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Demètra

(greco Dēmetēr), dea tra le maggiori del pantheon greco con cui verrà identificata la romana Cerere. Il suo campo d'azione comprendeva la cerealicoltura e le istituzioni civili, che in Grecia erano ideologicamente riferite all'introduzione dell'agricoltura. Veniva significativamente chiamata la “Legislatrice” (Thesmophóras), attributo che identifica Demetra in colei che insegnando agli uomini la coltivazione dei cereali li sottrae alla barbarie e li fa partecipi di una civiltà fondata sulle leggi (thesmoí). § L'importanza di Demetra era miticamente fondata dalla sua genealogia: figlia di Crono e di Rea, era una sorella di Zeus, e dunque, virtualmente, una pari del signore degli uomini e degli dei. Questa parità virtuale si realizzava a volte come autonomia rispetto alla sovranità di Zeus, e a volte addirittura come antinomia. Demetra era la Terra (De-meter, Terra Madre) in opposizione al Cielo (Zeus pater, Cielo Padre); era la dea delle plebi rustiche in opposizione all'aristocrazia cittadina che si riferiva a Zeus come fonte del suo potere; era la dea che prometteva una specie d'immortalità oltretombale contro l'ordine di Zeus che fissava nella mortalità l'invalicabile limite umano; era la dea delle esperienze mistiche che elevavano l'uomo all'altezza degli dei, mentre l'ordine di Zeus considerava ogni sconfinamento dall'umano come il peccato per eccellenza (hýbris) e lo puniva inesorabilmente. Questa posizione di Demetra la metteva in relazione con altre divinità ugualmente opposte a Zeus, quali Ade, Posidone e Dioniso. § La forma mitico-cultuale più completa di Demetra era quella in cui le si affiancava la figlia Persefone che, rapita da Ade, diventa la regina degli Inferi. Tale forma fondeva la vicenda agraria con la vicenda umana in un complesso simbolismo di morte e resurrezione. Narrava il mito che, dopo il ratto di Persefone, Demetra ruppe ogni relazione col mondo di Zeus (l'Olimpo) e andò a vivere tra gli uomini, cui insegnò la coltivazione dei campi e diede i principi fondamentali del vivere civile. In una versione di questo mito, consegnataci da un famoso poema attico del sec. VI a. C. (l'Inno a Demetra, attribuito a Omero), la dea si rifugia a Eleusi, presso il re Celeo, e qui introduce le iniziazioni misteriche, che, in questo contesto, stanno al posto dell'agricoltura come fattore di miglioramento della condizione umana. § L'iconografia di Demetra è nota dai testi, dagli ex voto dei santuari e da numerose opere d'arte. Da tipi di tradizione forse micenea, in cui la dea è raffigurata con teste animalesche (cavallo, capra, mucca), si passa, soprattutto dal sec. VI a. C., al tipo tradizionale della dea stante o seduta in trono con chitone e himátion, in capo il pólos, il kálathos o il modio e nelle mani lo scettro, le fiaccole oppure le spighe. Oltre a statuette fittili, monete, raffigurazioni vascolari e rilievi eleusini, nei quali Demetra appare in compagnia della figlia Persefone e di Trittolemo, si possono citare statue isolate quali la “Demetra di Chercell”, risalente a originale di età fidiaca, o la Demetra di Cnido (Londra, British Museum), originale greco del sec. IV a. C.