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àcqua

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Lessico

sf. [sec. XIII; latino aqua].

1) Liquido trasparente incolore, inodore, insapore, largamente diffuso in natura e indispensabile alla vita animale e vegetale; si distinguono, in relazione alla qualità: acqua di fonte, sorgiva, piovana, di pozzo, di fiume, di lago, di mare ecc.; acqua di rifiuto, di scolo; a naturale, come si trova in natura; acqua potabile, che si può bere; acqua minerale, che contiene disciolte in quantità rilevante sostanze minerali; acque termali, che sgorgano calde dal sottosuolo, spesso dotate di proprietà terapeutiche (vedi anche idroterapia e crenoterapia); in relazione alla trasparenza: acqua limpida, chiara, torbida; in relazione al sapore: acqua dolce, di fiume o di lago; acqua salata o salsa, di mare; in relazione allo stato: acqua corrente, che scorre in continuità; acqua viva, che sgorga da fonte perenne; acqua morta, stagnante; acqua cheta, che scorre lentamente; giochi di acqua, effetti ornamentali ottenuti con zampilli di acqua disposti ad arte. Fig.: mettere a pane e acqua, ridurre per punizione i cibi allo stretto necessario; limpido come l'acqua, di cosa assolutamente chiara, evidente; intorbidare le acque, creare confusione per trarne vantaggio; affogare in un bicchiere d'acqua, smarrirsi per un nonnulla; fare un buco nell'acqua, pestare acqua in un mortaio, adoperarsi per un lavoro inutile; acqua in bocca!, invito confidenziale a conservare il silenzio; il sangue non è acqua, la pazienza ha un limite, oppure ai vincoli familiari non si rimane mai insensibili. Proverbio: “acqua cheta rompe i ponti”, chi opera tenacemente in silenzio ottiene spesso risultati notevoli. In religione: acqua battesimale, usata nella cerimonia del battesimo; acqua santa o benedetta, consacrata dal sacerdote; fig.: il diavolo e l'acqua santa, due opposti inconciliabili.

2) Massa d'acqua; raccolta di acqua (anche al pl.), generalmente per indicare un lago, un fiume, il mare e simili: “A piè del Casentino / traversa un'acqua che ha nome l'Archiano” (Dante); le acque dell'Adriatico; specchio d'acqua, superficie di acqua tranquilla e circoscritta; pelo dell'acqua, la superficie dell'acqua; a fior d'acqua, sott'acqua, di corpo in superficie o completamente immerso; acqua alta, bassa, molto o poco profonda, anche alta o bassa marea; acque territoriali, quelle presso la costa su cui uno Stato estende la sua sovranità; la barca fa acqua, imbarca acqua da una falla, in senso fig. gli affari vanno male; trovarsi, navigare in cattive acque, trovarsi a malpartito.

3) Per estensione, pioggia: acqua a dirotto, a secchi; rovescio d'acqua, acquazzone; scroscio d'acqua, pioggia improvvisa e violenta; “l'acqua veniva giù dal cielo come Dio la mandava” (Verga). Proverbio: “cielo a pecorelle acqua a catinelle”, cioè pioggia fitta e abbondante.

4) Per estensione, si chiamano acqua molti liquidi di composizione chimica diversa, succhi di frutti e piante, umori e altri liquidi organici, anche patologici, umani e animali, ecc.: fare acqua, orinare. In ostetricia: le acque, termine corrente per liquido amniotico.

5) Con riferimento a pietre preziose, trasparenza, purezza: “Perfetto sarà [il diamante] quando si vedrà di buon'acqua” (V. Danti). Fig.: briccone della più bell'acqua, furfante matricolato.

6) Nel golf: acqua occasionale (inglese casual water), ogni deposito temporaneo di acqua (e anche ghiaccio o neve) che non costituisca uno degli ostacoli naturali e riconosciuti del percorso.

