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Weber, Max (sociologo)

sociologo tedesco (Erfurt 1864-Monaco di Baviera 1920). Professore di diritto commerciale nell'Università di Berlino (1893), di economia politica in quella di Friburgo in Brisgovia (1894) e in quella di Heidelberg (nel 1897), fu direttore dell'Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik. Partecipò anche attivamente alla vita politica contribuendo, tra l'altro, all'elaborazione della Costituzione di Weimar. I suoi classici contributi in materia di metodologia delle scienze sociali costituiscono una radicale alternativa rispetto a tutti gli approcci precedenti (evoluzionismo sociale, utilitarismo ecc.) che concepivano la società, nella sua storia passata e futura, come un'entità globale dal significato univoco, pretendendo di poter dedurre dalla lettura di questo significato le leggi del divenire sociale. Secondo Weber la sociologia non può imperniarsi, in quanto scienza autonoma, su ragionamenti deduttivi a partire da presunte verità assolute, ma, come scienza “comprendente”, è chiamata a interpretare criticamente la realtà sociale in termini di ipotesi suscettibili di controllo e di verifica concreta. Il suo oggetto non sono la società e la storia intese come un tutto, ma l'agire sociale dotato di senso, vale a dire quei comportamenti individuali, influenzati dai comportamenti altrui, ai quali coloro che li pongono in essere attribuiscono uno specifico significato soggettivo. Le scienze sociali devono attenersi al principio della “libertà dai valori” (religiosi, filosofici, ideologici) non potendo stabilire quali di essi siano giusti in assoluto, ma solo quali conseguenze derivino per l'individuo e per la società da azioni coerenti con determinate credenze. In questa chiave il più noto tra gli studi weberiani di sociologia religiosa individua nell'ascetismo, nell'individualismo e nell'attivismo mondano predicati dalla morale protestante (in specie calvinista) la mentalità che ha favorito in modo determinante l'avvento del capitalismo. Altrettanto fondamentali i contributi di Weber in campo di sociologia economica. Egli teorizza la coesistenza, in ogni società, di tre forme di stratificazione distinte anche se interagenti (le classi, i partiti politici e i ceti) fondate rispettivamente sulle differenze nella distribuzione della proprietà, del potere e del prestigio. Nella burocrazia, di cui analizza rigorosamente le caratteristiche peculiari, Weber intravvede la forma di organizzazione razionale per eccellenza, vale a dire la sola rispondente ai fini delle società industriali. Celebre la sua tipologia del potere, che può assumere tre forme (autorità razionale-legale, tradizionale e carismatica) secondo che il suo configurarsi come legittimo, cioè accettato socialmente, poggi sulla fede nel diritto, o nella consuetudine, o nelle eccezionali virtù attribuite a un individuo. Opere principali: Die protestantische Ethik und der Geist des Kapitalismus (1904-05; L'etica protestante e lo spirito del capitalismo), Die Wirtschaftsethik der Weltreligionen (1916; L'etica economica delle religioni mondiali), Politik als Beruf, Wissenschaft als Beruf (1919; La politica e la scienza come professioni), Wirtschaft und Gesellschaft (1922, postuma; Economia e società).

R. Bendix, Max Weber - An Intellectual Portrait, New York, 1960; F. Ferrarotti, Max Weber e il destino della ragione, Bari, 1965; J. Freund, La sociologia di Max Weber, Milano, 1968; N. M. De Feo, Introduzione a Max Weber, Bari, 1970; S. Andrini, La pratica della razionalità. Diritto e potere in Max Weber, Milano, 1991.