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difterite

sf. [sec. XIX; dal greco diphthéra, membrana+-ite]. Malattia infettiva contagiosa, provocata dal Corynebacterium diptheriae, descritto da E. Klebs nel 1883 e da G. Löffler nel 1884. Il germe si localizza nel punto di penetrazione (rinofaringe, laringe) dove, dopo ca. 48 ore, compare un essudato biancastro che si estende poi alle tonsille, all'ugola e alla parte posteriore del faringe (angina difterica). L'inizio della malattia è caratterizzato da malessere generale, modica febbre, lieve dolore di gola alla deglutizione. Questi sintomi sono presenti per 7-10 giorni, poi l'essudato si stacca, la febbre scompare e le condizioni generali migliorano. Sono sempre presenti segni di intossicazione generale. Nelle forme di angina difterica maligna possono comparire segni di asfissia per ostruzione laringea, che rende talvolta necessario un intervento chirurgico. Tra le complicazioni sono frequenti le miocarditi e le paralisi difteriche. Fonte di infezione sono gli ammalati e i portatori sani, il contagio perciò è prevalentemente interumano e si verifica tramite le secrezioni direttamente o attraverso oggetti contaminati. La reazione di Schick permette di individuare i soggetti recettivi da quelli resistenti all'infezione difterica. Importanti sono la disinfezione, l'isolamento e l'iniezione di siero antidifterico, costituito dall'antitossina difterica, la quale è in grado di neutralizzare la tossina non ancora legata alle cellule. Il siero viene prodotto mediante immunizzazione del cavallo; sono possibili quindi reazioni d'ipersensibilità alle proteine estranee (malattia da siero) per cui è consigliato un test cutaneo prima della somministrazione. Individui sani vengono protetti efficacemente dalla vaccinazione antidifterica (attualmente obbligatoria) con anatossina di Ramon. Di solito la vaccinazione antidifterica viene effettuata nella prima infanzia in associazione a quella antitetanica e antipertosse. L'immunità compare dopo 1-2 mesi. § La difterite può colpire anche vari animali domestici. In particolare la difterite bovina, malattia contagiosa dei vitelli giovani, è sostenuta dal Fusobacterium necrophorum che, isolato direttamente dalle lesioni necrotiche che provoca, si presenta filiforme o a cocchi. Il batterio non ha attività invasiva, ma nei tessuti colpiti agisce per mezzo di tossine. L'infezione colpisce soprattutto la bocca e il faringe ed è caratterizzata dalla formazione di placche grigiastre. Oltre ai bovini giovani, questa infezione interessa anche altri animali: nei suini il germe si ritrova nel tessuto sottocutaneo del muso, nel coniglio sono colpite soprattutto le labbra e la bocca, nell'equino invece può presentarsi nelle zampe; si riscontra anche nei volatili (difterite aviaria).