Le caratteristiche chimico-fisiche dell'acqua

Composto chimico di formula H₂O. Che l'acqua fosse costituita da idrogeno e ossigeno venne provato per la prima volta nel 1781, da H. Cavendish, il quale dimostrò la formazione di acqua allorché l'idrogeno bruciava combinandosi con l'ossigeno dell'atmosfera. Il fatto che l'acqua sia formata da molecole costituite ciascuna da due atomi di idrogeno e da uno di ossigeno venne poi definitivamente accertato solo nei primi decenni dell'Ottocento. L'acqua in natura contiene una piccola percentuale di molecole nelle quali i comuni isotopi dell'idrogeno e dell'ossigeno, di massa atomica rispettivamente 1 e 16, sono sostituiti da quelli più pesanti, soprattutto dall'isotopo di massa 2 dell'idrogeno, il deuterio, e da quello di massa 18 dell'ossigeno; queste specie molecolari costituiscono complessivamente la cosiddetta acqua pesante. La molecola dell'acqua presenta un caratteristico insieme di proprietà fisiche e chimiche che rende tra l'altro possibili i fenomeni biochimici e con essi la vita di tutti gli organismi animali e vegetali. Dal punto di vista chimico, l'acqua è un composto molto stabile che solo a temperature superiori ai 1500 ºC comincia a decomporsi sensibilmente in idrogeno e ossigeno; la dissociazione diviene praticamente completa solo a temperature molto più elevate, oltre i 3000 ºC. Nella molecola H₂O i due atomi di idrogeno si trovano alla distanza di 0,95 Å da quello di ossigeno, rispetto al quale sono disposti in modo da formare un angolo prossimo ai 105º. Le due coppie di elettroni che legano i due atomi di idrogeno a quello di ossigeno risultano spostate verso l'atomo di ossigeno per cui esso presenta una frazione di carica negativa, e i due di idrogeno una frazione di carica positiva: ne deriva cioè una struttura che si dice dipolare. Di conseguenza, l'atomo di ossigeno di una molecola di acqua può attrarre un atomo di idrogeno di un'altra molecola, costituendo quello che si definisce legame di idrogeno e che si traduce in una forza attrattiva che tende a mantenere unite tra loro le molecole dell'acqua.Nel vapore acqueo ciascuna molecola si muove invece liberamente nello spazio e l'evaporazione dell'acqua corrisponde quindi alla rottura dei legami di idrogeno presenti nell'acqua liquida . L'acqua presenta perciò una tendenza minore a quella di altri composti di struttura analoga a passare allo stato di vapore e quindi un punto di ebollizione relativamente elevato: per esempio, pur essendo lo zolfo un elemento simile in molte sue proprietà all'ossigeno, il composto H₂S è gassoso alla temperatura ambiente, mentre alla pressione atmosferica l'acqua bolle a 100 ºC. Anche il calore latente di evaporazione dell'acqua è elevato: presenta infatti il valore di 539,5 cal/g a 100 ºC, che aumenta lentamente con il diminuire della temperatura. La struttura dipolare dell'acqua favorisce la dissociazione e la solubilità dei sali e in generale delle sostanze a carattere ionico; la molecola dipolare si dispone infatti a contatto o entro il reticolo ionico salino annullando parzialmente con le sue cariche l'attrazione elettrostatica tra gli ioni: di conseguenza l'agitazione termica prevale sulla coesione liberando gli ioni del sale in soluzione. Nell'acqua liquida pura un piccolo numero di molecole è dissociato in ioni H+ e OH‒ attraverso la reazione di equilibrio: H₂O⇆H++OH‒. In realtà gli ioni H+ così formatisi non rimangono allo stato libero ma si associano immediatamente con una molecola di acqua non ionizzata formando gli ioni H₃O+, detti ioni idronio o ioni idrossonio. Il numero di molecole di acqua ionizzate è però, come si è accennato, estremamente basso, pari a circa 18∤10‒7 g per litro di acqua alla temperatura ambiente; esso aumenta con l'aumentare della temperatura, pur restando compreso entro limiti del medesimo ordine di grandezza. Di conseguenza, quando sia perfettamente pura, l'acqua liquida presenta una conducibilità elettrica molto bassa, pari a 3,8∤10-8 ohm cm a 18 ºC. Partendo dalla temperatura di 0 ºC, la densità dell'acqua aumenta con l'aumentare della temperatura e raggiunge un massimo a una temperatura prossima ai 4 ºC (da 3,68 ºC a 4,18 ºC secondo le determinazioni di autori diversi) per poi nuovamente diminuire. Alla pressione ambiente e alla temperatura di 0 ºC l'acqua solidifica cedendo il suo calore latente di solidificazione che è pari a 79,4 cal/g; con l'aumentare della pressione il punto di congelamento dell'acqua si abbassa e risulta per esempio di –2,5 ºC alla pressione di 336 atm e di –20 ºC a quella di 2042 atmosfere. Questa influenza della pressione è dovuta al fatto che l'acqua, come pochissime altre sostanze (il bismuto metallico e la ghisa tra quelle più note), congelando aumenta notevolmente, l'8% ca., di volume. Alla pressione ambiente e fino a una pressione di ca. 200 atm il ghiaccio cristallizza: nel sistema esagonale e di simmetria esagonale risultano infatti all'esame microscopico i minuti cristallini che formano per esempio i fiocchi di neve. A pressioni più elevate il ghiaccio modifica il suo reticolo cristallino trasformandosi in altre forme allotropiche di più alta densità e indicate come ghiaccio II, ghiaccio III, ghiaccio IV e ghiaccio V per distinguerle tra loro e dal ghiaccio I che è la varietà stabile in condizioni ordinarie. Il fatto che il ghiaccio sia più leggero e quindi galleggi sull'acqua ha grande importanza, dal punto di vista geologico e geografico, nel determinare le condizioni climatiche sulla superficie terrestre; importante da questo punto di vista è anche la grande tendenza delle molecole del vapore acqueo atmosferico ad assorbire le radiazioni infrarosse. Il vapore acqueo è invece assai trasparente alle radiazioni ultraviolette, che esso lascia giungere in larga misura dal Sole alla superficie terrestre .

