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divenire (sostantivo)

sm. inv. [sec. XIX; da divenire (verbo)]. Processo che va dall'essere al non essere e viceversa (divenire assoluto) o quello per cui un ente passa da un certo modo di essere a un altro (divenire relativo). La discussione filosofica del concetto di divenire sta alle origini stesse della filosofia greca: per Eraclito, infatti, tutte le cose sono in continua, inarrestabile e inattingibile trasformazione, tutte nascono e periscono secondo la legge dell'opposizione reciproca; al contrario, Parmenide, per giustificare l'unità dell'essere, nega la trasformazione stessa, la generazione e la corruzione. Per risolvere l'antinomia di essere e divenire Platone pone nell'essere il principio stesso del divenire, riconoscendo come l'idea non solo possegga armonia tra le parti e dunque un ritmo interiore, ma anche la facoltà di muoversi da sé (facoltà propria dell'anima, e, in grado eminente, di Dio); per Aristotele il divenire assoluto è proprio delle sostanze, mentre le altre cose che divengono hanno necessariamente bisogno di un soggetto cui inerire. Nella filosofia moderna e contemporanea Hegel critica l'opposizione astratta di essere e non essere per cogliere nell'unità di entrambi l'origine del divenire; ma forse la teoria più celebre fu elaborata da H. Bergson, per il quale il divenire (inteso come continuoimmanente) è il fatto ultimo della realtà, come attesta l'esperienza immediata colta alla sua origine e antecedentemente a ogni elaborazione concettuale, che tende a tradurre il flusso dell'esperienza in concetti statici e discreti.

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