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chopper

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Lessico

s. inglese (da to chop, spaccare) usato in italiano come sm.

1) Manufatto litico frequente nelle industrie del Paleolitico inferiore (Olduvaiano, Acheuleano, ecc.), ma presente anche in complessi più recenti. Presenta un margine più o meno tagliente, ricavato con l'asportazione di uno o più distacchi unifacciali mediante un percussore generalmente duro. Se ne distinguono diversi tipi a seconda dell'andamento del margine (dritto, concavo, convesso, a punta, ecc.) e della localizzazione dei distacchi sul ciottolo che funge da supporto (laterale, distale, ecc.). In taluni casi, i chopper possono essere considerati nuclei piuttosto che veri e propri strumenti con funzione di taglio o di percussione.

2) In elettrotecnica, circuito costituito da componenti in commutazione che ha la funzione di convertire un segnale elettrico lentamente variabile e di piccola ampiezza in una successione di impulsi di ampiezza proporzionale a quella del segnale di ingresso.

Elettrotecnica

I chopper sono usati negli amplificatori per deboli segnali a frequenza molto bassa, che verrebbero altrimenti mascherati dalle derive o dal rumore. Possono essere realizzati mediante transistori bipolari o a effetto di campo, ponti di diodi, sistemi elettro-ottici, oppure con semplici vibratori elettromagnetici. Il termine chopper si è diffuso nel linguaggio tecnico per indicare un dispositivo elettronico di potenza destinato a regolare in intensità, con variazione continua da zero a un valore massimo, una corrente continua anche molto intensa. I chopper di questo tipo sono usati per la regolazione dei motori nella trazione elettrica, in particolare nelle metropolitane e nei convogli ferroviari leggeri. Sono costituiti da complessi gruppi di tiristori che, opportunamente comandati, trasformano la tensione continua della linea di alimentazione in un treno di impulsi di corrente. In uscita al chopper si dispongono filtri i quali “spianano” il suddetto treno di impulsi fornendo una corrente quasi continua, che presenta sempre una componente alternata (alcuni percento) e viene chiamata per questo “corrente ondulata”. Con tale corrente si alimentano motori a corrente ondulata i quali operano con velocità e coppia motrice variabile in funzione dell'intensità della corrente ondulata di alimentazione. In base alle modalità di funzionamento si distinguono chopper a frequenza costante e a frequenza variabile. Nel chopper a frequenza costante il numero degli impulsi di corrente che si hanno in ogni secondo è costante, ma la loro durata varia in quanto varia il tempo (di conduzione) in cui i tiristori sono accesi. La regolazione consiste nel far variare la durata degli impulsi in maniera continua da zero (tiristori sempre spenti) a un massimo (tiristori sempre accesi, corrente in uscita continua in senso proprio). Nei chopper a frequenza variabile la durata degli impulsi di corrente è costante, ma varia il tempo che trascorre tra l'emissione degli impulsi stessi. I filtri in uscita al chopper trasformano il treno di impulsi in una corrente ondulata, il cui valore medio è funzione della frequenza degli impulsi emessi. Fino a oggi per potenze relativamente basse si sono usati i chopper a frequenza variabile e per potenze maggiori (alcune migliaia di kilowatt) i chopper a frequenza costante: è possibile però che questa distinzione venga a cadere con il proseguire delle esperienze.

Trasporti

Negli anni Cinquanta si definiva chopper un tipo di motoveicolo derivato dalle grosse motociclette prodotte dalla Harley-Davidson, in origine caratterizzato da un telaio coloratissimo, ricco di cromature e accessori, con sellino ampio provvisto di poggiaschiena e in alcuni tipi attrezzato con una forcella anteriore allungata, inclinata e munita di grosso manubrio con manopole incurvate. I chopper sono realizzati con telai molto robusti, di varia forma, non di rado di fabbricazione artigianale, sui quali viene montata la meccanica delle motociclette di serie, con motori elaborati, in genere di cilindrata non inferiore ai 1000 cm3, in grado di fornire elevate potenze specifiche ma velocità limitate; la forcella anteriore, molto allungata ma inclinata di un angolo tale da mantenere basso il centro di gravità del veicolo, fornisce una buona stabilità anche se spesso la ruota anteriore è più piccola e di sezione ridotta rispetto al normale. La forma del manubrio e quella del sedile, con alta spalliera imbottita, le sospensioni, le dimensioni delle ruote e la loro sezione, le fanalerie e soprattutto gli accessori e le numerose cromature, insieme con i colori variopinti, variano secondo il gusto e l'esibizionismo del proprietario.