L'acqua in natura

Le acque presenti in natura sono distinte, considerando l'ambiente, in acque meteoriche, quelle presenti nell'atmosfera e che cadono sulla Terra sotto varie forme (pioggia, neve, grandine, ecc.), e acque litosferiche, quelle che si trovano sulla Terra (acque superficiali) o all'interno di essa (acque sotterranee). La quantità e la natura delle sostanze che in esse sono disciolte dipendono dai terreni con i quali vengono a contatto: si hanno acque acide, quando contengono acidi umici, acido carbonico, borico, solfidrico, ecc. (sono dette anche acque aggressive perché attaccano le pareti metalliche delle condutture, delle caldaie, ecc.); acque dure, se in esse sono disciolti sali di calcio e di magnesio sotto forma di solfati, bicarbonati e cloruri. Le riserve idriche presenti sulla Terra si mantengono costanti attraverso una serie di fenomeni fisici e biochimici che nel loro insieme costituiscono un ciclo naturale di fondamentale importanza. L'acqua marina e continentale, soggetta a una continua evaporazione per l'azione del calore solare, sale nell'atmosfera dove permane per un periodo di tempo variabile prima di ritornare sulla superficie terrestre sotto forma di pioggia, di neve e di grandine o, in minor parte, di rugiada e di brina. Il vapor d'acqua, infatti, diffuso nell'atmosfera dalle correnti d'aria, tende a condensarsi per effetto di un abbassamento di temperatura in minute goccioline o in cristalli di ghiaccio che si formano intorno a minuscole particelle (nuclei di condensazione) sempre presenti nell'atmosfera. Quando le gocce d'acqua o i cristalli di ghiaccio raggiungono un peso tale che le correnti ascendenti non riescono più a sostenere, si ha il fenomeno della precipitazione meteorica che chiude la parte del ciclo dell'acqua che si svolge nell'atmosfera. L'acqua che cade direttamente sul mare e sui laghi o che alimenta i ghiacciai è subito soggetta all'evaporazione così che parte di essa ritorna nell'atmosfera con un ciclo semplice e breve. Più complesse sono invece le vicende di quella parte d'acqua che cade sul suolo: una certa quantità scorre in superficie (in parte evaporando durante il percorso), partecipando ai fenomeni di modellamento geomorfologico, fino a raggiungere il mare o i corsi d'acqua continentali; una parte viene assorbita dai vegetali che la restituiscono all'atmosfera mediante la traspirazione; una parte viene utilizzata dal mondo animale e rientra in ciclo attraverso i processi escretori e putrefattivi; una parte penetra nel sottosuolo. Dell'acqua che circola nel sottosuolo una certa quantità risale per capillarità in superficie dove evapora, una parte rimane nei pori e nelle fessurazioni delle rocce come acqua pellicolare o come acqua stagnante di fondo uscendo dal ciclo idrologico per un tempo indefinito, una parte forma le falde d'acqua che possono scaturire in superficie attraverso le sorgenti naturali o i pozzi scavati dall'uomo (anche l'acqua utilizzata nelle varie attività umane rientra nel ciclo dopo un tempo più o meno lungo) o alimentare per via sotterranea il mare o i corsi d'acqua e i laghi. Per quanto diverse e complicate siano le vicende dell'acqua che partecipa al ciclo idrologico, si può ritenere che il bilancio si chiuda in pareggio, nel senso che la quantità d'acqua che lo compie è complessivamente costante. Anche se un certo quantitativo d'acqua penetra nel suolo e si combina chimicamente con alcuni minerali componenti le rocce venendo sottratto al ciclo, si può considerare che questa perdita sia compensata nel sottosuolo dalla cosiddetta acqua giovanile.

