezia 1576). Giunto a Venezia giovanissimo, fu a bottega presso Gentile Bellini, ma divenne presto allievo e collaboratore di Giorgione (affreschi, perduti, del Fondaco dei Tedeschi, 1508). La sua prima attività sviluppò la pittura di tono, con alterni riferimenti ora a Giorgione (Noli me tangere, Londra, National Gallery; serie delle mezze figure femminili, come la Flora, Firenze, Uffizi) ora a Giovanni Bellini. Contemporaneamente Tiziano s'interessava ad A. Mantegna, A. Dürer e Raffaello, indirizzandosi verso un realismo espressivo di movenze e di ritmi narrativi grandemente innovativo per la cultura veneta (affreschi per la Scuola del Santo a Padova, 1511; serie di ritratti fra cui l'Ariosto, Londra, National Gallery; le prime xilografie) e che trova espressione nell'Amor Sacro e Amor Profano (1515, Roma, Galleria Borghese), complessa e raffinata allegoria, e nella pala dell'Assunta (1518, Venezia, Santa Maria dei Frari), grandiosamente scenografica, raffaellesca, che costituì un avvenimento artistico rivoluzionario per la città e consacrò la fama del pittore. Negli anni seguenti Tiziano, padrone di un ricco bagaglio culturale umanistico, dovuto anche all'amicizia stretta con gli intellettuali di Venezia, come P. Bembo e P. Aretino, iniziò a lavorare per alcune corti italiane (Ferrara, dal 1519; Mantova, dal 1523; Urbino, dal 1532) e per l'imperatore Carlo V (dal 1530), con una copiosa produzione di scene mitologiche sensuali e decorative (due Baccanali, Madrid, Prado; Venere di Urbino, 1538, Firenze, Uffizi), nelle quali il ricchissimo tonalismo rende appieno i grovigli di corpi nudi immersi in favolosi paesaggi. Copiosa anche la sua produzione ritrattistica, dove spicca una sobria magnificenza (serie per Carlo V; Uomo dal guanto, ca. 1523, Parigi, Louvre; Bella, 1536, Firenze, Galleria Palatina). Nelle contemporanee pale d'altare Tiziano perseguiva invece la ricerca realistica, adottando anche audaci composizioni prospettiche, come nella Pala Pesaro (1526, Venezia, Santa Maria dei Frari). Il periodo dopo il 1540, culminato nel soggiorno a Roma (1545-46), rappresentò una svolta nell'opera di Tiziano, che coscientemente si confrontò con la cultura manierista, traendone spunti fondamentali (un moderato uso del chiaroscuro, la composizione più complessa e mossa, riferimenti alla statuaria antica) per un nuovo tipo di figurazione, altamente drammatica ed emotiva (Ecce Homo, 1543, Vienna, Kunsthistorisches Museum; Paolo III Farnese con i nipoti Alessandro e Ottavio, 1546, Napoli, Gallerie Nazionali di Capodimonte). Nel 1548 fu al seguito di Carlo V alla Dieta di Augusta, ciò consacrò la sua fama di massimo pittore europeo: il suo tipo di ritrattistica aulica era ormai canonico (Carlo V alla battaglia di Mühlberg, Filippo II, 1548, Madrid, Prado) e molto intensa era la produzione di scene erotiche e mitologiche (definite “poesie” dall'artista stesso, Venere con organista, amorino e cagnolino, o la Danae, in diverse redazioni). Una maggiore penetrazione psicologica, accompagnata a un ricco tonalismo basato su tinte brune e dorate, caratterizza invece la produzione ritrattistica (Clarice Strozzi a cinque anni, 1542, Berlino, Staatliche Museen; Il giovane dagli occhi glauchi, detto anche Il giovane inglese, 1545, Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina). Per Venezia l'attività di Tiziano fu particolarmente rivolta alla realizzazione di pale religiose (come Il martirio di San Lorenzo, 1559, chiesa dei Gesuiti), indirizzate, stilisticamente, a quella progressiva smaterializzazione delle forme, attuata attraverso l'impiego di pennellate rapide e corpose che amalgamano o spezzano toni di colore, che caratterizzò l'ultimo periodo di Tiziano, posteriore al 1560. Gli ultimi capolavori del maestro cadorino superarono infatti, definitivamente, ogni visione spaziale rinascimentale, portando alle estreme conseguenze la pittura tutta di colore della tradizione veneta, accentuando i contenuti drammatici o pietisti delle scene (L'Annunciazione, Venezia, S. Salvatore; Tarquinio e Lucrezia, Vienna, Akademie der bildenden Künste; L'incoronazione di spine, Monaco, Alte Pinakothek). Considerato dai posteri come il massimo “colorista” mai esistito, Tiziano costituì per tutto il Seicento un modello fondamentale per i ritratti e per le scene mitologiche (H. Rembrandt, P. Rubens), mentre la sua tecnica pittorica, nei vari aspetti del suo sviluppo, interessò gli artisti più diversi (Goya, Delacroix, gli impressionisti).

Bibliografia

H. Tietze, Titian, Londra, 1950; F. Valcanover, Tutta la pittura di Tiziano, Milano, 1960; R. Pallucchini, Tiziano, Firenze, 1969; E. Panofski, Problems in Titian, Mostly Iconographic, Londra-New York, 1969; F. Caroli, S. Zuffi, Tiziano, Milano, 1990.