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Zoščenko, Michail Michajlovič

scrittore e drammaturgo russo (Pietroburgo, poi Leningrado, 1895-1958). Interrotti gli studi universitari, Zoščenko partecipò alla prima guerra mondiale, poi prestò servizio nell'Armata rossa; dal 1922 si dedicò alla letteratura aderendo al gruppo dei Fratelli di Serapione. Scrisse racconti (Racconti umoristici, 1923; Cittadini stimati, 1926; Racconti sentimentali, 1927), spesso narrati “dall'autore” e pieni di monologhi interiori che mettono in chiave umoristica i difetti della piccola gente e l'incapacità delle autorità. Con il suo stile, ricco di espressioni colloquiali, di cliché giornalistici e di bisticci, Zoščenko contribuì anche formalmente allo sviluppo della moderna prosa russa. Già nella novella Di che cosa cantò l'usignolo (1927) si possono individuare elementi di rassegnazione e di delusione per il presente, che si rafforzano in Il lillà fiorisce (1930) e La gioventù restituita (1933), novelle ambientate nei circoli intellettuali, e che insieme alle prose di carattere quasi documentario (Il libro celeste, 1934; Prima che sorga il sole, 1943), furono alla base di una feroce critica fatta a Zoščenko da parte di Ždanov. Accusato di deviazionismo, lo scrittore non poté più pubblicare. Tra le opere teatrali di Zoščenko si ricordano Lo spettabile compagno (1929), Una giornata sfortunata (1935), Il delitto e il castigo (1936) e La cartella di tela (1939).

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