Le acque minerali

Vengono così definite comunemente alcune acque di sorgente caratterizzate da determinate proprietà fisiche (temperatura, radioattività, conducibilità elettrica, ecc.) e chimiche (qualità e quantità dei soluti, equilibrio acidi-basi, ecc.) e alle quali l'esperienza ha riconosciuto un preciso valore terapeutico (vedi minerale).

L'acqua potabile

L'acqua potabile è una risorsa rinnovabile presente sulla Terra in una quantità stimata in circa 1.370.000.000 miliardi di m3. Di questi, solo 40.169.000 miliardi sono rappresentati da acque dolci, contenute per 30 milioni di miliardi di m3 nei ghiacci polari e nei ghiacciai, 4.400.000 nelle acque sotterranee sino a 750 m, 5.600.000 nelle acque sotterranee tra 750 e 3.500 m, 120.000 nei laghi, 12.000 nei fiumi, 24.000 nell'umidità del terreno, 13.000 nell'umidità dell'atmosfera. le acque dolci, quelle destinate all'uso alimentare debbono rispondere a determinati requisiti fisici, chimici e batteriologici. Dal punto di vista fisico un'acqua potabile deve essere incolore, inodore, insapore (anche se riscaldata), limpida, aerata e fresca: questi requisiti debbono mantenersi costanti nelle varie stagioni per testimoniare la provenienza dell'acqua da falde profonde al riparo da inquinamenti superficiali; brusche variazioni di temperatura in corrispondenza di abbondanti precipitazioni meteoriche rivelano probabili infiltrazioni nella falda di acque di superficie, e quindi pericolo di inquinamento. L'aerazione e la temperatura (non superiore a 12 ºC) sono qualità che rendono l'acqua gradevole al palato. Chimicamente l'acqua potabile deve avere un residuo fisso (sali disciolti) compreso fra 70 e 500 mg per litro; non deve contenere ammoniaca, nitriti, grandi quantità di nitrati (sostanze di per sé non dannose, ma provenienti in genere da putrefazione di sostanze organiche), fosfati, cloruri e metalli pericolosi per la salute (piombo, mercurio e altri). Dal punto di vista batteriologico essa può contenere non più di 100 germi per ogni cm3 e, comunque, nessun germe patogeno. Non sempre sono disponibili in natura acque che rispondano ai requisiti descritti e che quindi possano essere immesse nelle reti idriche senza dover subire un processo di potabilizzazione. Le acque più sicure sono quelle delle sorgenti montane e delle falde sotterranee profonde. Spesso però si deve ricorrere ad acqua di lago, di fiume, di mare: in questi casi si ricorre a procedimenti di potabilizzazione quali la filtrazione, l'ozonizzazione e la dissalazione. Particolare cura deve essere posta nella realizzazione degli impianti di convogliamento e distribuzione, affinché i requisiti di potabilità siano mantenuti (vedi acquedotto).

Le acque di rifiuto

Sono così dette le acque contenenti sostanze estranee dovute a scarichi di industrie, comunità, abitazioni. Comprendono: le acque di scarico di gasogeni, officine, cockerie, concerie, complessi chimici, meccanici, metallurgici, ecc., contenenti in sospensione o in soluzione sali metallici, composti organici e inorganici dannosi; le acque luride o nere, provenienti dagli scarichi dei servizi igienici di abitazioni e comunità e dagli allevamenti, contenenti in sospensione o in soluzione composti organici e inorganici, batteri e altri microrganismi; le acque grasse (di solito convogliate insieme con le acque luride) provenienti dagli scarichi delle cucine di abitazioni e comunità, contenenti residui del lavaggio di vasellame e utensili da cucina e spesso microrganismi; le acque bianche, costituite da acque meteoriche e selvagge raccolte dalle canalizzazioni dei centri urbani e quindi, di norma, inquinate dai rifiuti presenti sulle strade. Tutte queste acque possono provocare pericolosi inquinamenti dei corsi d'acqua, dei mari e dei terreni nei quali vengono scaricate; pertanto dovrebbero essere preventivamente depurate.

