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concistòro o concistòrio

sm. [sec. XIII; dal latino tardo consistoríum, luogo di riunione; da consistĕre, fermarsi, stare]. Adunanza dei cardinali sotto la presidenza del papa. Per estensione, adunanza, consesso: “ebbi invito di assistere al concistoro collegiale de' professori” (Foscolo). Anche ironico o scherzoso: i ragazzi del quartiere si sono riuniti in concistoro. § Il concistoro ha sostituito i tradizionali sinodi romani convocati dai papi fino al sec. XII per decidere i principali problemi della Chiesa. Ne fanno parte tutti e tre gli ordini del Collegio dei cardinali. Nella storia dei concistori si distinguono due periodi, con una cesura nel Cinquecento. Durante il primo, in concistoro – convocato con regolare frequenza – venivano discusse e decise tutte le questioni di rilievo sia in campo ecclesiastico, sia in quello temporale; esso fungeva anche da tribunale per ricorsi in determinate questioni giudiziarie. Dopo l'istituzione delle Congregazioni Romane, il concistoro perde gran parte del proprio rilievo e serve più che altro a conferire un carattere di solennità a decisioni già prese. Nell'età moderna, si distinguono tre tipi di concistori: segreto, pubblico, semipubblico; il primo è riservato ai soli cardinali; agli altri intervengono anche dignitari ecclesiastici e laici. Rientrano nell'ambito dei problemi trattati in concistoro, tra l'altro, le creazioni, opzioni e rinunce di cardinali, la preconizzazione di nuovi arcivescovi, vescovi, prelati e abati nullius, le nomine di cardinali legati a latere, la promulgazione dell'Anno Santo, le canonizzazioni. § Il concistoro è l'organo supremo della Chiesa calvinista con compiti di direzione della vita religiosa, istituito da Calvino stesso; nella Chiesa luterana è composto da teologi e giuristi; in origine affiancava il principe (consistorium principis) nella suprema direzione delle cose ecclesiastiche.