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agglutinazióne

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Lessico

sf. [sec. XIX; dal latino tardo adglutinatíonis].

1) L'agglutinare e l'agglutinarsi.

2) In linguistica, sistema di determinazione grammaticale tipico delle lingue agglutinanti.

3) In psicologia, intensa viscosità mentale dell'epilessia.

Microbiologia

Fenomeno scoperto nel 1896 da M. Gruber e H. E. Durham, per cui gli anticorpi specifici presenti nel sangue (agglutinine) possono provocare l'agglomeramento di cellule isolate (batteri, globuli rossi, ecc.). Sperimentalmente si è constatato che i germi presenti in una sospensione omogenea all'aggiunta di siero specifico precipitano in piccoli ammassi sul fondo della provetta, mentre il liquido sovrastante si mantiene limpido. L'agglutinazione si svolge in due fasi: nella prima si verifica la fissazione dell'anticorpo sull'antigene, nella seconda avviene la flocculazione, per la quale è necessaria la presenza di elettroliti. La sensibilità al fenomeno non è uguale per tutte le specie batteriche: alcune sono molto agglutinabili (bacilli dissenterici della peste, del tetano, del tifo, del paratifo, della pertosse), altre meno (bacilli del carbonchio, della difterite) alcune poi non lo sono affatto (Bacterium coli). L'agglutinazione viene usata per la determinazione del gruppo specifico e, nella pratica diagnostica, per l'identificazione specifica di specie batteriche isolate dal sangue o da altri materiali (feci, urine) di individui affetti da tifo, febbre di Malta, colera, ecc. e per il riconoscimento di sieri anticorpali agglutinanti specifici (reazione di Widal per il tifo, di Wright per la brucellosi, di Weil-Felix per il tifo esantematico, ecc.).

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L'agglutinazione

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