Le acque industriali

Acque utilizzate in lavorazioni, processi e cicli industriali e che debbono avere particolari requisiti chimici, fisici e spesso batteriologici . Vengono usate acque grezze (di superficie, profonde, piovane) dopo opportuni trattamenti (dissalazione, demineralizzazione, dolcificazione, deaerazione, ecc.) mediante i quali vengono rese adatte agli scopi. Nell'industria metallurgica l'acqua viene utilizzata nelle acciaierie, nelle fonderie per il refrigeramento di forni, altiforni, laminatoi, ecc. e deve essere povera di sali; al contrario, l'acqua utilizzata nelle prove di corrosione deve avere una composizione analoga a quella dell'acqua marina. Nelle industrie alimentari e agrarie si richiedono acque batteriologicamente pure e non troppo dure; in quelle tessili occorrono acque poco dure; in quelle cartarie devono essere prive di ferro; in quelle conciarie si usano acque poco dure per ottenere pelli morbide e acque dure per aumentare la resa delle pelli. Particolare importanza hanno le acque utilizzate negli impianti termici e nucleari. L'acqua di alimentazione di caldaie e generatori di vapore deve essere povera di sali per evitare incrostazioni, priva di eccessi di ossigeno e deve mantenere un valore costante del pH; l'acqua di raffreddamento di impianti termici deve essere opportunamente decarbonata e deaerata. L'acqua degli impianti nucleari, usata quale refrigerante e talvolta come moderatore, deve essere pura e non dura (spesso viene arricchita con acqua pesante oppure viene usata solo acqua pesante per entrambi gli scopi). Per l'acqua di lavaggio dei gas, vedi gas.

Il consumo dell'acqua

A partire dagli anni Sessanta del sec. XX, il consumo dell'acqua è andato aumentando in modo fortissimo tanto da prefigurarsi come un vero e proprio problema per le future generazioni. Il fatto è tanto più evidente nei Paesi altamente industrializzati, come in quelli europei e negli Stati Uniti, dove all'incremento dei consumi si aggiungono sprechi e inquinamenti massicci che riducono in modo sensibile le riserve idriche a disposizione. Si pensi che mentre nel corso del sec. XIX i consumi di acqua sono aumentati di 400 km3, fino a raggiungere la cifra di 654 km3 all'anno nel 1900, nei primi ottant'anni del sec. XX i prelievi annuali sono cresciuti di circa 5-6 volte, arrivando a un totale di 3640 km3, e più dei due terzi di questo aumento si riferiscono al periodo compreso tra il 1950 e il 1980. Nel 2000 i consumi complessivi di acqua hanno superato i 4300 km3, mentre le emissioni inquinanti hanno raggiunto i 1250 km3. Per far fronte a questa riduzione quantitativa delle risorse idriche terrestri, in tutti i Paesi d'Europa sono stati costituiti speciali comitati per la ricerca, la difesa e la razionale utilizzazione delle acque. Compito di questi comitati è quello di elaborare gli elementi per la promulgazione di una “Carta” dell'acqua. Il comitato italiano ha iniziato la propria attività nel 1968 e la sua istituzione è stata preceduta dal Piano Regolatore degli Acquedotti, disposto da apposita legge del 1963, col quale per la prima volta il problema dell'approvvigionamento idrico è stato affrontato su scala nazionale. Il Piano è ormai abbondantemente superato anche in considerazione delle stime di incremento demografico della popolazione risultate enormemente sopravvalutate rispetto alle tendenze di stazionarietà demografica che hanno caratterizzato la popolazione italiana dalla seconda metà degli anni Settanta. Tra i problemi presi in considerazione dal Comitato Italiano per le Acque spiccano la bonifica idraulica, l'abbassamento delle falde, la dissalazione delle acque marine (con l'acqua del mare, opportunamente dissalata, è infatti possibile in molti casi ridurre sensibilmente il fabbisogno di acqua dolce nell'industria). Nel quadro generale dell'approvvigionamento idrico si inserisce, in posizione preminente, il problema del ricupero e della depurazione delle acque di rifiuto. Non va dimenticato, fra l'altro, che, oltre al vantaggio in sé del reinserimento di ingenti quantitativi d'acqua nel ciclo dei consumi urbani e industriali, esiste quello di preservare i corsi d'acqua, nei quali confluiscono le acque di scarico, dall'inquinamento e dalla distruzione del patrimonio ittico.

Il consumo dell'acqua in agricoltura

L'irrigazione delle terre coltivate costituisce uno dei settori di maggiore consumo di acqua. Ai primi di questo secolo i prelievi di acque per uso agricolo erano di circa 550 km3, il consumo dovuto a evapotraspirazione era pari a 478 km3, mentre le acque di ritorno a 72 km3. Nel 1980, nel mondo erano irrigati oltre 240 milioni di ha (occorre, però, notare che questo dato non corrisponde all'estensione complessiva delle terre irrigue, ma tiene conto che, nelle zone tropicali e subtropicali, vengono fatti due e spesso anche tre raccolti di riso) e prelievi e consumi erano aumentati di ben cinque volte. È dunque necessario, nonostante il ruolo fondamentale svolto dall'irrigazione per sopperire alle precipitazioni atmosferiche insufficienti e ottenere raccolti adeguati, contenere questo consumo eccessivo di acque attraverso l'impiego di tecnologie più avanzate. Il consumo di acque per irrigazione è in media di 2640 m3 per ogni tonnellata di prodotto ottenuto (non c'è differenza tra colture); si calcola che nel prossimo futuro potrà diminuire fino a 1740 m3 per tonnellata e, nel lungo periodo, fino a 1000 m3 per tonnellata.

