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crioscopìa

sf. [sec. XIX; crio-+-scopia]. Studio dell'abbassamento del punto di congelamento di un solvente al variare della concentrazione delle soluzioni. Ciascun solvente presenta una sua caratteristica costante crioscopica, cioè un determinato abbassamento del punto di congelamento quando in 1000 g di esso sia disciolta una grammomolecola di una qualunque sostanza, indipendentemente dalla natura di questa. L'entità dell'abbassamento dipende dalla concentrazione del soluto, espressa in grammomolecole per 1000 g di solvente, e inoltre dalla natura del solvente. Così, la costante crioscopica dell'acqua è di 1,86 ºC e quella del benzene di 4,90 ºC, mentre per esempio il canfene e la canfora presentano costanti crioscopiche molto più elevate, prossime ai 40 ºC, per cui vengono spesso usati quali solventi per misure crioscopiche. L'abbassamento crioscopico è regolato per le soluzioni ideali della legge di Raoult; in particolare vale la relazione M=KC/Δ in cui M è il peso molecolare del soluto, K la costante crioscopica del solvente, C la concentrazione (in g di sostanza sciolta per 1000 g di solvente), Δ l'abbassamento crioscopico. La crioscopia permette di determinare il peso molecolare delle sostanze sciolte in soluzione: nota la costante crioscopica, è infatti sufficiente misurare con un crioscopio l'abbassamento del punto di congelamento del solvente puro e poi quello di una soluzione a concentrazione nota e applicare la relazione precedente. L'errore che si commette è tanto minore quanto più la soluzione considerata s'avvicina a quella ideale.

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