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Vicovaro

comune in provincia di Roma (46 km), 300 m s.m., 36,12 km², 3714 ab. (vicovaresi), patrono: sant’ Antonio (17 gennaio).

Centro sulla destra del fiume Aniene. Fu città degli Equi (Varia), conquistata da Roma e, sotto Augusto, iscritta alla tribù Camilla. Nel Medioevo venne distrutta dai Longobardi e dai Saraceni (877); dopo il Mille (Vicus Variae) fu dell'abbazia di Subiaco. In possesso degli Orsini, per breve tempo cadde sotto il duca d'Alba, infine pervenne alla Chiesa e, nel sec. XVII, ai Cenci.§ L'abitato è sorto, presumibilmente, all'interno di una doppia cerchia di mura degli Equi, di cui restano evidenti tracce. Al sec. XV risale il tempietto di San Giacomo, in forme gotico-rinascimentali, di Domenico di Capodistria e Giovanni Dalmata, con pregevole portale ricco di bassorilievi e, sull'altare, una tela settecentesca, rappresentante la Madonna di Vicovaro. La parrocchiale di San Pietro, di G. Theodoli, è in stile barocco; il palazzo Cenci-Bolognetti è rifacimento settecentesco di palazzo Orsini.§ Le attività economiche sono strettamente legate agli scambi con Roma: in agricoltura si coltivano cereali, vigneti e oliveti; sono attive industrie di materiali da costruzione, lavorazione della pietra, del vetro e dei metalli. Nei dintorni è un impianto di sbarramento per produzione idroelettrica.

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