L'acqua in biologia

L'acqua è indispensabile a tutti gli organismi viventi, che ne contengono quantità variabili in rapporto al peso corporeo; oscilla fra il 60 e il 90% di detto peso e può perfino raggiungere il 95% in alcuni invertebrati marini. In casi eccezionali l'acqua può scendere negli organismi a quantità minime, come nelle spore e in certi anfibi, ma in questo caso anche i fenomeni della vita rimangono sospesi. Le necessità del ricambio causano una perdita continua di acqua nei vari processi di escrezione, traspirazione, sintesi, ecc., per cui l'acqua deve essere continuamente presa dal mezzo ambiente, non essendo sufficiente la quantità che se ne forma negli organismi in seguito a processi fisiologici, come per esempio nella respirazione. Il fenomeno della sete sta appunto a indicare questa necessità. L'acqua penetra generalmente entro le cellule per osmosi a causa della concentrazione notevole dei succhi cellulari, ma anche mediante un complesso fenomeno fisico detto pinocitosi. Una parte dell'acqua (acqua di soluzione) è libera attorno alle macromolecole del protoplasma e nei fluidi del corpo; una piccola parte, acqua di imbibizione (forse meno del 5%), è fissata e immobilizzata intorno ai gruppi polari o idrofili delle proteine (acqua e spazio non solvente) che se ne imbevono. La parte dell'acqua libera, che può essere perduta senza provocare danni all'organismo, viene detta acqua di riserva. L'acqua ha diversi e insostituibili compiti nel metabolismo; infatti il protoplasma è una soluzione colloidale macromolecolare, in cui la fase disperdente è l'acqua. Tutta la fisiologia cellulare è fondata su questa struttura che permette reazioni complesse fra macromolecole, fra di esse e le sostanze introdotte come alimento, e dà inoltre alle cellule la capacità di compiere, nello stesso istante e nei vari punti della cellula stessa, come se si trattasse di ambienti chimici separati, una miriade di reazioni chimiche. L'acqua è il veicolo con cui vengono introdotti nelle cellule gli alimenti, in quanto la polarità della sua molecola permette la soluzione di un numero molto grande di composti allo stato ionico; inoltre, a causa della diversa concentrazione di acqua attorno ai diversi ioni metallici dei comuni sali contenuti negli alimenti, l'acqua permette una diversa concentrazione di questi ioni all'interno delle cellule. A causa dell'elevato calore specifico e della facilità di evaporazione, l'acqua ha pure funzione termoregolatrice; infine l'acqua ha veri e propri compiti di alimento in quanto partecipa direttamente, con la sua molecola, a importanti sintesi (per esempio alla fotosintesi degli amidi); essa partecipa inoltre a non meno importanti demolizioni di grosse molecole organiche nei fenomeni della digestione.

