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Nuòvo Testaménto

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complesso di libri sacri, in cui viene narrata la vita terrena del Redentore e degli apostoli; è fissato il loro insegnamento e prospettata la visione finale della Chiesa di Cristo sulla Terra.

Il Canone

I libri che formano il Nuovo Testamento secondo il canone approvato dalla Chiesa cattolica sono 27: Vangelo di S. Matteo, Vangelo di S. Marco, Vangelo di S. Luca, Vangelo di S. Giovanni, Atti degli Apostoli; le Lettere di S. Paolo: I ai Tessalonicesi, II ai Tessalonicesi, Filemone, I ai Corinzi, II ai Corinzi, ai Galati, ai Romani, ai Filippesi, ai Colossesi, agli Efesini, I a Timoteo, II a Timoteo, a Tito, agli Ebrei; Epistola di S. Giacomo; I Epistola di S. Pietro, II Epistola di S. Pietro; Epistola di Giuda; I Epistola di S. Giovanni, II Epistola di S. Giovanni, III Epistola di S. Giovanni, Apocalisse di S. Giovanni. Il canone del Nuovo Testamento così concepito trovò avversari fin dai primi tempi del cristianesimo: Marcione escludeva il Vangelo di S. Luca e tre lettere di S. Paolo; il Canone Muratoriano non cita l'Epistola agli Ebrei, l'Epistola di Giacomo e la III Epistola di Giovanni. Discussi furono a lungo i cosiddetti “libri deuterocanonici”: Apocalisse, Epistola agli Ebrei, l'Epistola di Giacomo, quella di Giuda, la II di Pietro, la II e la III di Giovanni. Lutero collocò ai margini del Canone l'Epistola agli Ebrei, le Epistole di Giacomo e di Giuda, la II di Pietro e l'Apocalisse. Fra i molti apocrifi, che correvano per le mani dei cristiani già nel sec. II vi sono diverse serie di Vangeli, di Atti, di Lettere apostoliche e di Apocalissi. In genere questa produzione ha uno scopo edificante e sostiene dottrine che si scostano sovente dall'ortodossia. Fra essi importanti sono: il Vangelo degli Ebrei, il Protovangelo di Giacomo, l'Evangelium veritatis e il Vangelo di Tommaso; gli Atti di Pietro; gli Atti di Paolo; gli Atti di Andrea; la Lettera di Paolo ai Laodicesi, le Lettere di Paolo a Seneca; l'Apocalisse di Paolo, l'Apocalisse di Pietro.

Testo ed edizioni critiche

Il Nuovo Testamento è stato scritto in greco (incerta la tradizione sulla prima stesura del Vangelo di Matteo in aramaico). Gli originali, probabilmente scritti su papiro, sono andati presto perduti. Con il moltiplicarsi delle trascrizioni aumentò il numero delle varianti dovute a spiegazioni e ampliamenti in un testo non ancora fissato definitivamente, a sbagli di copisti inesperti, alla preoccupazione di riprodurre la sostanza del testo a scapito della lettera. I papiri Bodmer attestano la presenza di una tradizione testuale abbastanza definita già nei sec. II e III, ma le varianti continuarono fino alla metà del sec. III (come comprovano i papiri Chester Beatty). Nel sec. IV iniziò la produzione dei grandi codici, per i quali in Egitto ci si attenne alla tradizione più rigorosa, mentre ad Antiochia e a Costantinopoli si scelse un criterio eclettico. Dal sec. V prevalse a Costantinopoli un testo sostanzialmente uniforme e questo diventerà poi il testo comune. Con la riproduzione a stampa il testo non recepirà più nessuna variante. Questo stato di cose continuò fino al sec. XVIII, quando la critica testuale divenne molto più esigente contro il testo ormai entrato nella consuetudine: Lachmann, in una nuova edizione del Nuovo Testamento da lui curata, abbandonò il testo tradizionale e si basò invece sulle concordanze dei testi più antichi; C. Tischendorf portò all'attenzione dei critici il Codice Sinaitico, da lui scoperto, e questo, assieme a quello Vaticano, incontrò il favore dei critici, perché entrambi ampiamente concordi con i papiri più antichi. Il vivo interesse per le più antiche documentazioni portò a una raccolta di ben 5000 testimonianze dirette del testo così distribuite: 81 papiri, 226 codici in scrittura onciale, 2750 codici in scrittura minuscola e 2100 lezionari. Fra questa immensa mole le testimonianze più importanti offerte dalle collezioni di papiri riguardano: il Vangelo di Giovanni (Bodmer, sec. II), le Lettere di Giuda e di Pietro (Bodmer, sec. III-IV); Vangeli e Atti (Chester Beatty, sec. III); Lettere di Paolo (Chester Beatty, sec. III); Apocalisse (Chester Beatty, sec. III); un frammento di Giovanni 18,31-38 (Papiro di Ryland, forse prima metà sec. II). Fra i codici più importanti, oltre ai già citati Sinaitico (sec. IV) e Vaticano (sec. IV), sono da ricordare il Codice riscritto di Efrem, il Codice Alessandrino e il Codice di Beza o di Cambridge, tutti del sec. V. Principali edizioni critiche del Nuovo Testamento sono: quella di C. Tischendorf, di H. von Soden, di A. Merk, di E. Nestle e K. Aland e quella edita nel 1966 dalle United Bibles Societies. Fra le traduzioni si ricordano la Peshitta in siriaco, che per il Nuovo Testamento fu compiuta nel sec. V; quelle in copto, tratte da un testo greco, che probabilmente risale al sec. III; la Vetus Latina, che servì di base alla esegesi dei padri latini dei primi secoli; la Volgata di San Girolamo.