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bogomilismo

sm. [da bogomili]. Movimento eretico cristiano diffuso nei Balcani nel sec. X e quindi ulteriormente allargatosi sino alla sua scomparsa nel sec. XV. Sorto come moto d'opposizione alla Chiesa istituzionalizzata, ritenuta deviante rispetto agli ideali evangelici, e fondato essenzialmente su una interpretazione letteralistica del Nuovo Testamento, il bogomilismo è caratterizzato soprattutto da un forte rigorismo morale, dal rifiuto delle istituzioni gerarchiche e liturgiche della Chiesa nonché della comunione e del battesimo dei fanciulli, dal rigetto altresì dell'Antico Testamento e da un accentuato dualismo, la cui derivazione manichea è oggetto di discussione tra gli storici, al pari di una presunta influenza diretta che il bogomilismo avrebbe avuto sul sorgere dell'eresia dei catari. Fondatore del movimento fu il pope bulgaro Bogomil, che ebbe però un valido avversario nel teologo Cosma. Tuttavia il movimento si affermò per tutto il sec. X e dalla Bulgaria si propagò nella Bosnia e in tutta la Penisola Balcanica. La conquista bizantina, le persecuzioni suscitate contro le teorie del bogomilismo da vescovi e concili (1211, 1325, 1360) e da imperatori e re bulgari dal sec. XII al XIV fermarono temporaneamente il suo espandersi, ma non l'estinsero; anzi, l'eresia giunse in tutta Europa attraverso i catari e influenzò in vario modo i movimenti ereticali dell'Occidente prima del luteranesimo.

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