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Rubens, Pieter Paul

pittore fiammingo (Siegen, Vestfalia, 1577-Anversa 1640). Personalità tra le più eminenti della storia dell'arte e indispensabile presupposto all'evoluzione di tanta parte della pittura barocca (e non soltanto barocca, ché in lui gli impressionisti e Delacroix, Fragonard e i paesaggisti dell'Ottocento troveranno un'inesauribile fonte di suggerimenti), Rubens ci appare artista dal genio grandissimo ed estroverso, aperto e coerente, per la qualità stessa della sua pittura generosa e trionfale. La stupefacente vastità della sua produzione, che si articola in un'infinita serie di bozzetti e disegni di grande freschezza ed estro creativo, di opere monumentali e di giganteschi cicli, complicata da interferenze dei più abili tra i suoi collaboratori (Van Dyck, Snyders) e dall'intervento massiccio della scuola, rende impossibile una puntuale e completa ricostruzione cronologica della sua attività in questa sede. Altrettanto arduo è cogliere le tappe essenziali di una vicenda biografica tutta intessuta di avvenimenti importanti, consumata tra viaggi di studio e missioni politiche, segnata da una serie ininterrotta di successi artistici, diplomatici e familiari. Nato da famiglia fiamminga esule in Germania, Rubens fece ritorno ad Anversa soltanto dopo la morte del padre, nel 1589; intrapresi gli studi umanistici, li lasciò per la pittura, frequentando successivamente gli studi di T. Verhaecht, A. van Noort e quello di O. Vaenius (o van Veen), fulcro di quella corrente “romanista” di cui le prime opere rubensiane rivelano l'influsso. Nel 1598 il nome di Rubens, ventenne, già compare nei registri della Gilda di San Luca ad Anversa. La lunga permanenza in Italia (1600-08) con soggiorni a Venezia, Mantova, Roma, Genova, costituisce una tappa fondamentale della sua vicenda artistica per l'esperienza diretta dell'antichità classica e del classicismo rinascimentale e per la varietà delle esperienze culturali che essa offrì all'artista. Il grande maestro barocco si rivela infatti l'ultimo artista “rinascimentale” nel senso più completo e profondo del termine, condividendo del Rinascimento interessi e impostazione “umanistica”: lo confermano i suoi interessi di collezionista di marmi antichi e di pittura contemporanea, il suo costante ispirarsi alla grande pittura cinquecentesca da Raffaello a Michelangelo, da Correggio a Tiziano, Tintoretto, Veronese. E ancora in Italia il favore dei Gonzaga di Mantova lo introdusse nel gran giro dell'aristocrazia e delle corti che se ne contesero poi le opere. Al suo ritorno in patria (1609) la nomina immediata a pittore di corte dei reggenti dei Paesi Bassi, arciduca Alberto e Isabella, conferma la sua fama nascente: ad Anversa egli avviò una scuola crescente con l'afflusso delle commissioni per le quali si avvalse dell'aiuto di specialisti (per esempio Bruegel dei Velluti): soltanto così poté far fronte ai giganteschi impegni costituiti dai soffitti per la chiesa dei Gesuiti ad Anversa (1620), dalle suites di cartoni per arazzi commessegli da Luigi XIII di Francia (Vita di Costantino, 1622-23), dalla serie dei dipinti celebrativi di Enrico IV e Maria de' Medici per il Palazzo del Lussemburgo a Parigi (1625), dalle tele per la Whitehall a Londra (1634), dagli addobbi per l'ingresso di Ferdinando ad Anversa (1636) e dalla decorazione per la Torre de la Parada presso Madrid (1638). Da Anversa Rubens si spostò per frequenti viaggi in Spagna (1628), in Francia (1622; 1625; 1627), Inghilterra (1629-30), Olanda (1627; 1632), dove lo condussero missioni diplomatiche (particolarmente importante la sua funzione nella pace anglo-spagnola del 1630) e interessi artistici. Dall'educazione manieristica dei “romanisti” (Giudizio di Paride, Londra, National Gallery)Rubens si affrancò grazie alle rivelazioni dell'arte italiana: il colore della scuola veneta in primo luogo, il realismo accademico dei Carracci, l'inesprimibile