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auspìcio

(anticamente auspìzio), sm. [sec. XIV; dal latino auspicíum, osservazione degli uccelli].

1) Responso divinatorio nell'antica religione romana ottenuto mediante l'osservazione del volo degli uccelli. Oltre che tramite gli uccelli, si ottenevano auspici mediante l'osservazione di altri segni, estendendo sia il significato del termine sia le tecniche relative. La presa degli auspici era necessaria per iniziare qualsiasi impresa e la facoltà o la capacità di prendere auspici era la condizione essenziale di chi aspirasse a una carica di comando. Finché il patriziato si oppose all'accesso dei plebei alle principali magistrature, fondò il suo atteggiamento sull'incapacità di prendere auspici che avrebbero avuto i cittadini non patrizi, quasi che tale capacità fosse una prerogativa di carattere ereditario.

2) Per estensione, augurio, pronostico, presagio: essere di cattivo auspicio; trarre buon auspicio da un fatto; iniziare qualche cosa sotto buoni auspici; mi sembrò un ottimo auspicio. Anche patrocinio, favore: contatti avviati sotto gli auspici del papa.