La regolamentazione giuridica dell'acqua

Il diritto, allo scopo di evitare ogni incertezza e ambiguità in materia tanto importante, separa nettamente la trattazione sulle acque interne o terrestri da quella sulle acque marine, per il diverso regime giuridico che regola i due settori. Infatti le acque marine, pur condividendo con quelle interne l'uso della pesca e della navigazione, differiscono sostanzialmente da esse per la loro non adattabilità allo sfruttamento agricolo e industriale, alla trasformazione in forza motrice, ma soprattutto all'utilizzazione come acqua potabile e per fini igienici. Ma anche riguardo alle caratteristiche comuni a tutte le acque quelle marine godono di una propria legislazione, non solo per le loro qualità naturali ma anche, e in modo particolare, per le implicazioni di ordine economico, politico e sociale. Per le acque interne le legislazioni di ogni tempo hanno sempre riservato una trattazione particolare: nella Roma repubblicana la materia giuridica era ancora semplice e modesta, ma nelle età successive si venne sviluppando, fino ad assumere un'estensione e un peso notevoli. Ben presto il legislatore si rese conto della necessità di contemperare le esigenze dei singoli con quelle pubbliche, cioè della collettività nazionale; da allora lo Stato ebbe il potere di determinare il regime delle acque pubbliche come di quelle private. Per l'uso delle acque pubbliche prevalse un concetto sostanzialmente liberistico e si considerarono soggette all'autorità dello Stato solo quelle “perenni”. Tranne nel caso succitato, la distinzione tra acque pubbliche e private rimase assai vaga e – almeno sino al sec. II d. C. – pare che il criterio più valido di distinzione fosse basato sull'appartenenza del terreno: erano cioè acque pubbliche quelle che scorrevano sul suolo di proprietà del populus romanus; erano private quelle situate sul suolo privato. Il concetto di “perennità”, relativo alle acque pubbliche, decadde nel Medioevo e venne sostituito con quello di “navigabilità”, come risulta chiaramente dalla Constitutio de regalibus, emanata da Federico Barbarossa alla Dieta di Roncaglia nel 1158. Il feudalesimo complicò straordinariamente la materia introducendo nella ancora malcerta legislazione i concetti di “patrimonio della corona”, di “beni personali del sovrano”, di “diritti di regalia” e di “diritti fiscali”. L'incertezza e il disordine circa il regime delle acque durarono a lungo e solo nel 1556 si trova una chiara e moderna disciplina della materia, emanata dalla Repubblica di Venezia. Le leggi veneziane sulle acque rappresentano, anzi, un autentico modello e a esso si sono ispirate le moderne legislazioni. Venezia infatti dichiarò “dominio della Signoria” tutte le acque senza distinzione, sottoponendole alla tutela di uno speciale organo composto di magistrati “provveditori ai beni incolti”. La legislazione vigente, sia in Italia sia negli altri Stati europei, tende a una progressiva limitazione (e talora a una completa soppressione) delle acque private. In particolare, in Italia, il Codice di Diritto Civile dedica un'apposita sezione alle acque (artt. 909-921); il Testo Unico di cui al Regio Decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, definiva pubbliche le acque che avessero o potessero acquistare attitudini di pubblico, generale interesse e la legge 5 gennaio 1994, n. 36, all'art. 1, stabilisce che “ tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata e utilizzata secondo criteri di solidarietà”. L'attenzione del legislatore a un appropriato uso delle acque è rivolto al fine di tutelare le generazioni future: nel suddetto art. 1 si afferma infatti che “ gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse per non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilità dell'ambiente, l'agricoltura, la fauna e la flora acquatiche, i procesi geomorfologici e gli equilibri idrogeologici”. Sebbene la legge non definisca esattamente questi usi e tanto meno offra criteri precisi di determinazione, è ritenuta uso libero e gratuito per tutti la navigazione, mentre altri, quali la pesca, i trasporti e la fluitazione del legname sono soggetti a licenza; sono invece date “in concessione” le derivazioni di acque a fini agricoli e industriali. In ogni caso l'uso dell'acqua per il consumo umano è prioritario rispetto agli altri usi del medesimo corpo idrico superficiale o sotterraneo. Gli altri usi sono ammessi quando la risorsa è sufficiente e a condizione che non ledano la qualità dell'acqua per il consumo umano. Appartengono al demanio pubblico i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi speciali. Le acque sorgenti, fluenti e lacuali sono pubbliche se, in relazione alla loro portata, al sistema idrografico di appartenenza e all'ampiezza del bacino imbrifero, abbiano o acquistino attitudine ad usi di pubblico interesse generale. Per il regime delle acque potabili, vedi potabilizzazione. Per le acque private (Diritto Privato), il diritto di proprietà è riguardato e tutelato nella sua utilizzazione. La disciplina normativa è diversa a seconda che si tratti di acque sotterranee, ovvero di acque superficiali, il cui sfruttamento compete al proprietario del fondo attraversato o limitato dalle acque o nel quale queste sorgono. Il diritto di sfruttamento delle acque sotterranee è limitato dall'obbligo di non recare pregiudizio al preesistente godimento che altri tragga dalla stessa vena; quello delle acque superficiali ha i suoi limiti nell'obbligo di restituire le acque al loro corso naturale dopo l'utilizzazione e in quello di non deviare le medesime in danno di altri fondi. In caso di controversia sorta in relazione all'utilizzazione delle acque, il giudice deve conciliare gli opposti interessi tenendo presenti i vantaggi che possono derivare all'agricoltura e all'industria e assegnando un indennizzo ai proprietari che abbiano subito una diminuzione del proprio diritto. Per le numerose altre disposizioni del Codice Civile che riguardano, sia direttamente sia indirettamente, la disciplina giuridica delle acque, dei corsi d'acqua naturali o artificiali e delle forme per la loro utilizzazione (servitù delle acque; servitù di presa o derivazione delle acque), vedi servitù; per le servitù legali di acquedotto e scarico collettivo, vedi acquedotto. Il diritto pubblico definisce acque minerali quelle che hanno proprietà terapeutiche o igieniche speciali; possono essere utilizzate così come scaturiscono dalla sorgente e si distinguono da quelle sintetiche o artificiali, ottenute con particolari procedimenti chimici. Lo sfruttamento delle acque minerali è improntato al carattere demaniale delle medesime (Legge Mineraria). Il legislatore disciplina il loro sfruttamento minerario, l'utilizzazione commerciale, la tutela sanitaria, l'imposizione tributaria. Per le acque territoriali, vedi mare.