potenza di Michelangelo, e ancora il luminismo caravaggesco furono assimilati in un linguaggio artistico già travolgente e vitalissimo, trasfusi in forme opulente e di salda struttura plastica e compositiva nelle opere del periodo italiano (Trittico per i gesuiti di Mantova nei musei di Mantova, Anversa e Nancy, 1605; Ritratto equestre del Duca di Lerma, 1603, Madrid, Prado; Battesimo di Cristo, 1604-06, Anversa, Musée Royal des Beaux-Arts; Circoncisione, 1606, Genova, S. Ambrogio; Adorazione dei pastori, Fermo, S. Filippo Neri). Il decennio successivo al ritorno del maestro in patria lo vide impegnato in una serie di sperimentazioni che preludono alla formazione dello stile maturo: agli esercizi di lumi notturni (Adorazione dei Magi, Madrid, Prado) e di definizione delle forme per mezzo di accentuato chiaroscuro, con risultati di esuberante enfasi plastica e drammatica (Erezione della Croce, 1610, già nella chiesa di S. Valpurga a Bruxelles, oggi nella cattedrale di Anversa), si affiancano brani di ricercata armonia cromatica, sostenuta da una materia pittorica più ricca e schiarita (Incoronazione dell'eroe di virtù, Monaco, Alte Pinakothek; Deposizione dalla Croce, Anversa, cattedrale, 1611-14), che riveste una forma aperta ed eloquente, già barocca. Nei temi mitologici (ca. 1613-18: Ratto delle figlie di Leucippo; Sileno ebbro; Battaglia delle Amazzoni; tutti a Monaco, Alte Pinakothek) come nella pittura di storia (Sconfitta di Sennacherib, Monaco, Alte Pinakothek), nella pittura sacra (ca. 1616-19: Madonna degli Innocenti, Parigi, Louvre; Ultima Cena, Milano, Brera; Comunione di S. Francesco, Anversa, Musée Royal des Beaux-Arts), nel ritratto e nei grandi cicli decorativi già citati, la maniera di Rubens si fece sempre più morbida e piena, grandiosa e colorata. Crebbe a partire dal 1620 l'interesse di Rubens per il colore, sollecitato intorno al 1630 da un nuovo diretto contatto con la pittura veneta delle collezioni reali d'Inghilterra e di Spagna. In questa prospettiva si dispongono Cerere e le Ninfe (1621, Madrid, Prado), L'Adorazione dei Magi (1624, Anversa, Musée Royal des Beaux-Arts), il Ritratto di Susanna Fourment (1622 ca., Londra, National Gallery), La pace e la guerra (Londra, National Gallery), il Trittico di S. Ildefonso (1632, Vienna, Kunsthistorisches Museum) e l'Elena Fourment col figlio (1635, Monaco, Alte Pinakothek), opere, qui accostate in modo eterogeneo, che dimostrano come l'estensione del suo registro di sensibilità permettesse all'artista di spaziare dall'epica alla lirica, dalla commozione al dramma in un continuo rinnovarsi di forme. I paesaggi, ai quali Rubens si dedicò nella fase conclusiva della sua attività (Paesaggio con arcobaleno, 1636, Monaco, Alte Pinakothek; il Ritorno di contadini dai campi, 1637, Firenze, Palazzo Pitti; Paesaggio con uccellatore, 1639, Parigi, Louvre), confermano quella concezione della natura, panica e suggestiva, lirica e quasi romantica, che traspare per altri versi dalla qualità delle sue carni nei nudi (Le tre Grazie, Madrid, Prado; La pelliccia, Vienna, Kunsthistorisches Museum) e dal ritmo dinamico e totalmente coinvolgente di certe composizioni di massa (Ratto delle Sabine, Strage degli Innocenti, entrambi a Londra, National Gallery; Le conseguenze della guerra, Firenze, Palazzo Pitti; Trionfo di Venere, Vienna, Kunsthistorisches Museum). L'intenso lirismo dei paesaggi (al quale forse lo induceva il soggiorno nel castello di Steen, acquistato nel 1634), che si affianca al colossale impegno decorativo e alla magniloquente retorica della Torre de la Parada, concluse la gloriosa vicenda terrena dell'artista.

Bibliografia

G. Gluck, Die Landschappen von P. P. Rubens, Anversa-Amsterdam, 1940; O. Millar, Rubens, the Whitehall Ceiling, Londra, 1958; J. S. Held, Rubens Selected Drawings, Londra, 1959; J. Burckardt, Rubens, Torino, 1967; Autori Vari, Corpus Rubenianum Ludwig Burchard, Bruxelles, 1975; D. Bodart, P. P. Rubens, Roma, 1990.