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autodecisióne

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Lessico

sf. [sec. XX; auto-+decisione]. Decisione presa autonomamente; possibilità di disporre liberamente della propria condotta.

Diritto internazionale

Principio secondo cui un popolo, o parte di esso, può decidere tramite plebiscito la propria indipendenza o appartenenza a uno Stato. L'autodecisione viene spesso posta in relazione al principio di nazionalità di cui è considerata complementare, secondo la dottrina giuridica subiettiva; o antitetica, secondo la teoria tedesca oggettiva che sostiene il diritto di decidere la propria sorte anche in contrasto con le caratteristiche nazionali; o strumentale, secondo il programma mazziniano che la vede come un mezzo per giungere all'applicazione pratica del principio di nazionalità. Proclamata dalla Rivoluzione francese, propagandata in Italia soprattutto dai seguaci mazziniani, trova applicazione nel 1859-60 con i plebisciti di annessione delle regioni centro-meridionali al Piemonte e di Nizza e Savoia alla Francia. Ripresa dopo la prima guerra mondiale da Wilson per risolvere il problema di alcune zone a minoranza etnica (Eupen, Malmédy, Saar, Alta Slesia, Prussia Orientale, Schleswig, Klagenfurt), fu strumentalizzata da Hitler per la sua politica di aggressione (Anschluss, Sudeti, ecc.) ed ebbe minor risalto dopo la seconda guerra mondiale (annessione della Saar alla Repubblica Federale di Germania). Riconosciuta nella Carta Atlantica (1941) e nelle dichiarazioni di Jalta (1945), l'autodecisione è oggi sancita dallo statuto dell'ONU in rapporto al principio d'indipendenza statuale e nel quadro della lotta contro l'oppressione.