L'acqua nelle religioni

Sul piano religioso l'acqua è sentita spesso come virtualità assoluta, origine e fondamento di ogni cosa esistente. Essa rappresenta il caos primigenio, da cui scaturisce il cosmo. Ciò è evidente in molte mitologie: in India, dove molti testi richiamano l'immagine del dio Nārāyana o Prajāpati cullato dalle acque dell'oceano primordiale, simbolo del mondo che emerge dal caos acqueo; nella cosmogonia babilonese, che poneva alle origini dell'Universo le acque di Apsū (l'oceano d'acqua dolce) e Tiamat (il mare salato e amaro); nel mito greco, in cui Oceano, il fiume che circonda la Terra, è “origine degli dei”, “origine del tutto” (Iliade, XIV). Lo stesso concetto compare nel pensiero filosofico occidentale: secondo Talete, tutto nasce dall'acqua. L'essere l'acqua origine di tutte le cose, il regno di ciò che non è ma che sta per essere, il caos germinale da cui tutto nasce, fa sì che l'immersione nell'acqua venga sentita come regressione allo stato di non-esistenza e l'emersione come un nascere di nuovo. Il che sul piano antropocosmico si esplica nei miti del diluvio (distruzione dell'umanità, sorgere di un'umanità nuova); sul piano antropologico individuale, trova applicazione nel simbolismo dei riti d'immersione, che nel Nuovo Testamento e in molti testi patristici (per esempio in Giovanni Crisostomo ) è stato applicato anche al Battesimo, inteso come morte simbolica e quindi nascita di un uomo nuovo, rigenerato nella fede. Per completare il quadro dei valori simbolici dell'acqua, bisogna ricordare il suo impiego nei riti di purificazione; il potere oracolare a essa attribuito (spesso gli oracoli sorgevano nelle vicinanze di una sorgente sacra; e le divinità acquatiche sono non di rado reputate in possesso di tale potere: per esempio il babilonese Ea, il dio delle acque abissali che scorrono nelle profondità della Terra, è detto “colui che tutto sa”, “il mago degli dei”); e infine il culto delle acque, soprattutto delle sorgenti, dei fiumi, dei laghi, e delle divinità a esse collegate.

Bibliografia

Per le caratteristiche chimicofisiche

L. Malatesta, Chimica inorganica, Milano, 1968; Autori Vari, Enciclopedia internazionale di chimica, vol. I, Roma, 1969.

Per l'acqua in natura

D. Tonini, Elementi di idrografia ed idrologia, Venezia, 1965; G. Castany, Prospection et exploitation des eaux souterraines, Parigi, 1968; U. Moisello, Grandezze e fenomeni idrogeologici, Pavia, 1985; P. Celico, Prospezioni idrogeologiche, Napoli, 1986.

Per l'acqua potabile

J. E. McKee, H. W. Wolf, Water Quality Criteria, State Water Quality Control Board (Cal.), 1963; R. Laria, L'acqua e il suo corretto trattamento, Milano, 1982.

Per le acque industriali

J. W. Ryznar, A New Index for Determining Amount of Calcium Carbonate Scale Formed by a Water, in “Journ. Americ. Water Works Assoc.”, 36 (4), 1944; R. San Nicolò, Impianti di caldaie a vapore, Milano, 1953; R. Rigamonti, Lezioni di chimica applicata, Milano, 1953; E. Nordell, Water Treatment, New York, 1961; D. Meneghini, Chimica applicata industriale, Milano, 1961; O. Pierfederici, Trattamento delle acque di scarico..., Bologna, 1981.

Per le acque di rifiuto

F. Durante, La depurazione delle acque di fognatura, Milano, 1988.

Per l'acqua in biologia

H. L. Penman, Il ciclo dell'acqua, in “Le Scienze”, Milano, dicembre 1970; F. Ghirardelli, La vita nelle acque, Torino, 1981.