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Varróne, Marco Terènzio

(latino Marcus Terentíus Varro). Scrittore latino (Rieti 116-27 a. C.). Studiò a Roma con il famoso grammatico Elio Stilone, poi ad Atene con Antioco di Ascalona. Partigiano di Pompeo, ebbe comandi militari in Spagna. Dopo la sconfitta di Farsalo, si avvicinò a Cesare, che gli restituì le sue proprietà e gli affidò l'allestimento di una biblioteca greca e latina a Roma. Varrone compose una settantina di opere in molti campi del sapere, per un complesso di 620 libri. Di esse si hanno, per intero, solo il De re rustica, in 3 libri, e 6 libri dei 25 che componevano il De lingua latina. Fra le opere perdute vanno almeno ricordate: Saturae Menippeae, in 150 libri, scritte parte in versi e parte in prosa secondo lo stile del cinico Menippo di Gadara, e su argomenti disparati, letterari, filosofici, politici, di costume; Logistorici, trattati su vari soggetti in 76 libri; Imagines, in 15 libri, con 700 brevi biografie di personaggi famosi greci e romani; trattati di letteratura (De poematis, De poetis, De comoediis Plautinis, Quaestiones Plautinae...); le Antiquitates rerum humanarum et divinarum, in 41 libri; l'opera enciclopedica Disciplinarum libri novem, sulle arti liberali; diverse composizioni storiche, geografiche ed erudite, come De Pompeio, De vita sua, De ora maritima, De gente populi Romani, De familiis Troianis, Res urbanae ecc.; e altri trattati grammaticali, come il De sermone Latino, De similitudine vernorum ecc. Dal poco giunto a noi si può dedurre che la romanità fosse rimasta la caratteristica della sua cultura, in un periodo in cui si andava operando la fusione tra cultura greca e romana. Cicerone disse che Terenzio rivelò ai Romani il loro passato, le loro istituzioni, i luoghi, la lingua e la letteratura; Seneca e Quintiliano lo definirono “il più erudito dei Romani”; anche più tardi il suo enciclopedismo e la sistemazione del sapere da lui operata ebbero grande influenza. Ancora il Petrarca lo citava accanto a Cicerone e a Virgilio come “terzo gran lume romano”.

Bibliografia

J. Collart, Varron grammarien latin, Parigi, 1954; F. Della Corte, Varrone, il terzo gran lume romano, Genova, 1954; H. Dahlmann, R. Heisterhagen, Varronische Studien, Heidelberg, 1959; Autori Vari, Varron, Vandoeuvres, 1963; E. Skydsgaard, Varro the Scholar, Copenhagen, 1968; R. Gelsomino, Varrone e i sette colli di Roma, Roma, 1975; F. Cavazza, Studio su Varrone etimologo e grammatico, Firenze, 1991.

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