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cluniacènse, órdine

congregazione fondata nel 910 da San Bernone e basata sulla regola benedettina, alla quale oppose però lo schema di monastero principale e monastero affiliato. Da Cluny dipendevano direttamente le quinque filiae (Lewes, in Inghilterra, La Charité-sur-Loire, Saint-Martin-des-Champs, Souvigny, Sauxillanges, in Francia): ognuno di questi monasteri aveva alle sue dipendenze un gruppo di altri monasteri; si contavano poi abbazie incorporate; abbazie sottoposte a sorveglianza; abbazie affidate ad tempus per la riforma. Capo della congregazione era il prior abbas, in principio solo nell'esercizio del potere, più tardi coadiuvato da 10 camerari e poi dal Capitolo generale e dai definitori. Questa riforma ramificò specialmente in Francia, ma ebbe notevole espansione anche in Italia, Germania, Spagna e Inghilterra e giunse fino a Bisanzio e in Palestina. Dal sec. XII al XIV i monasteri annessi alla congregazione di Cluny furono 1450 e i riformati 1629. Alla base di questa espansione erano la superiorità di statuti ben definiti, l'eminente personalità di alcuni abati, un'organizzazione d'indirizzo internazionale e la posizione di Cluny al centro dell'Occidente cristiano. A causarne la decadenza furono invece l'eccessivo centralismo, l'insistente ritualismo, la pesante regola del silenzio, la cessione al re dell'esenzione e la crescente feudalizzazione. La congregazione toccò il punto più basso della decadenza nel sec. XVII in coincidenza con l'affermarsi degli ordini mendicanti; fu infine soppressa durante la Rivoluzione francese (1790). Rinacque per l'attività del benedettino Maiolo Lamey (1842-1903), che nel 1888 si stabilì con alcuni compagni in una casetta sull'area dell'abbazia di Cluny. Nel 1893 una parte di questa comunità prese stanza nell'antico priorato cluniacense di Souvigny. Nel 1901 questi monaci furono costretti ad abbandonare i due priorati e si stabilirono nel priorato di S. Benigno ad Aosta, creando un cenacolo di studi scientifici e facendo rivivere l'antica liturgia benedettina. Ma la I guerra mondiale assottigliò il numero dei monaci che sono in seguito definitivamente scomparsi.

Bibliografia

J. Conant, Medievalia, Parigi, 1955; G. Charvin, Status, Chapitres généraux et visites de l'Ordre de Cluny, Parigi, 1967; G. M. Cantarella, D. Tuniz (a cura di), Cluny e il suo abate Ugo, Roma, 1973.

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